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“Essere riuniti nella tua mano” - sesto giorno

I cristiani di fronte alla malattia e alla sofferenza Quante volte Gesù incontra i malati e vuole guarirli! La consapevolezza della compassione del Signore per i malati è comune a tutte le nostre chiese, sebbene ancora separate. I cristiani hanno sempre seguito il suo esempio, curando gli ammalati, costruendo ospedali...


“Essere riuniti nella tua mano” - sesto giorno

da Teologo Borèl

del 23 gennaio 2009

2 Re 20, 1-6 Ricordati di me, o Signore!

Salmo 22(21), 1-12  Perché mi hai abbandonato? 

Giacomo 5, 13-15 Questa preghiera, fatta con fede, salverà il malato

Marco 10, 46-52 Gesù gli domandò: Che cosa vuoi che io faccia per te?

 

 

    Quante volte Gesù incontra i malati e vuole guarirli! La consapevolezza della compassione del Signore per i malati è comune a tutte le nostre chiese, sebbene ancora separate. I cristiani hanno sempre seguito il suo esempio, curando gli ammalati, costruendo ospedali e strutture sanitarie, organizzando missioni mediche, e prendendosi cura dei figli di Dio.

 

    Ma non è sempre così ovvio. I sani tendono a dare per scontata la salute, e a dimenticare coloro che non possono prendere parte alla vita quotidiana della comunità perché sono malati o disabili. Questi ultimi possono allora sentirsi esclusi dalla grazia di Dio, dalla sua presenza, benedizione e potenza salvifica.

 

    La profonda e radicata fede di Ezechia lo sostiene nella sua malattia. In un momento di dolore, egli trova le parole per ricordare a Dio la sua grazia. Sì, chi soffre potrebbe anche usare parole dalla Bibbia per gridare a Dio o protestare: Perché mi hai tradito? Se nei tempi lieti si stabilisce un’onesta relazione con Dio, fondata sul linguaggio della fedeltà e della gratitudine, nelle avversità la preghiera può anche esprimere dolore, sofferenza o rabbia.

 

    I malati non sono oggetti, non sono l’ultimo anello in condizioni solo di ricevere cure; essi sono invece soggetti di fede, come imparano i discepoli dalla storia del vangelo di Marco. I discepoli vogliono continuare dritti per la loro via insieme a Gesù; sul ciglio della strada l’uomo malato è ignorato. Ma quando grida, li distoglie dalla loro meta. Se pure siamo abituati a prenderci cura dei malati, non siamo abituati, però, a che gridino o ci disturbino. Il loro grido oggi reclama medicine accessibili nei paesi poveri, e una soluzione per la questione dei brevetti esclusivi e dei profitti. I discepoli che volevano impedire all’uomo cieco di avvicinarsi a Gesù, devono invece diventare i messaggeri della diversa e provvidente risposta di Dio: Vieni, Egli ti sta chiamando.

 

    Solo quando i discepoli portano l’uomo malato da Gesù, essi comprendono che cosa vuole Gesù: dedicare del tempo per parlare con il malato, ascoltando che cosa voglia e di che cosa abbia bisogno. Una comunità può crescere quando i malati sentono la presenza di Dio nella mutua relazione con le loro sorelle e fratelli in Cristo.

 

 

Preghiera:

 

O Dio,

ascolta il tuo popolo quando grida a te nella malattia e nel dolore.

Possano i sani renderti grazie per la loro salute,

e intendano servire i malati con cuore amorevole e mani aperte.

O Dio, fa’ che tutti noi viviamo nella tua grazia e provvidenza,

divenendo una vera comunità che sana e ti loda insieme. Amen.

 

Diocesi di Bolzano

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