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A lezione di obbedienza

Vedere il sorriso, la dolcezza, la disponibilità, il profumo di una vita rigogliosa, oltre ovviamente al carretto gelati è una cosa che scioglie il cuore. Ecco chi sono quelle persone, i cristiani veri, a cui basta stare vicino per prendere qualcosa. Mai una lamentela, una parola non misericordiosa su qualcuno, una lagnanza.


A lezione di obbedienza

da Quaderni Cannibali

del 26 luglio 2012  (function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = "//connect.facebook.net/it_IT/all.js#xfbml=1"; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs); }(document, 'script', 'facebook-jssdk'));  

 

          Il tempo di stipare sei o sette tonnellate di roba nelle borse (vuoi fare a meno della crema rassodante che ti riproponi di mettere da circa sei mesi? E se hai un rigurgito di diligenza? Vuoi portarti solo tre libri da leggere? E poi che fai se i figli vengono inghiottiti dal triangolo delle Bermude, si smaterializzano o decidono di dedicarsi al giardinaggio, compunti e silenziosi?) e si parte per Perugia, per un fine settimana dai nonni. Mio marito non c’è, lavora, e pare a tutti opportuno che sia io a guidare, visto che il più plausibile tra gli altri candidati ha dodici anni: sono la più indicata, ma non di molto. Conoscendo la mia abilità al volante – fenomenale la mia tecnica nel curvare: vado dritta fino a un pelo dal guard rail, poi sterzo a gomito, d’altra parte le curve non sono un insieme di punti? O com’era? Erano le rette? Boh – mio marito mi invita a staccare il telefono. Gli obbedisco, giusto un attimo per chiamare la mia amica G., e poi E. e poi F. Prima di Orte chiudo. 

          Comunque, E. sta andando a Macerata per poi raggiungere a piedi di notte Loreto. Insieme a lei ci sono tanti figli che vanno dalla loro Mamma. Sono peccatori, è per questo che vanno a Loreto. Sono peccatori esattamente come noi, e come quelli dell’Europride. Solo che quelli invece che implorare misericordia pretendono diritti, e pretendono che il loro errore sia chiamato progresso. E’ anche per questo che mi allontano con una certa soddisfazione dall’area del Circo Massimo, che sta vicino a casa mia (nove o undici minuti di corsa, dipende dal sonno): non perché abbia paura degli omosessuali – omofobia è una parola profondamente disonesta – né tanto meno del peccato, che ne sono impastata in ogni fibra. Mi fa rabbia la distorsione culturale, ideologica, spirituale alla fine, che questa cultura contraria alla vita sta piano piano subdolamente “normalizzando”. Mio figlio una volta mi ha spiegato che a scuola ha sentito dire che “è normale che uno scelga se gli piacciano i maschi o le femmine”. E’ normale un par di pifferi. Non è normale per niente. “Maschio e femmina li creò, ad immagine e somiglianza di Dio li creò”: proprio nella distinzione sessuale somigliamo a Dio. Non posso riferire i termini scientifici con i quali ho corretto questa informazione ricevuta a scuola, perché le parolacce non si addicono al blog.

          Diciamo però che non è certo per questo che me ne sono andata da Roma: la data era stata scelta per una serie di congiunture astrali, tra le quali l’aver ricevuto un invito a parlare di obbedienza (in ogni vocazione obbediamo) alle novizie delle suore Alcantarine di Assisi, di cui è madre superiora la mia amichetta di catechismo Fabiana (ovviamente non riuscirò mai a chiamarla madre, mi ricordo ancora troppo bene quando una venticinquina di anni fa avevamo le All Star uguali ed eravamo inseparabili). La Provvidenza ha ritenuto che va bene parlare del mio libro a destra e a manca, ma a quelle perle di donne no, non esageriamo, e così è stato necessario rimandare l’incontro. Come era opportuno che fosse è stata Fabiana a insegnare a me. Lei e le altre suore: Elisabetta, Antonella, Giovanna, Sonia… Hanno insegnato senza parlare troppo, con la loro bellezza di donne completamente realizzate. Scalcagnate e peccatrici, immagino, ma pienamente consegnate al Signore che fa meraviglie con la nostra povertà.

          I bambini, come è noto, hanno il radar per leggere le persone. Con i bambini non hai speranza di sfangarla se non sei vero. Ecco, credo che per i miei cinque (c’era anche un cuginetto) l’accoglienza ricevuta sia stata meglio di un anno di omelie. Le bambine hanno già deciso che la prossima volta resteranno a dormire dalle suore (che ospitano i pellegrini), “almeno così giorni”, mi hanno detto mostrandomi otto dita impasticciate di gelato, una rigorosamente al cioccolato, l’altra alla fragola.

          Vedere il sorriso, la dolcezza, la disponibilità, il profumo di una vita rigogliosa, oltre ovviamente al carretto gelati è una cosa che scioglie il cuore.

          Ecco chi sono quelle persone, i cristiani veri, a cui basta stare vicino per prendere qualcosa. Mai una lamentela, una parola non misericordiosa su qualcuno, una lagnanza.

          Sono venuta via con due piccole immagini da portare a casa: Fabiana mi ha fatto vedere un affresco nella casa delle Alcantarine. Ci sono Adamo ed Eva. Da una parte c’è Dio, un vecchio con la barba bianca che cerca di dissuaderli dal peccare. Dall’altra c’è il serpente. Ma la cosa interessante è che il serpente ha il corpo normale, e la testina piccola e proporzionata, ma con le sembianze di Dio. Una testina con la barbina e i capellini bianchi molto simile a quella del vero Dio. Il peccato spesso ci si presenta con sembianze di bene. Tanti dei diritti, delle presunte conquiste, dei valori contemporanei in cui tante persone in buona fede credono hanno quella testina ingannevole. E’ anche a questo che serve la Chiesa, a discernere.

          L’altra immagine me l’ha spiegata suor Elena. Nelle vele di Giotto della basilica di san Francesco sono raffigurati tra l’altro i tre voti: povertà obbedienza e castità. Le allegorie, ricchissime e profondamente sapienti, nel Medio Evo dovevano sostituire per tanti i libri, inaccessibili a molti. In un affresco ci sono così tanti elementi, da cogliere con pazienza e attenzione, che io ovviamente ne ho capiti un decimo. Comunque l’obbedienza, il cui giogo all’inizio Francesco indossa chinando il capo, si vede poi che in realtà diventa una specie di sostegno che dall’alto lo porta. Dio ci guida e noi affidati a lui neanche tocchiamo più i piedi a terra. Non fatichiamo più come quando vogliamo fare da soli (“il mio giogo è soave”),

Andateli a vedere, magari chiamando le suore, che vi spieghino qualcosa.

E meno male che ero io a dover fare “la lezione”.

Costanza Miriano

http://costanzamiriano.wordpress.com

 

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