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Don Filippo ci scrive.... n°49

La nostra piccola comunità cerca sempre di pregare e di sostenere le persone che arrivano dal Sudan, pregare perchè arrivi presto la pace, sostenere soprattutto le donne e i bambini che arrivano qua in Etiopia.


Don Filippo ci scrive.... n°49

del 30 luglio 2014

 

 

Carissimi amici, come state?

 

Un saluto da Gambella. In questo mese la pioggia ha abbassato ad un livello più umano la temperatura, molti sono nei campi per la semina del granoturco, anche qui la scuola sta finendo e già molti studenti sono in giro per il villaggio, soprattutto quelli che hanno già fatto gli esami e già si pensa all’estate ragazzi, che qui è il “Summer together” e a quando arriveranno i giovani della scuola di mondialità per condividere un mese con gli animatori e i ragazzi.

Abbiamo avuto un mese di maggio molto intenso: nel villaggio di Nyinenyang stiamo cercando di aiutare tutte le famiglie, soprattutto quelle che hanno figli piccoli, cioè quasi tutte. Abbiamo girato e stiamo girando ancora per distribuire latte in polvere per i bambini, sapone, una stuoia dove dormire, molti dormono ancora per terra, coperte per la stagione delle piogge che è iniziata, zanzariere per la notte, varie capre per poter mungerle ed avere il latte e altri generi.

Non è una distribuzione generale, ma un passare famiglia per famiglia e vedere le necessità di ognuno e raggiungere ciascuno secondo il proprio bisogno.

Abbiamo anche raddoppiato il pranzo per i bambini dell’asilo che sono aumentati a dismisura, visto il gran numero di rifugiati.

Abbiamo battezzato moltissimi bambini piccoli, una domenica quelli del villaggio e una domenica quelli del campo di rifugiati. Sono state due belle domeniche, praticamente in mezzo alla Messa un’ora di battesimi, dando il nome cristiano al bambini, poi l’acqua, l’unzione, la vestina, la candela, il rosario e la bibbia e alla fine dei battesimi una bel canto con i tamburi di ringraziamento e di preghiera per questi nuovi piccoli cristiani. Alla fine della Messa, quasi circa tre ore, the e biscotti per tutti.

Domenica scorsa con il gruppo degli uomini cattolici del campo di rifugiati ci siamo trovati con i nostri catechisti e abbiamo visto insieme come costruire una bella chiesa all’interno del campo, una chiesa in stile nuer, fatta di legno, fango e un bel tetto di erba, come sanno fare bene, è un piccolo segno che anche lì si sta formando una comunità.

Oltre al campo vicino al villaggio di Nyinenyang, l’ONU ne ha aperti altri due dall’altra parte del fiume più vicini a Gambella, visto l’enorme affluire di gente dal sud sudan, solo questa domenica da Nyinenyang sono passati 15 autobus che andavano nei campi pieni di profughi. La situazione nel campo vicino al nostro villaggio, il campo di Lechior, si sta stabilizzando, per l’arrivo costante di cibo con i camion da Addis Abeba, con un sistema adeguato di rifornire l’acqua alla gente del campo, con la costruzione di capanne al posto della tenda, anche i Medici senza frontiere e altre Ong si sono abbastanza sistemate e stanno servendo bene la gente del campo.

La scorsa settimana al telegiornale della tv etiope hanno intervistato il responsabile dei vari campi rifugiati qui a Gambella, che ha detto che per mantenere tutte le persone che stanno arrivando dal sud sudan hanno una necessità di 12 milioni di dollari al mese, e faceva appello alla comunità internazionale per non essere dimenticati. È veramente una incredibile somma di denaro per ogni mese.

Le notizie dal sud Sudan restano sempre drammatiche, sia da quello che riusciamo a vedere alla tv, sia da quello che le persone che arrivano da là ci raccontano: ancora scontri tra il governo e i ribelli, anche se a metà maggio i due capi, Salva Kir e Riek Machar si erano trovati ad Addis Abeba e avevano firmato un accordo di pace, subito smentito dai fatti già il giorno dopo con nuovi scontri.

Città e villaggi prima presi dai ribelli, poi caduti in mano del governo poi di nuovo ripresi dai ribelli. Un giorno sembra tutto calmo, poi invece arrivano notizie di nuove strategie per l’offensiva, di campi di addestramento, di nuovi reclutamenti da parte dei ribelli soprattutto di giovani nuer.

Ogni giorno parte dall’aeroporto di Gambella una aereo di cibo con destinazione sud Sudan per la gente che è rimasta di là, così c’è sempre un elicottero che dal confine porta gli ammalati più gravi fino all’ospedale di Gambella.

La nostra piccola comunità cerca sempre di pregare e di sostenere le persone che arrivano dal Sudan, pregare perché arrivi presto la pace, sostenere soprattutto le donne e i bambini che arrivano qua in Etiopia.

Ultima notizia: a fine maggio abbiamo avuto la visita del superiore dei salesiani in Etiopia, abba Estefanos. È venuto un giorno intero a visitare i villaggi di Nyinenyang, Matar, il campo profughi e le cappelle vicine. Erano già alcuni mesi che mi aveva accennato all’opportunità di fare una corso di aggiornamento per missionari salesiani, di fare uno stacco dalla realtà dove sono stato gli ultimi sei anni, e poi magari di pensare ad una realtà nuova dove andare,  visto che in Etiopia ci sono ben 12 don Bosco come quello che c’è a Gambella.

Ecco che siamo giunti alla conclusione che a settembre andrò a Roma dai salesiani per il corso missionari fino a metà dicembre e poi vedremo quale nuova destinazione il Signore ci prepara.

Il Vescovo abba Angelo ha preparato in questi mesi uno dei due nuovi preti ordinati a febbraio, che prenderà il mio posto come parroco di Nyinenyang e Matar e porterà avanti il lavoro iniziato.

Da una parte sento che è giunto il momento di prendere un periodo di riposo e di ripensare cosa vuol dire essere missionari oggi, soprattutto dopo sei anni in cui la missione è partita da zero, c’era solo il terreno, e dopo sei anni di solitudine, sono sempre stato da solo come missionario in questi villaggi, anzi l’unico bianco, dall’altra parte già mi dispiace lasciare questa gente con cui abbiamo lavorato e condiviso insieme tanto.

Vi chiedo una ricordo per me e per questa gente

 

con affetto

abba Filippo

 

 

don Filippo Perin

 

 

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