Quaresima

Commento al Vangelo 5^ Domenica

Meditazione sul vangelo della II domenica di Quaresima, in stile salesiano da Don Paolo Mojoli.


Chi sono io, proprio io lettore di questa pagina? 
Da quale personaggio posso sentirmi rappresentato?

Lasciamo a Dio essere Dio, quindi (almeno all’inizio) escludiamo Gesù.
Rimangono:

  • Tutti quelli che qui e ora stanno ascoltando il Signore e lo accolgono come vero Maestro. Infatti, nel mondo ebraico, la posizione propria di ogni maestro è di stare seduto.
  • Scribi e farisei (di ogni tempo e luogo), che si ingegnano a presentare trappole sul cammino di chi sembra insidiare il loro potere (meglio, ogni forma di potere).
  • La donna sorpresa in adulterio, umiliata e rovesciata in mezzo alla folla.
  • L’uomo che manca! Certamente l’adulterio della donna era stato compiuto con qualcuno, che sfrutta fin troppo abilmente il vantaggio di essere maschio, nella cultura rabbinica del tempo, quindi non punibile.

Chi sono io?
Quale tra questi personaggi rappresenta meglio i miei più profondi pensieri e sentimenti?

Approfondiamo un po’ questi quattro modi diversi di relazionarsi con il Signore e con i fratelli/sorelle.

  • 1. Leggiamo che «tutto il popolo andava» ad ascoltare Gesù. Se prendiamo alla lettera il vangelo, non manca proprio nessuno del popolo. Quella stessa gente che passa dal «tutt’orecchi», all’«Osanna», al «Crucifige». E poi, quando Gesù esprime la sua rivoluzionaria «sentenza» a riguardo dell’adultera, anche il popolo se ne va a gambe levate: «Lasciarono Gesù solo»

Facciamo parte di questo tipo di popolo quando seguiamo i movimenti comuni, i mille «influencers» che vorrebbero dettare le mode dell’ultimo minuto, la legge del più forte, abbandoniamo il debole schiacciato (come l’adultera, che viene portata e circondata per lapidarla da coloro che pretendono di essere gli unici giusti e giustizieri), sappiamo benissimo delle circa 30 guerre in giro per il mondo, ma ci toccano solo se vanno ad intralciare le nostre vite. 

Il 25 marzo 2022, Papa Francesco ha compiuto un Atto di Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. Tra le altre preghiere, troviamo: «Ma noi abbiamo smarrito la via della pace. Abbiamo dimenticato la lezione delle tragedie del secolo scorso, il sacrificio di milioni di caduti nelle guerre mondiali. Abbiamo disatteso gli impegni presi come Comunità delle Nazioni e stiamo tradendo i sogni di pace dei popoli e le speranze dei giovani. Ci siamo ammalati di avidità, ci siamo rinchiusi in interessi nazionalisti, ci siamo lasciati inaridire dall’indifferenza e paralizzare dall’egoismo. Abbiamo preferito ignorare Dio, convivere con le nostre falsità, alimentare l’aggressività, sopprimere vite e accumulare armi, dimenticandoci che siamo custodi del nostro prossimo e della stessa casa comune. Abbiamo dilaniato con la guerra il giardino della Terra, abbiamo ferito con il peccato il cuore del Padre nostro, che ci vuole fratelli e sorelle. Siamo diventati indifferenti a tutti e a tutto, fuorché a noi stessi. E con vergogna diciamo: perdonaci, Signore!». 
Conosciamo tutti (ma certamente non in ogni particolare prossimo e remoto) la storia della Russia che invade l’Ucraina (e tutto quello che viene accuratamente pensato e compiuto a favore della povera gente è veramente sacrosanto). Ma chi ha abbastanza memoria per raccontarci le decine di milioni di morti e dispersi in Siberia da parte di quello Stalin a cui in qualche modo si rifà anche la Russia contemporanea (vedi vaneggianti discorsi di Putin)? In quanti insegnanti di Storia ci spiegano che il primo genocidio del secolo scorso è stato compiuto, da parte dell’impero Ottomano, decimando «scientificamente» il popolo armeno (cf. https://www.treccani.it/enciclopedia/armenia/) Ma sappiamo che:

«Mentre i media ci inondano di immagini drammatiche provenienti dall’Ucraina, resta un assordante silenzio sulla guerra più dimenticata degli ultimi anni, quella dello Yemen, dove Emirati arabi e Arabia Saudita, armati di bombe, missili e jet (e l’intelligence) Made in Usa da sei anni fanno strage di un Paese per piegare i ribelli Houti» (cf. https://www.iltimone.org/news-timone/nessuna-informazione-sulla-macelleria-dello-yemen/)? 

Non facciamoci influenzare solo dai più comuni canali di informazione e cerchiamo una comunicazione alternativa (qualche esempio: 
http://www.fides.org/
https://www.africarivista.it/
https://www.infoans.org/
https://www.cgfmanet.org/visione-missione-carismatica/ 
e tanti altri).
Il rischio che corriamo è quello di essere colpevolmente troppo ignoranti e pigri nei confronti delle sofferenze altrui e di accontentarci di un conoscere che non diventa coinvolgimento.
E quante altre se ne potrebbero raccontare.

