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Alla «difesa della patria» 100mila giovani

E' una correzione di rotta non da poco: il servizio civile diventa «universale», su base volontaria, ma aperto veramente a tutti, maschi e femmine. Oggi solo un terzo di chi fa domanda la vede accolta.


del 21 maggio 2014

È un coro quasi unanime di consensi quello suscitato tra enti e associazioni dall'impegno di Matteo Renzi di rilanciare con decisione il servizio civile. Dalla Caritas alla Cnesc, dalla Focsiv alle Cooperative sociali, tutti applaudono a una ristrutturazione che si colloca nell'ambito dell'annunciata riforma del Terzo settore.

 

Gli addetti ai lavori sottolineano una correzione di rotta non da poco: da un servizio civile obbligatorio, il presidente del Consiglio ora è passato a un servizio civile universale per 100mila giovani. Su base volontaria, ma aperto veramente a tutti i giovani, maschi e femmine, che vogliano farlo, mentre oggi solo un terzo di chi fa domanda la vede accolta. Irrealizzabile probabilmente un servizio obbligatorio. Perché coinvolgerebbe oltre mezzo milione di ragazzi per una spesa che supererebbe il miliardo di euro. Senza contare gli ostacoli giuridici: le Carte dei diritti vietano il lavoro obbligatorio e fioccherebbero i ricorsi.

 

«In questa riforma del servizio civile ci sono cose che chiediamo da anni», dice Diego Cipriani, responsabile dell'ufficio Servizio civile di Caritas italiana . «Ci piace il concetto ribadito di servizio civile per la difesa della Patria, intesa in modo moderno come difesa della pace e come solidarietà». Bene anche «l'apertura agli stranieri, al servizio in Europa, all'universalità». Oggi il servizio è ridotto di fatto a esperienza elitaria: con i 115 milioni quest'anno lo faranno non più di 20 mila giovani».

 

Una cosa su cui la Caritas non concorda c'è: «Per noi il servizio civile deve avere una durata significativa, otto mesi sono troppo pochi. Non sarebbe educativo per chi lo fa, ne farebbero le spese anche i beneficiari dei servizi». Detto ciò, «per passare dal "per tutti" ai fatti ci vogliono finanziamenti adeguati, non è una riforma a costo zero». Per la Caritas comunque l'obiettivo dei 100mila non è velleitario: «Per il bando del 2011 arrivarono 80mila richieste. Il potenziale c'è».

 

Esulta la Cnesc (Conferenza nazionale degli enti di servizio civile): gli obiettivi sono gli stessi che da anni propongono gli enti, dice anche il presidente Licio Palazzini. «Certo - aggiunge - ci sono nodi importanti da affrontare e lo faremo assieme. Ma questi fondamentali ci trovano d'accordo». Ora, «affinché questo impianto abbia basi solide e di qualità in grado di dare ai giovani garanzia di esperienza positiva, va sostenuto l'attuale servizio civile nazionale, investendo in esso risorse che permettano almeno 40.000 avvii nel 2015 e nel 2016».

 

La riforma piace anche all' Alleanza delle Cooperative sociali , che apprezza «il ruolo che Renzi assegna alle coop sociali e alle imprese sociali quali attori più capaci di creare crescita e occupazione». Giuseppe Guerini, il portavoce, chiede che il servizio per 100mila giovani sia avviato al più presto: «Un giovane su tre impegnato nel servizio civile nelle nostre cooperative sociali, viene poi assunto», ricorda Guerini. E le 10mila cooperative sociali, imprese sociali e consorzi dell'Alleanza «sono pronte a contribuire partendo dal loro patrimonio d'innovazione». 

 


di Luca Liverani

tratto da: http://www.avvenire.it

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