Una rubrica estiva per vivere al meglio l’essere animatori.
D’estate sembra che tutti debbano stare bene. Il sole, le vacanze, le serate lunghe, gli amici, la musica, le foto al tramonto: tutto sembra dire che questo è il tempo della leggerezza. E se non sei felice, quasi ti senti in colpa.
Eppure la solitudine d’estate esiste.
Esiste quando guardi le storie degli altri e ti sembra che tutti abbiano un posto, tranne te. Esiste quando gli amici partono e tu resti. Esiste quando sei in mezzo a un gruppo ma non ti senti davvero cercato. Esiste quando finisce un campo bellissimo e il ritorno a casa ti lascia addosso un vuoto strano. Esiste quando hai tempo libero, ma non sai bene dove mettere i pensieri.
La solitudine non fa rumore. Spesso si nasconde dietro un sorriso, una risposta veloce, un “tutto bene” detto per non spiegare troppo. A volte non si vede nemmeno in oratorio, in spiaggia, in famiglia, tra amici. E proprio per questo va presa sul serio.
Non sei sbagliato se ti senti solo in estate. Non sei ingrato se, anche dentro giornate belle, senti una mancanza. Non sei meno giovane se non vivi sempre con entusiasmo. Il cuore umano è più profondo di una stagione, e non basta il caldo a mettere ordine dentro.
Don Bosco aveva un occhio speciale per chi restava ai margini. Non cercava solo i ragazzi più vivaci, più simpatici, più facili da coinvolgere. Si accorgeva di chi era solo, povero, spaesato, dimenticato. Il suo oratorio nasce proprio così: come casa per chi rischiava di non avere casa.
Forse anche questa estate abbiamo bisogno di cortili così. Luoghi dove si possa arrivare senza dover fingere. Dove qualcuno ti chiami per nome. Dove non devi essere sempre brillante per essere accolto. Dove la tua presenza vale anche quando non hai grandi cose da raccontare.
E forse anche tu puoi diventare, per qualcuno, un piccolo pezzo di casa. Un messaggio mandato senza motivo. Un invito fatto a chi di solito resta fuori. Una domanda semplice: “Come stai davvero?”. Un posto lasciato libero accanto a te. Sono gesti piccoli, ma possono cambiare il peso di una giornata.
La solitudine non si risolve sempre in fretta. A volte va attraversata, ascoltata, consegnata. Anche a Dio. Perché nella fede cristiana non c’è solo un Dio delle grandi folle e delle feste riuscite. C’è anche un Dio che vede nel segreto, che conosce le stanze chiuse, che raggiunge i cuori quando nessuno se ne accorge.
Se questa estate ti senti solo, non pensare di dover sparire. Cerca qualcuno di affidabile. Parla con un adulto, un amico vero, una guida spirituale, qualcuno che sappia ascoltare. Non tutto va portato da soli.
E se invece ti senti forte, allegro, circondato, non dimenticare di guardarti intorno. Potrebbe esserci qualcuno vicino a te che sorride, ma sta aspettando solo di essere visto.
L’estate non è vera solo quando è piena di luce. È vera anche quando trova il coraggio di accorgersi delle ombre. E lì, proprio lì, può cominciare una forma più profonda di amicizia, di cura e di Vangelo.
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