Ogni giorno inviamo parole, foto e video. Dietro quel gesto c’è una domanda che un matematico ha aiutato a risolvere.
Scrivi «Ci vediamo alle sei», premi invio e pochi istanti dopo il messaggio compare sul telefono di un amico. Ti sembra normale. Eppure, in quel breve viaggio, le tue parole sono state trasformate in dati, trasmesse attraverso una rete e ricostruite su un altro schermo. Come facciamo a sapere che arriveranno proprio quelle parole?
A metà del Novecento Claude Shannon affrontò questa domanda con la matematica. Voleva capire quanta informazione si può inviare attraverso un mezzo di comunicazione e che cosa succede quando il segnale incontra dei disturbi. Nel suo lavoro del 1948 mostrò che il problema poteva essere studiato con precisione, aprendo la strada alla moderna teoria dell’informazione.
Per seguirlo, pensa a un messaggio fatto di scelte molto semplici: 0 oppure 1. Ogni scelta di questo tipo è un bit. Combinando moltissimi bit possiamo rappresentare testi, immagini e suoni. Shannon studiò come codificare questi dati, quanti se ne possono trasmettere e quali accorgimenti aiutano a riconoscere gli errori lungo il percorso. È una parte delle conoscenze su cui si basano le comunicazioni digitali che usiamo oggi.
C’è però un dettaglio sorprendente. La teoria di Shannon può descrivere la trasmissione di un messaggio senza conoscere ciò che quel messaggio significa per noi. «Ci vediamo alle sei» e «Non voglio più vederti» sono parole molto diverse nella vita di chi le riceve. Per studiare come viaggiano i dati, invece, bisogna affrontare un’altra domanda: il segnale è arrivato? Il destinatario può ricostruirlo?
Sono due domande necessarie, ma non sono la stessa domanda. Una rete può consegnare perfettamente un «Va bene»; chi lo legge può comunque chiedersi se sia una risposta serena o arrabbiata. La tecnologia ci permette di raggiungere qualcuno lontano in pochi secondi. Capire una persona richiede anche ascolto, attenzione e, qualche volta, il coraggio di chiedere: «Che cosa intendi?».
La prossima volta che invii un messaggio, pensa al percorso invisibile che lo porta a destinazione. E poi fermati su un’altra curiosità: come puoi aiutare chi lo riceve a capire davvero ciò che vuoi dire?
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