Ci sono anche dei bellissimi esempi di «santi della porta accanto» che vivono, soffrono, amano, sperano e aiutano. Quest’ultimo tipo di esistenza assume un valore inestimabile, sia nei confronti delle persone vicine, quanto rispetto al mondo intero (si veda lo stupendo mistero della comunione dei santi in Cristo). Solo un esempio salesiano e laicale in Alexandrina Maria da Costa.
Si può leggere https://www.infoans.org/sezioni/notizie/item/14958-rmg-la-beata-alexandrina-maria-da-costa-e-la-consacrazione-del-mondo-al-cuore-immacolato-di-maria

Poi, una persona mi scrive che «per me V. è la Santa della porta accanto. A 22 anni si è bruciata viva per salvare la nonna, e ha vissuto i mesi da grande ustionata con serenità, senza mai inveire, progettando la laurea per il prossimo aprile, ricca di speranza e propositi per il futuro...» È salita al cielo e certamente di lì ci vede, ama e protegge.

  • 2. Scribi e farisei, il «perbenismo interessato» dei quali porta a reputare la «bella figura» più importante di una buona coscienza. Dipinti da Gesù come «ipocriti», «guide cieche», «sepolcri imbiancati», sono i primi fomentatori della condanna a morte del Signore. E, come capita spesso di fronte ai più potenti, il popolo bue tace o grida alla condanna dell’unico veramente «Giusto, Buono, Vero, Bello»: Gesù Cristo.

In queste meditazioni è stato detto più volte: quanto è abbondante e variopinto l’atteggiamento da scribi e farisei nella Chiesa. A partire dai vescovi, i sacerdoti, consacrati e consacrate, fedeli laici inaciditi dalla rabbia di non essere sempre e solo loro sul palcoscenico… non fanno che allontanare giovani e adulti dalla Chiesa. Quella vera Chiesa che è sposa di Cristo. 
Cosa fare per non essere annoverati anche noi tra le file degli scribi e farisei di oggi? Forse dobbiamo chiederci con quale atteggiamento ci poniamo di fronte al peccato altrui. Prevale il giudizio o la compassione? Cristo ci insegna ad avere uno sguardo compassionevole ma giusto, uno sguardo che ama ma che non fa sconti dato che afferma: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». 

  • 3. Grattando a fondo il testo, vediamo che la donna non è più tale, secondo scribi e farisei. Sono loro a compiere il vero adulterio più grave: voler ammazzare, in base ad una legge ingiusta, per ripicca e vendetta, una figlia di Dio. Una persona è stata trasformata in un oggetto da annientare. Loro stessi hanno totalmente dimenticato lo Spirito della Legge di Dio. Si vedano ancora una volta i primi capitoli del libro di Osea, al quale è ordinato realmente e profeticamente (a favore di tutto il popolo) di sposare una prostituta. Perché? «Va’, prenditi in moglie una prostituta, genera figli di prostituzione, poiché il paese non fa che prostituirsi allontanandosi dal Signore» (Os 1,2). 

E qui comincia una rincorsa: la donna non fa che allontanarsi e ribellarsi, e invece Dio che continua a coprirla con il suo manto di benevolenza:
«Perciò, ecco, io la sedurrò,
la condurrò nel deserto
e parlerò al suo cuore.
Le renderò le sue vigne
e trasformerò la valle di Acor
in porta di speranza.
Là mi risponderà
come nei giorni della sua giovinezza,
come quando uscì dal paese d’Egitto.
E avverrà, in quel giorno
- oracolo del Signore -
mi chiamerai: “Marito mio”,
e non mi chiamerai più: “Baal, mio padrone”.
Le toglierò dalla bocca
i nomi dei Baal
e non saranno più chiamati per nome.
In quel tempo farò per loro un’alleanza
con gli animali selvatici
e gli uccelli del cielo
e i rettili del suolo;
arco e spada e guerra
eliminerò dal paese,
e li farò riposare tranquilli.
Ti farò mia sposa per sempre,
ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto,
nell’amore e nella benevolenza,
ti farò mia sposa nella fedeltà
e tu conoscerai il Signore» (Os 2,16-22).

Ti capita mai di vivere realmente, profondamente, con il cuore… quello che una volta era chiamato esame di coscienza? Ma non una cosa che si limiti a concludere «sì, ho sbagliato» (oppure, molto peggio, «sì, sono sbagliato/a»). Serve qualcosa di vissuto in Spirito di fede, chiedendo (addirittura) il dono di guardare noi stessi con gli occhi, il cuore, il sacrificio, l’Amore «sino alla fine» di Dio per noi.
Potrebbe esserti utilissimo un piccolo sussidio di M. I. Rupnik, molto valido. Per me, è stato addirittura rivoluzionario. 

 

  • Il perennemente assente. L’adultero scappato dai guai.
    Il vigliacco impenitente.
    Il codardo che si volta dall’altra parte.
    Non merita altro.

Capita forse anche a me?

