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Da Baby singer a cantante vero

E' corretto che questi adolescenti vivano un periodo della loro vita tanto importante per il loro sviluppo così sovraesposti, con ritmi lavorativi che anche gli adulti fanno fatica a tenere, strappati dalla loro scuola, dalla loro compagnia e dai loro amici?


Da Baby singer a cantante vero

 

del 10 luglio 2013

 

 

Jim Morrison, famoso cantante e leader del gruppo storico dei Doors diceva: «Crescere vuol dire avere il coraggio di non strappare le pagine della nostra vita ma semplicemente voltare pagina. Crescere significa riuscire a superare i grandi dolori senza dimenticare. Crescere significa avere il coraggio di guardare il mondo e di sorridere. Crescere significa guardarsi indietro e abbracciare i ricordi senza piangere. Crescere è saper distinguere la realtà dai sogni. Crescere è sapersi rialzare dopo una brutta caduta. Crescere... non tutti hanno voglia di crescere... forse perché sono consapevoli delle difficoltà che incontreranno crescendo...». Il mondo discografico ha fatto tesoro di queste parole e ha deciso di coltivare alcuni propri talenti dalla tenera età coniando un termine che li includesse tutti assieme: i baby singer.

 

Chi non ricorda Shirley Temple la bambina soprannominata Riccioli d’oro che in numerosi film cantava e ballava assieme agli attori di Hollywood? Come dimenticare un’altra bambina sempre con tanti boccoli, Nikka Costa, che cantava con il papà la famosissima canzone On my own? Abbiamo ancora di fronte a noi un giovane Luis Miguel che viene lanciato nel mondo a soli 12 anni e diventa famosissimo già a 15 anni con quell’aria da latin lover un po’ demodé già al tempo. O una ragazzina francese negli anni 90 che cantava Joe le taxie che ora è una famosa attrice: Vanessa Paradis. Oppure la sua connazionale Alizee che nel 2000 ha girato il mondo cantando Moi, lolita. O una giovane ragazza appena maggiorenne che diventerà una star internazionale e che al Festival di Sanremo cantava La solitudine: Laura Pausini. Per passare attraverso un’adolescente indifesa come era Britney Spears al suo debutto planetario con la canzone Baby one more time che riuscì a vendere 9.154.000 copie di CD singoli. E i più recenti prodotti discografici sfornati da High School Musical (Vanessa Hudgens, Corbin Blue, Zac Efron), Il Mondo di Patty (Laura Esquivel), l’universo Disney (Miley Cyrus, Selena Gomez; Christina Aguilera, Justin Timberlake, Demi Lovato), i cantanti del famoso telefilm Glee o gli acclamati One Direction. Insomma tanti bambini e adolescenti che iniziano da giovani ad entrare nello show business.

 

Ma è giusto che si inizi una qualsiasi  carriera artistica in giovane età?

Il mondo dello sport prevede di default che la carriera inizi in giovane età. Ma vale anche per la musica? Molti artisti giustificano questa scelta perché spinti dai genitori che qualche volta trovano nei figli la loro realizzazione artistica, altri la giustificano perché è in giovane età che bisogna gettare le basi per costruirsi il proprio futuro artistico, altri perché va colto ogni momento nella propria vita e se il successo arriva quando si è giovani perché rifiutarlo?

Il fenomeno del momento si chiama Justin Bieber che a soli 14 anni viene scoperto da un noto discografico grazie a dei video che aveva caricato su YouTube. Da lì inizia lasua fulminante carriera che lo porta a vendere quasi 20 milioni di copie di CD in soli 3 anni di carriera. Il video di esordio dal titolo “Baby” è al secondo posto tra i video più visualizzati al mondo con ben 830 milioni di visualizzazioni.

A parte i numeri che non lasciano via di scampo nel decretare il successo di questi prodotti comunicativi, la domanda che potremmo porci dovrebbe essere: è corretto che questi adolescenti vivano un periodo della loro vita tanto importante per il loro sviluppo così sovraesposti, con ritmi lavorativi che anche gli adulti fanno fatica a tenere, strappati dalla loro scuola, dalla loro compagnia e dai loro amici?

 

 

Gli effetti sulla vita dei Baby singer

Valutando i baby singer di un tempo e vedendo la loro vita attuale risulta evidente che sono state importanti le persone che sono rimaste loro accanto negli anni di maggior successo. Chi non ha avuto figure adulte al proprio fianco che li potesse guidare, ha smarrito la strada cadendo anche in forme depressive e autolesioniste. Laura Pausini ha dichiarato che, solo recentemente, ha recuperato la semplicità che aveva perso nel corso degli anni. La cantante ammette che solo fino a poco tempo fa aveva perso di vista quello che era davvero importante nella vita e che in effetti “si era montata la testa”.  Racconta che c’erano stati periodi in cui si arrabbiava solo perché magari non si trovava nell’hotel giusto per essere vista da tutti. Questa eccessiva attenzione all’immagine non le ha giovato: ma dichiara che adesso ha capito che è arrivato il momento di tornare con i piedi per terra per capire che la musica è ciò che conta davvero. Naturalmente insieme alla sua famiglia. Ha ammesso di essere riuscita a ritrovare la semplicità perduta grazie all’aiuto dei suoi genitori: è ora di riscoprire la semplice bellezza delle cose per sentirsi ancora un po’ bambina.

In fondo, a questi adolescenti viene richiesto di essere già adulti e di essere già perfetti sul palco, nelle interviste, nei backstage. Conviene allora ricordare quanto diceva lo scrittore Antoine de Saint Exupery: «La perfezione non si ottiene quando non c’è più nulla da aggiungere, bensì quando non c’è più nulla da togliere».

 

 

Mariano Diotto

 

http://www.cgfmanet.org

 

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