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5. Dio uno e trino: essere eterno

Non possiamo terminare le presenti pagine steiniane su Dio, senza gettare uno sguardo sul mistero trinitario.


5. Dio uno e trino: essere eterno

da L'autore

del 01 gennaio 2002

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Capitolo 5. DIO UNO E TRINO: ESSERE ETERNO

L’umanità redenta e unificata in e per Cristo

è il tempio nel quale abita la Trinità divina.

Non possiamo terminare le presenti pagine steiniane su Dio, senza gettare uno sguardo sul mistero trinitario.

Mistero ineffabile!

La grazia vi ha introdotto Teresa Benedetta della Croce. Ed ella ha bevuto e si è letificata a questa prima Fonte della vita, stupita e ammirata del darsi di Dio alla sua anima. Vedendosi, in certo senso, colmata, ella assaporava nel tempo presente l’eternità futura.

“Le tre Persone si chinano sul suo spirito, si comunicano a lei. La divina compagnia non l’abbandona”.

Nei suoi scritti, parlando della Trinità, Teresa Benedetta ha saputo esprimere l’ineffabilità del mistero, che trascende di gran lunga ogni intendimento umano. Ed è solo penetrando e conoscendo il proprio intimo per quel che possiamo con l’aiuto della grazia di Dio che si può gustare qualcosa del sublime mistero trinitario. Mistero che riesce a empire l’essere umano di pienezza di vita e garantirgli la presenza e la vicinanza di Dio.

Le lettere

...Certo è difficile vivere fuori dal convento e senza il Santissimo, ma Dio è in noi con tutta la Trinità. Se nell’intimo del nostro cuore abbiamo costruito una cella ben protetta in cui ci ritiriamo il più spesso possibile, non ci mancherà mai niente dovunque ci troviamo.

Essere finito e Essere eterno

L’essere-uno non abolisce la molteplicità e la diversità delle persone. La diversità è innanzi tutto una diversità dell’essere che appartiene all’essenza dell’Io: l’essere inserito in una unità superiore non annulla la compattezza monodica della vita dell’Io. Ma c’è anche una diversità dell’essenza: la comunanza specifica che è il fondamento dell’essere-noi, lascia posto ad un modo di essere personale, che l’Io non condivide con nessun altro. Una tale diversità dell’essenza non si constata nelle Persone divine. Il modo di essere personale di Dio è l’essere onnicomprensivo, in quanto onnicomprensivo è unico e distinto da ogni altro finito. Non vi è in lui contrapposizione tra universale e particolare, e quindi neppure quella tra essere essenziale e reale. L’intera essenza è comune alle tre Persone. Rimane quindi solo la diversità delle Persone in quanto tali: una unità perfetta del noi, come non può essere raggiunta da nessuna comunità di persone finite. E tuttavia in questa unità è possibile la distinzione tra l’Io e il Tu, senza la quale non è possibile il noi. Vicino alla rivelazione del nome di Dio “Io sono” vi è nel Vecchio Testamento questa espressione nel racconto della creazione: “Facciamo l’uomo a nostra immagine” che i nostri teologi ritennero la prima spiegazione del mistero della Trinità; inoltre c’è quella frase chiara del Redentore: “Io e il Padre siamo uno”. Il noi in quanto unità dell’Io e del Tu, è un’unità superiore a quella dell’Io. E’ nel suo significato più perfetto una unità dell’amore.

In quanto adesione ad un bene, l’amore può essere anche amore di sé, di un io. Ma l’amore è più di questa adesione, è più della “stima” del valore. E’dono di sé ad un tu e nella sua perfezione per il dono reciproco di sé , è essere-uno. Poiché Dio è Amore, l’Essere divino deve essere l’essere-uno di una pluralità di Persone ed il suo nome “Io sono” è equivalente a “io mi do totalmente ad un tu”, “sono un tutt’uno con un tu” e quindi anche ad un “noi siamo”. L’amore supremo è amore reciproco, eterno.