Mi pare decisamente meglio tornare all’atteggiamento e al perdono da parte di Gesù.

Francesco di Sales si è espresso così, sapendo di toccare corde molto delicate: iniziamo dal cominciare a perdonare noi stessi. Non in base ad una verità distorta, ma in forza dell’Amor di Dio che desidera sempre ricominciare. Spesso, a non volerci perdonare, a non lasciarci perdonare, siamo proprio noi.

218. «Per conseguire la mitezza occorre esercitarla verso se stessi, non indispettendosi mai contro di sé e contro le proprie imperfezioni. La ragione richiede che quando commettiamo errori ne siamo dispiaciuti e rammaricati. Ma non dobbiamo provare un dispiacere distruttivo e disperato, carico di dispetto e di collera.
Molti sbagliano grossolanamente perché si incolleriscono; poi si infuriano perché si sono infuriati; poi diventano tristi perché si sono rattristati e si indispettiscono di essersi indispettiti. In tal modo conservano il cuore come frutta candita a bagno nella collera. Può sembrare che la seconda collera elimini la prima, ma in realtà è soltanto per dare spazio a una nuova collera, alla prima occasione.
219. C’è di più. Queste collere e amarezze contro se stessi conducono all’orgoglio e sono espressione di amor proprio, che si tormenta e si inquieta per le imperfezioni.
Il dispiacere per le nostre mancanze deve essere sereno, ponderato e fermo. Un giudice punisce molto meglio i colpevoli quando emette sentenze ragionevoli in spirito di serenità, che quando procede con aggressività e passione. In tal caso non punirebbe le colpe secondo la loro natura, ma secondo la propria passione. Allo stesso modo noi puniamo molto meglio noi stessi se usiamo correzioni serene, ponderate, non aspre, precipitose e colleriche. Queste correzioni fatte con irruenza non sono proporzionate alle nostre colpe ma alle nostre inclinazioni.
Per esempio, chi è attaccato alla castità, andrà su tutte le furie e sarà inconsolabilmente amareggiato per la minima colpa contro di essa, e poi farà le matte risate per una gravissima maldicenza commessa.
Per contro chi odia la maldicenza, andrà in crisi per una leggera mormorazione e non darà peso ad una grave mancanza contro la castità; e così via. E questo capita perché la loro coscienza non giudica secondo ragione, ma secondo passione.
220. Le osservazioni di un papà, fatte con mitezza e cordialità, hanno molta più efficacia per correggere il figlio, della collera e delle sfuriate.
La stessa cosa avviene quando il nostro cuore è caduto in qualche colpa. Se lo riprendiamo con osservazioni miti e serene e gli dimostriamo più compassione che passione, lo incoraggiamo a correggersi, il pentimento sarà molto più profondo e lo compenetrerà più di quanto non farebbe un pentimento pieno di dispetto, di ira e di minacce.
Se ci tengo molto a non cadere nella vanità, e ciononostante ci fossi caduto, non vorrei correggere il mio cuore con parole come le seguenti: “Guarda quanto sei miserabile e abominevole; dopo tante risoluzioni, guarda come ti sei lasciato travolgere! Muori di vergogna, non azzardarti più ad alzare gli occhi verso il cielo; cieco, svergognato, traditore e sleale con il tuo Dio”, e simili cose.
Io procederei invece, ragionevolmente, con compassione: “Coraggio, mio povero cuore, eccoci caduti nella trappola da cui avevamo promesso di stare lontano. Rialziamoci e liberiamocene per sempre. Invochiamo la misericordia di Dio e speriamo in essa. D’ora in poi ci aiuterà per renderci più decisi. Rimettiamoci in cammino con umiltà. Coraggio, d’ora in poi stiamo in guardia, Dio ci darà la forza e ce la faremo”.
221. Su questa correzione vorrei costruire un solido e fermo proposito di non ricaderci più, usando i mezzi idonei, compreso il parere del mio direttore spirituale.
Se poi qualcuno pensasse di non essere sufficientemente scosso da questa correzione, potrebbe servirsi di un richiamo o di un rimprovero duro e forte per provocare una vergogna profonda, purché, dopo aver rudemente sgridato e rimproverato il proprio cuore, chiuda con una consolazione, ponendo termine alla sua amarezza e al suo corruccio con una mite e santa fiducia in Dio, imitando quel grande penitente che, vedendo la sua anima afflitta, la risollevava in questo modo: “Perché sei triste, anima mia? Perché ti turbi? Spera in Dio, io lo benedirò ancora perché è la salvezza del mio volto e il mio vero Dio”.
Rialza dunque, dolcemente il tuo cuore quando cade, umìliati grandemente davanti a Dio per la tua miseria; ma non meravigliarti della tua caduta: è naturale che l’infermità sia malata, che la debolezza sia debole, e la miseria sia misera.
Disprezza con tutte le forze l’offesa che Dio ha ricevuto da te e, con coraggio e fiducia nella sua misericordia, rimettiti a camminare verso la virtù che avevi abbandonato» 
(Dalla Filotea. Introduzione alla vita devota).

Don Paolo Mojoli
www.donpaolomojolisdb.it

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