Artemide Zatti, il santo che pedalava incontro a chi aveva bisogno

Il 13 novembre ricordiamo sant’Artemide Zatti, salesiano, infermiere e uomo dalla fede concreta. La sua storia ci racconta che la santità può nascere tra le corsie di un ospedale, sulle strade di una città e nei piccoli gesti di cura verso gli altri.

Immaginate un uomo che attraversa le strade di una cittadina argentina in bicicletta. Indossa un camice bianco, porta con sé una borsa piena di medicinali e, mentre pedala, recita il Rosario. Conosce quasi tutti, saluta le persone che incontra, si ferma quando qualcuno ha bisogno di lui. La sua giornata è fatta di visite ai malati, medicine da preparare, problemi da risolvere e persone da ascoltare.

Quell'uomo si chiama Artemide Zatti. E dal 9 ottobre 2022 la Chiesa lo riconosce ufficialmente come santo.

La sua storia è una di quelle che vale la pena conoscere, perché ci ricorda che per fare qualcosa di grande nella vita bisogna imparare a prendersi cura delle persone che abbiamo accanto.

Una vita che cambia direzione

Artemide nasce il 12 ottobre 1880 a Boretto, un piccolo paese in provincia di Reggio Emilia. La sua famiglia è povera e già a nove anni deve lavorare nei campi. Nel 1897, quando ha sedici anni, parte con i genitori per l'Argentina, alla ricerca di un futuro migliore.

È un giovane emigrante, come tanti ragazzi che anche oggi sono costretti a lasciare la propria terra per cercare nuove opportunità. Lavora duramente, prima in un albergo e poi in una fabbrica di mattoni. Ma proprio in Argentina incontra qualcosa che cambierà la sua vita: i Salesiani di Don Bosco.

Frequentando la parrocchia di Bahía Blanca, Artemide scopre una fede fatta di relazioni, di attenzione ai più poveri e di disponibilità verso gli altri. A vent'anni decide di entrare tra i Salesiani, con il desiderio di diventare sacerdote.

Durante la formazione gli viene affidato il compito di assistere un giovane sacerdote ammalato di tubercolosi. Artemide se ne prende cura, ma finisce per contrarre anche lui la malattia. Le sue condizioni diventano preoccupanti e viene trasferito a Viedma, in Patagonia, dove si trova un ospedale missionario salesiano.

È un momento difficile. I suoi progetti sembrano andare in frantumi e il futuro appare incerto. Proprio lì, però, accade qualcosa di decisivo.

«Credetti, promisi, guarii»

A Viedma Artemide incontra don Evasio Garrone, un salesiano che si occupa dei malati. È lui a suggerirgli di affidarsi a Maria Ausiliatrice, promettendo che, se fosse guarito, avrebbe dedicato tutta la sua vita alla cura degli infermi.

Artemide accetta. Prega, si affida alla Madonna e guarisce. Anni dopo riassumerà quell'esperienza con tre parole: «Credetti, promisi, guarii». Quella promessa diventa la direzione della sua vita.

Artemide comprende che la sua vocazione salesiana prenderà una strada diversa da quella immaginata inizialmente. Diventa salesiano coadiutore, un consacrato che vive la missione di Don Bosco senza essere sacerdote. Si dedica all'ospedale, prima occupandosi della farmacia e poi assumendo responsabilità sempre maggiori nella gestione della struttura.

La sua vicenda ci consegna una domanda importante: che cosa facciamo quando la vita prende una direzione diversa da quella che avevamo previsto?

Capita anche a noi. Un progetto che fallisce, una delusione, una difficoltà che sembra chiudere tutte le possibilità. Artemide ci insegna che anche dentro queste esperienze può nascere qualcosa di nuovo. La sua malattia, che sembrava aver interrotto il suo cammino, diventa l'occasione per scoprire come donare la propria vita.

Un santo con il camice bianco

A Viedma tutti conoscono Artemide. Lo vedono arrivare in bicicletta, sempre pronto a intervenire. Cura i malati dell'ospedale, ma raggiunge anche quelli che vivono nelle periferie, nelle case più povere, dove spesso mancano persino i soldi per comprare le medicine.

Per lui ogni persona merita attenzione, indipendentemente dalla sua condizione economica o sociale.

Artemide è un uomo concreto. Organizza, amministra, cerca risorse, distribuisce medicinali, assiste i pazienti. Lavora moltissimo, con una disponibilità che colpisce chiunque lo incontri. E tutto questo lo fa con il sorriso, portando negli ambienti della sofferenza quella gioia tipicamente salesiana che nasce dalla fiducia in Dio.

La sua fede è così autentica che persino alcuni medici lontani dalla religione rimangono colpiti dalla sua testimonianza. Uno di loro arriverà a dire: «Credo in Dio da quando conosco il signor Zatti».

È forse uno degli aspetti più belli della sua storia. Artemide riesce a raccontare Dio attraverso il modo in cui vive, lavora e si prende cura degli altri.

La santità comincia da chi abbiamo accanto

Artemide Zatti era profondamente salesiano. Don Bosco aveva insegnato ai suoi giovani che la santità è possibile nella vita quotidiana, attraverso la gioia, il compimento dei propri doveri e l'attenzione agli altri. Artemide ha preso sul serio questa proposta, trasformando il proprio lavoro in una missione.

Artemide ci invita ad avere occhi capaci di vedere e un cuore disponibile a fermarsi. A volte basta una domanda sincera, un po' di tempo regalato, la disponibilità ad ascoltare. Altre volte serve un impegno più grande, che chiede di rinunciare a qualcosa di nostro per il bene di qualcun altro. È una santità che può prendere forma anche oggi, nelle nostre giornate.

Artemide muore il 15 marzo 1951, dopo aver trascorso gran parte della sua vita al servizio dei malati. Il 9 ottobre 2022 papa Francesco lo proclama santo, riconoscendo in questo semplice infermiere salesiano una testimonianza straordinaria del Vangelo.

Il 13 novembre, giorno della sua memoria liturgica, possiamo ricordarlo proprio così: un uomo che ha trovato la felicità facendo spazio agli altri.

E forse possiamo portarci a casa una domanda: chi è la persona verso cui oggi potrei pedalare anch'io?

Magari qualcuno che aspetta una visita, un amico che ha bisogno di parlare, un compagno che si sente solo. Qualcuno che attende un gesto di attenzione. Perché la santità, come ci insegna Artemide Zatti, comincia anche da qui: da un cuore che si lascia toccare dalla vita degli altri e decide di mettersi in movimento.

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