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Don Filippo ci scrive.... n°40

Intanto un buon anno 2006, ebbene sì, qui in Etiopia siamo a gennaio 2006, e l'11 settembre appena passato è stato il primo giorno del nuovo anno. Incredibile vero? Così siamo in festa, tipo il mese di agosto da noi trasportato però in Africa..


Don Filippo ci scrive.... n°40

del 23 settembre 2013

 

 

 

 

Carissimi amici, come state?

 

Intanto un buon anno 2006, ebbene sì, qui in Etiopia siamo a gennaio 2006, e l’11 settembre appena passato è stato il primo giorno del nuovo anno. Incredibile vero? Così siamo in festa, tipo il mese di agosto da noi trasportato però in Africa: vacanze e festa tra il nuovo anno e la festa della Croce il 27 settembre; poi tutto riinizia: scuola e lavoro.

Le piogge stanno lentamente smettendo, ma il fiume Baro ora è in piena ed è già uscito dai suoi argini in varie parti allagando quasi tutta la savana e raggiungendo anche vari villaggi che si sono dovuti spostare in un’altra zona. Anche la strada per arrivare ai miei villaggi sta iniziando ad allagarsi, vedremo come fare, sarebbe meglio avere una barca.

Abbiamo appena concluso la scorsa settimana la nostra Estate Ragazzi, che per 10 settimane ha visto impegnati quasi tutti i ragazzi e bambini dei villaggi di Nyinenyang e Matar, Muon, Bareyrual: abbiamo fatto una bella festa finale, con consegna di una quaderno a testa e una penna per l’inizio della scuola, che avverrà a metà ottobre e così anche per i nostri asili.

Stiamo aspettando di organizzare bene le attività e vedere quali dei giovani animatori andranno a Gambella per finire le superiori, Peter, Michael, John, Tom … e quali rimarranno con noi nei villaggi, così da poterci dare una mano per il catechismo, l’oratorio, le cappelle e la domenica per la S. Messa.

Stiamo piantando alberi nelle vicinanze di tutte le nostre chiese, alberi da frutto, tipo mango, papaya e cuore di bue, ma anche da ombra, nib nib e di altro tipo, in previsione della stagione secca, che crescono in fretta e fanno tanta ombra e stiamo raccogliendo il granoturco; quest’anno non ha piovuto moltissimo ma in tutte le campagne abbiamo fatto dei buoni raccolti.

E l’incontro con la gente, che resta sempre la parte essenziale; anche oggi la macchina era piena di ammalati che ho portato a Gambella all’ospedale delle suore di Madre Teresa: malaria, problema allo stomaco, agli occhi, malnutrizione, forse TBC, molti Aids...

Il problema del cibo resta il primo pensiero per tutti gli abitanti dei villaggi: la domanda non è: che cosa mangerò, ma se riuscirò a mangiare oggi?

C’è inoltre il problema difendersi dai ribelli che arrivano dal Sud Sudan non solo per rubare le mucche, ma anche per rapire bambini e bambine, avere abbastanza mucche per sposarsi e formare famiglia, cercare un lavoro dare un futuro ai propri bambini, andare ogni giorno a prendere l’acqua al pozzo…

Nel mese di agosto 7 giovani italiani della Scuola di Mondialità sono venuti nella missione per condividere le attività del Grest con i ragazzi e con i vari animatori del luogo: don David, Michele, Marta, Chiara, Stefania, Elisa, Michela. É stata una esperienza veramente bella e intensa: mattina Grest a Nyinenyang, pomeriggio a Matar o in altri villaggi, sabato domenica s. Messe nei villaggi e poi farsi da mangiare, fare il bucato, condividere gli spazi ristretti della casa, condividere la vita con gli animatori, la gente locale...

Alla fine un giovane ha detto: ero venuto per dare magliette, insegnare attività ai ragazzi, ma ho ricevuto molto di più di quanto ho portato e dato. I poveri hanno questo potere speciale, soprattutto i bambini, che vengono, ti abbracciano, sono contenti e felici solo perché tu sei lì con loro; i poveri hanno una manina piccola che ti entra nel cuore, passa tutte le difese e i muri che abbiamo dentro e arriva proprio al centro e, girando la chiave, lo rimette in moto, lo fà andare più velocemente.

I bambini e ragazzi della missione qui non hanno interessi, altri fini, ti abbracciano e ti vogliono bene solo per la tua presenza in mezzo a loro e ti chiedono solo di fare altrettanto, volergli bene così come sono, ecco perché ci riaccendono il cuore, sono ricchissimi di umanità. E noi che eravamo venuti a portare “cose” riceviamo un cuore riacceso, nuovo, capace di amare senza tanti perchè o ma.

E questo diventa la cosa più importante della nostra vita, avere il cuore che funziona, infatti il posto nella vita della nostra felicità, non è dove stiamo più comodi, o abbiamo più soldi, o più fortuna... il posto della nostra felicità è il posto nella vita dove amiamo di più, dove il nostro cuore corre a 100 all’ora, anche se ci sono difficoltà, anche se costa fatica.

Il tesoro della Chiesa e dell’umanità sono i poveri, che ci salvano la vita dal nostro egoismo, dalla nostra indifferenza, e ci ridanno un cuore che batte.

Infine, ma non meno importante, nelle prime tre settimane di settembre tre nostri amici tecnici, Renato, Renzo e Luigino dell’associazione Dim.Mi di San Donà sono venuti a montare i pannelli solari sia nella missione di Nyinenyang sia in quella di Matar. Hanno fatto un fantastico lavoro e ora abbiamo la luce 24 ore al giorno, dato che il sole non manca mai e scalda parecchio.

Un GRAZIE DI CUORE a tutti questi amici che sono venuti ad aiutarci per stare con i bambini e ragazzi e ai nostri tecnici, venuti a portarci la luce elettrica con i pannelli solari.

Ecco com’e andato l’anno della nostra fede, abbiamo acceso in tanti modi il nostro cuore, perché possa battere sempre di più per Dio e per gli altri!

Buon Anno 2006!

 

 

Abba Filippo

Don Filippo Perin

 

 

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