Spiritualità e quotidiano

Be yourself!

Quando proveremo di nuovo nostalgia struggente di Lui; quando Presepe tornerà ad avere la maiuscola ‚Äì non sul foglio bianco, nella nostra vita ‚Äì allora, come Guareschi, diremo: “Preghiamo Iddio che ci illumini la mente e ci permetta di comportarci da uomini e non da banderuole”. Occorre una rieducazione sentimentale: una rieducazione del cuore.


 

 

da Quaderni Cannibali

del 26 novembre 2012

 

“Occorre una rieducazione sentimentale”. (Giovannino Guareschi, Il grande diario, 28 maggio 1944)

Inutile girarci intorno. Non è per rispetto delle altre religioni, che in alcune scuole anche quest’anno si è deciso niente presepi, niente riferimenti a temi religiosi, niente canti natalizi o – se proprio proprio tocca – che siano epurati da parole o versi laicisticamente scorretti e, tenendosi per mano, si canti in coro viva la fratellanza, viva la diversità. E’ accaduto in un istituto comprensivo di Caorso, nel Piacentino, ma certamente non sarà, questo, l’unico caso. “Motivi pedagogici”, ha sostenuto la preside politically correct Manuela Bruschini. Effetti del multiculturalismo? Balle. La verità vera è che non siamo più innamorati di Cristo. Noi. Non “gli altri”, per i quali, al massimo, Gesù è indifferente. Me lo ripetono tutti gli anni, i miei studenti musulmani, che a loro il Natale non dà fastidio, che il “problema” (!) è nostro. E allora giù la maschera.

Lo amassimo, quel Dio che per noi si è fatto bambino, lo difenderemmo a costo della vita. Anche la sua immagine, minuscola: la statuina di un presepe. E’ quel che fanno i cristiani perseguitati nel mondo. Noi che perseguitati (ancora) non siamo, ma vigliacchi sì, prendiamo il nemico in contropiede e lo anticipiamo. Rinneghiamo Gesù Cristo prima, che poi non si dica che non siamo ossequiosi come vuole il mondo, tolleranti come vuole il mondo, inclusivi come vuole il mondo. (Strana, però, questa inclusività, che dice prego, si accomodi, quella è la porta, al protagonista unico del Natale, per far spazio a merce taroccata…). Tant’è.

Credo che bisognerebbe tornare ad avere fame e sete di Lui, per cercarlo di nuovo, per mendicarlo, perché senza non possiamo vivere. Solo chi ama pensa questo dell’Amato. E allora mi viene alla mente “Il grande diario” di Giovannino Guareschi, che, il 10 dicembre 1943, così scrisse dal lager: “Neve, preparazione al Natale. Ho trentacinque anni ma mi ricordo che un giorno ne ho avuti otto e, rimboccati i baffi, mi costruisco un piccolo Presepe di cartone. Lo faccio smontabile: non si sa mai”.

Quando proveremo di nuovo nostalgia struggente di Lui; quando Presepe tornerà ad avere la maiuscola – non sul foglio bianco, nella nostra vita – allora, come Guareschi, diremo: “Preghiamo Iddio che ci illumini la mente e ci permetta di comportarci da uomini e non da banderuole”. C’è un lavoro da fare, per tornare ad essere uomini. E non sono i preparativi per il “surrogato del Natale – edizione 2012”. Occorre una rieducazione sentimentale: una rieducazione del cuore.

Luisella Saro

http://www.culturacattolica.it

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