La vita intima di Dio è l’amore eterno, reciproco, interamente libero, indipendente da tutte le creature, delle Persone divine. Esse si donano reciprocamente l’unica eterna infinita essenza e l’essere, che ognuno comprende perfettamente e tutte assieme comprendono. Il Padre la dona dall’eternità al Figlio generandolo, e mentre Padre e Figlio se ne fanno dono reciproco, dal loro amore e dono reciproco procede lo Spirito Santo. Quindi l’essere della seconda e della terza Persona è un essere ricevuto e tuttavia non è generato, come quello creato: è l’unico Essere divino che è dato e ricevuto. Il dare e il ricevere appartengono all’Essere divino in quanto tale. Si può cercare un altro accesso al mistero della Trinità: l’essere di Dio è vita, cioè movimento che parte dal di dentro, è un essere che genera. Non è movimento verso l’ente come quello del finito, del creato; neppure un movimento al di là di sé, come quello di chi genera nel tempo, ma un movimento eterno in sé, un eterno creare-se-stesso dalla profondità del proprio essere infinito, come dono dell’Io eterno ad un Tu eterno, ed un reciproco eterno donarsi e riceversi. E poiché l’essere uno che sfocia eternamente da questo dare e ricevere genera ancora una volta insieme da se stesso ciò che è dato e ciò che è ricevuto poiché il supremo essere uno deve in quanto tale dare frutto , l’anello della vita intima di Dio si chiude nella terza Persona, che è Dono, Amore e Vita.

L’amore è in ultima analisi dono del proprio essere e identificazione con l’amato. Colui che fa la volontà di Dio impara a conoscere lo Spirito divino, la Vita divina, l’Amore divino; e tutto questo non significa altro che Dio stesso. Mentre col dono di sé fa ciò che Dio esige, la Vita divina diventa la sua vita: quando ritorna in sé, trova Dio in sé. Quando l’anima è riempita dalla Vita divina, è immagine della Trinità di Dio in senso nuovo e più alto, più di quanto lo siano le altre creature, anzi più di quanto essa non sia secondo la propria struttura naturale.

Dio creò l’uomo secondo la propria immagine. Il Dio creatore è un Dio trino.

al creatore spetta un amore molto più grande di quello che spetta a qualsiasi creatura. Però, per darsi a lui amando, dobbiamo imparare a conoscerlo come amante. E soltanto egli può rivelarsi in questa forma a noi. In un certo senso questa è la funzione del Verbo nella Rivelazione. E per accettare con fede la Rivelazione divina occorre rivolgersi a Dio amandolo. Essa però si compie interamente solo quando nella vita di grazia e di gloria Dio si dà all’anima, le comunica la sua Vita divina e l’attrae nella sua Vita divina. La Vita divina, che si sviluppa nell’anima che ama Dio, non può essere altro che quella della Trinità. Essa si dona appunto al Dio uno e trino. L’anima si abbandona alla volontà di Dio Padre, che, per così dire, genera in essa nuovamente il Figlio. Si unisce al Figlio e vorrebbe annientarsi in lui, affinché il Padre non veda in essa altro che il Figlio. Unisce la propria vita allo Spirito Santo, si trasforma in effusione di Amore divino. Evidentemente per l’unione della grazia e della gloria, questa immagine di Dio

nello spirito creato non è paragonabile a nessun’altra immagine puramente naturale. “Immagine” non è il termine esatto. Si deve intendere nello stesso senso in cui si dice che il Figlio è immagine del Padre. Si tratta in fondo di un’autentica filiazione divina.

