Una rubrica estiva per vivere al meglio l’essere animatori.
Ci sono sere d’estate in cui basta aprire Instagram per sentirsi nel posto sbagliato.
Tu sei sul divano, magari stanco dopo una giornata normale, e sullo schermo scorrono spiagge, tramonti, feste, viaggi, gruppi di amici, sorrisi perfetti, tavolate, concerti, campi, falò. Tutti sembrano vivere qualcosa di speciale. Tutti sembrano essere felici. Tutti sembrano esserci. Tranne te.
È quella sensazione sottile che oggi chiamiamo FOMO: paura di essere tagliati fuori, di perderti qualcosa, di non vivere abbastanza, di non essere dove “dovresti” essere. D’estate si sente ancora di più, perché tutto sembra chiederti di divertirti, partire, uscire, fare esperienze memorabili. Come se una giornata tranquilla fosse una sconfitta.
Ma la vita degli altri, vista attraverso uno schermo, non è tutta la vita degli altri. È un frammento. Spesso il migliore, il più luminoso, il più condivisibile. Nessuno posta facilmente la noia, le discussioni, i silenzi imbarazzati, la stanchezza, il sentirsi fuori posto anche in mezzo alla gente. Eppure queste cose esistono, per tutti.
Il problema non sono i social in sé. Il problema nasce quando cominciamo a misurare il valore della nostra estate confrontandola con quella degli altri. Allora quello che abbiamo non basta più. Gli amici non bastano, la casa non basta, l’oratorio non basta, il mare non basta, il campo non basta, perfino la gioia non basta se non sembra abbastanza bella da mostrare.
Don Bosco direbbe, forse, di tornare al cortile reale. Quello fatto di volti veri, non di immagini da scorrere. Il cortile dove puoi essere chiamato per nome, dove puoi giocare, sbagliare, ridere, parlare, stare anche in silenzio. Il cortile dove la vita non deve sembrare perfetta per essere buona.
C’è una libertà grande nel riconoscere che non devi vivere l’estate di qualcun altro. Non devi essere ovunque. Non devi fare tutto. Non devi dimostrare che ti stai divertendo. Puoi abitare quello che hai, con più verità. Puoi goderti una serata semplice senza sentirla meno importante. Puoi scegliere di stare con chi ti fa bene, non con chi ti fa sentire sempre in gara.
Forse questa estate ti chiede anche di fare pace con i momenti normali. Una passeggiata, un gelato, una partita in cortile, una chiacchierata lunga, un turno da animatore, un pomeriggio senza grandi programmi. Non tutto ciò che vale fa rumore. Non tutto ciò che ti fa crescere diventa una storia da pubblicare.
Quando senti salire quella paura di essere tagliato fuori, prova a fermarti e chiederti: sto guardando la vita degli altri o sto scappando dalla mia? Perché la tua vita, anche quando sembra meno spettacolare, merita presenza. Merita cura. Merita gratitudine.
L’estate non è una gara a chi vive meglio. È un tempo da abitare. E magari, proprio quando smetti di confrontarti, ti accorgi che c’è qualcosa di bello anche lì dove sei.
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