Una rubrica estiva per vivere al meglio l’essere animatori.
Ogni estate, negli oratori e nelle case salesiane, arriva il momento della maglietta. Di solito è colorata, spesso un po’ larga, qualche volta con un logo davanti e uno slogan dietro. Appena la indossi, succede qualcosa: i bambini ti riconoscono, i genitori ti cercano, gli altri animatori ti sentono parte della squadra.
Ma quella maglietta non è un costume.
Non serve per recitare una parte, per sentirsi più grandi o per avere un ruolo da mostrare. Non è la divisa di chi comanda, né il lasciapassare per stare al centro della scena. La maglietta dell’animatore è un segno. Dice che hai scelto di esserci. Dice che per qualche giorno, o per qualche settimana, il tuo tempo non è solo tuo. Dice che qualcuno si fida di te.
Fare l’animatore, infatti, non significa diventare improvvisamente perfetti. Nessuno lo è. Un animatore può essere stanco, insicuro, distratto, può sbagliare tono, perdere la pazienza, non sapere sempre cosa fare. Ma c’è una cosa che non può mancare: il desiderio di imparare uno stile.
Lo stile salesiano non nasce dal voler apparire simpatici a tutti i costi. Nasce dalla presenza. Don Bosco stava in mezzo ai ragazzi, conosceva i loro nomi, intuiva le fatiche, sapeva quando incoraggiare e quando correggere. Non faceva animazione per riempire il tempo, ma per aprire strade di vita.
Anche oggi un animatore educa più con il modo in cui sta nel cortile che con mille parole. Educa quando saluta per primo, quando si accorge di chi resta fuori dal gioco, quando non prende in giro il più fragile, quando rispetta gli orari, quando collabora anche se non ha voglia, quando chiede scusa se ha sbagliato. Sono cose piccole, ma i bambini le vedono. E spesso se le ricordano.
La maglietta, allora, non ti rende automaticamente animatore. Ti ricorda che lo stai diventando. Ogni giornata è un pezzo di cammino. Ogni gioco, ogni riunione, ogni fatica, ogni bambino difficile, ogni imprevisto ti chiede di scegliere che tipo di persona vuoi essere.
Per questo la maglietta non va solo indossata. Va abitata.
Non per sentirsi importanti, ma per imparare a servire. Non per fare scena, ma per costruire fiducia. Non per sembrare grandi, ma per crescere davvero.
Alla fine dell’estate, forse quella maglietta sarà scolorita, macchiata, stropicciata. E andrà bene così. Vorrà dire che non è rimasta nell’armadio. Vorrà dire che ci sei stato dentro con la tua vita.
Perché l’animatore non recita una parte. Impara uno stile. E quando quello stile diventa vero, resta addosso anche quando la maglietta non si porta più.
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