Dobbiamo riflettere anche su che cosa significhi accogliere Dio nell’intimo dell’anima. Dio onnipotente è presente dovunque e sempre: nelle creature inanimate e in quelle irrazionali, che non lo possono accogliere così come fa l’anima, nelle sue “dimore esteriori”, dove non nota niente della presenza di Dio, e nella sua parte più intima, anche se essa non vi si trattiene. Quindi non si può affermare che Dio entra in un luogo dove egli prima non era. Accogliere Dio nell’anima significa invece che essa liberamente si apre a lui e si abbandona a quella unione possibile solo tra esseri spirituali. E’unione di amore: Dio è Amore e la partecipazione al suo Essere divino nell’unione significa partecipare al suo amore. Dio è la pienezza dell’amore. Gli spiriti creati però non sono in grado di accogliere in sé l’intera pienezza dell’amore divino e di portarlo a compimento. La loro partecipazione è proporzionata al loro essere e questo significa non solo una “quantità”, ma anche una “qualità”: l’amore porta il segno del modo di essere personale. E questo a sua volta rende comprensibile come Dio abbia potuto creare in ogni anima umana una propria dimora, affinché la pienezza dell’amore divino trovasse uno spazio ampio nella molteplicità delle anime umane, diverse per natura, alle quali comunicarsi.

La grazia rende accessibile il raggiungere ciò per cui un essere naturale umano è stato creato: partecipare alla vita divina nel libero dono personale. L’umanità redenta e unificata in e per Cristo è il tempio nel quale abita la Trinità divina.

Scientia crucis

La Messa che più gli piaceva dire [a Giovanni della Croce] era quella della SS. Trinità. Infatti esiste la più stretta connessione tra questo altissimo mistero e il Santo Sacrificio, che è stato istituito per decisione delle tre Divine Persone, che si compie in loro onore aprendoci la strada verso la loro vita in eterno fluire.

E’sempre lo stesso Unico Dio in Tre Persone, sempre il suo stesso Essere immutabile, che è presente in tutti e tre i modi d’inabitazione. Eppure tale inabitazione è diversa, perché la sede in cui la stessa, unica e immutata Divinità viene a stabilirsi cambia fisionomia di volta in volta, per cui anche la natura dell’inabitazione stessa viene a cambiare.

Che l’intimo dell’anima sia fondamentalmente la sede dell’incontro personale e dell’unione, lo dà a capire il fatto per quanto si può parlare di comprensione, trattandosi di misteri divini che Dio abbia voluto scegliere questo intimo come sua speciale dimora. Se l’unione è il fine per cui le persone sono state create, vuol dire che deve prima sussistere una proporzione atta a render possibile tale unione. Allo stesso modo è comprensibile come questo fondo intimo sia stato dato in dotazione alla persona con la completa libertà di disporne come meglio crede, perché la dedizione amorosa è possibile soltanto ad un essere libero.

[Nell’unione per via di grazia] si ha un assorbimento nell’essere divino, che divinizza l’anima stessa; una fusione essenziale di persone che pure non toglie loro l’individualità ma anzi la presuppone; una mutua compenetrazione che è sorpassata in entità soltanto dalla cosiddetta circumincessione delle Persone divine che ne sono il prototipo.

Quando [l’anima], nella completa unione amorosa, viene del tutto assorbita nella vita divina, non può più sfuggirle che si tratta ormai d’una vita trinitaria e quindi di una presa di contatto con tutte e tre le Persone Divine.

[nota: Qui Teresa Benedetta sta spiegando, sulle orme di san Giovanni della Croce, il matrimonio mistico che “è una unione col Dio trino”. Fine nota.]

Dato che Dio le fa il favore di unirla alla Santissima Trinità, facendola così diventare deiforme e Dio per partecipazione, cosa c’è d’incredibile nel fatto che essa [la persona] esplichi anche la sua attività spirituale, conoscitiva e amorosa... nella Santissima Trinità, a cui è strettamente unita formando quasi un tutto unico con essa? Questo sì vuol dire essere trasformata nelle Tre Persone per via di potenza, di sapienza e d’amore! In questo l’anima assomiglia davvero a Dio. Ed è precisamente perché essa potesse arrivare ad uno stadio così sublime, che Dio l’ha creata a Sua immagine e somiglianza.

Esaltazione della Croce (14 settembre 1939)

La Croce è la via che dalla terra conduce al Cielo. Chi l’abbraccia con fede, amore, speranza viene portato in alto, fino nel seno della Trinità.

Edith Stein

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