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Adulti come orchi. L'innocenza rubata

C'è il papà operaio che si insospettisce perché la figlia quindicenne mostra vestiti e monili che con la paghetta non potrebbe mai permettersi. E c'è la mamma che non sottilizza: «I soldi ci servono, vai con quello lì, e fatti pagare!».


Adulti come orchi. L’innocenza rubata

 

C’è il papà operaio che si insospettisce perché la figlia quindicenne mostra vestiti e monili che con la paghetta non potrebbe mai permettersi. E c’è la mamma che non sottilizza: «I soldi ci servono, vai con quello lì, e fatti pagare!».

 

 

Le inchieste sulla prostituzione minorile aperte negli ultimi mesi rivelano uno spaccato socio-culturale che andrebbe indagato almeno quanto il business dello sfruttamento dei minori. La clientela non manca mai, anche all’ora della scuola.

 

 

Come a Milano dove il 19 settembre sono stati chiusi alcuni cinema a luci rosse trasformati in vere case d’appuntamento. Internet ha soppiantato le proiezioni sul grande schermo e così alcune sale sono state riconvertite. Oltre che da donne, omosessuali e transessuali, ai clienti venivano offerte prestazioni di minorenni. Sono finiti indagati gestori, dipendenti, cassieri, addetti alla sicurezza.

 

 

Nei tre cinema porno «le prestazioni sessuali potevano svolgersi liberamente in ogni luogo», si legge nel capo d’imputazione. «E tutti i presenti all’interno delle sale – scrive ancora il pm – erano a conoscenza dei fatti, con il personale regolarmente retribuito, ma allo scopo «di fare ordinatamente realizzare lo svolgimento della prostituzione».

 

 

Qualche tempo prima, il 6 agosto, veniva arrestato a Catanzaro un 63enne ex dipendente dell’Asl. Il papà di una ragazzina si era presentato in questura dopo aver notato più volte la figlia in possesso di vestiti, cosmetici e telefonini dal valore molto superiore al denaro che la famiglia le metteva a disposizione. È così che la squadra mobile ha raccolto testimonianze e confidenze: rapporti sessuali in cambio di piccole somme di denaro e regalini, come ricariche telefoniche o jeans firmati. Appostamenti e pedinamenti hanno poi fatto emergere che l’uomo, da poco in pensione, manteneva continui contatti con altre ragazze, alcune delle quali già conosciute dai servizi sociali del Comune.

 

 

Approfittando delle loro condizioni di estremo disagio familiare ed economico, il pensionato aveva instaurato con queste un rapporto confidenziale, diventando un punto di riferimento anche per i bisogni quotidiani, tanto per piccole spese quanto per “favori” come quello di accompagnarle nei loro spostamenti. In cambio pretendeva la disponibilità, anche immediata, a soddisfare i suoi desideri. L’uomo, inoltre, usava le adolescenti per adescare altre minorenni disagiate.

 

 

Il precario contesto socio-economico può rivelarsi un fattore di rischio, come prova anche la vicenda scoperta ad Ascoli nell’agosto scorso. Una donna è stata arrestata perché pretendeva che la figlia di 14 anni facesse "compagnia" a un imprenditore abruzzese di 70 anni. Un primo episodio sarebbe avvenuto a luglio, in cambio di cinquemila euro. I carabinieri, allertati da alcune soffiate, sono intervenuti in flagranza di reato dopo aver pedinato la ragazzina, la madre e l’anziano.

 

 

«Le stime in nostro possesso parlano di 7mila-11mila vittime di prostituzione minorile a seguito di tratta in Italia. A queste potremmo aggiungere alcune centinaia di italiane che potrebbero essere costrette a prostituirsi da coetanei o da adulti a seguito anche di adescamenti online», sostiene Yasmin Abo Loha, coordinatrice dei programmi di Ecpat Italia. La prostituzione minorile, ha spiegato l’organizzazione che si occupa di prevenzione e contrasto dello sfruttamento sessuale minorile, è un fenomeno sommerso.

 

 

In molti casi, però, è impossibile credere che nessuno sapesse.

 

 

Due anni fa a Cosenza fu scoperto un giro di bambine di un’età compresa tra i 12 ed i 13 anni, tutte italiane. Vennero arrestati otto adulti. I genitori asserirono di non essersi mai accorti di nulla. Ma per i carabinieri la scoperta più sconcertante arrivò nei giorni seguenti al blitz, quando trovarono le prove che facevano risalire a dieci anni prima l’avvio delle case per bambine, facendo moltiplicare il numero delle ragazzine che negli anni erano state date in pasto agli insospettabili orchi della porta accanto.

 

 

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