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FANNY E ALEXANDER

È un vero e proprio viaggio nella memoria, poliedrico e complesso, ma anche intimo e con venature di dolcezza, per rivisitare la famiglia (vissuta e rappresentata come un'isola): una grande famiglia con tutto il suo benessere ma anche le sue tensioni...


FANNY E ALEXANDER

da Quaderni Cannibali

del 24 novembre 2005

Regia: Ingmar Bergman

Interpreti: Pernilla Allwin, Bertil Guve, Allan Edwall

Origine: Svezia/Francia/Rft 1982

Durata: 197’

 

Svezia, 1907. A Uppsala il giovanissimo Alexander, un ragazzo dotato di grande immaginazione, trascorre il Natale nella casa della nonna, Elena Ekdahl, insieme alla sorella Fanny, a genitori, zii e cugini. Gli Ekdahl sono una famiglia molto importante: il padre di Alexander, Oscar, dirige il teatro cittadino nel quale recita la moglie Emilie. Dopo la morte di Oscar, Emilie si risposa e il nuovo matrimonio con il vescovo Vergèrus porta i due piccoli ad un’esistenza triste ed oppressiva. Essendo la stessa Emilie distrutta dalla tirannide del vescovo, organizza, insieme a nonna Melena, il rapimento dei nipotini. Nascosti e protetti in una casa-magazzino, i bambini vivono esperienze fantastiche, fino a quando la tragica morte di Vergérus (di cui Alexander è indiretto responsabile) non permetterà loro di tornare a casa, insieme alla mamma.

 

 

 

 

Hanno detto del film

Tutto si gioca, (…), nel nuovo doloroso matrimonio di Emilie: si forma così una nuova compagine, imitativa di una famiglia. (…). Calvinista ma anche umanista, e tuttavia ben lontano da sentimenti conciliatori, Bergman immerge il proprio fatalismo, le assillanti inquietudini, l’erotismo gioioso, l’ironico cinismo in una prospettiva fiabesca proposta come prologo alla vita ma forse paradigma della vita stessa. Egli guarda, con impennate sottili come quelle di Alexander, al conformismo di una società apparentemente libera ed invece rituale, dove angoscia, felicità e sogni non rappresentano l’apice di una possibile perfezione bensì, in una prospettiva quasi gotica, una limpida fonte di stragi, disagi e diffidenze.

        (Fiorello Zangrando e Roberto Pugliese, in “La passione e la ragione”, Venezia 1994)

 

(…) la potenza narrativa di Bergman, che guarda il mondo con gli autobiografici occhi del fanciullo Alexander, è più che suggestiva e la tematica pirandelliana del labile confine tra finzione/teatro e realtà/vita è espressa con la consueta profondità. Ecco allora, come in un affresco, le vicende di una famiglia borghese d’inizio secolo.

                                                                                                                  (www.mymovies.it)

 

(…) È un vero e proprio viaggio nella memoria, poliedrico e complesso, ma anche intimo e con venature di dolcezza, per rivisitare la famiglia (vissuta e rappresentata come un’isola): una grande famiglia con tutto il suo benessere ma anche le sue tensioni. Un viaggio, dunque, in cui ciascuno ha il suo posto e quasi il suo destino, così come il dono che gli spetta sotto lo scintillante albero la notte di Natale.

                                                                                    (Segnalazioni cinematografiche 1982)

 

 

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