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Zanetti, uno che segna anche se non gioca

In un calcio sempre più in mano ai mercenari, il capitano interista rappresenta una delle rare “belle bandiere”, uno che la generosità e il cuore lo mette anche fuori dal campo.


Zanetti, uno che segna anche se non gioca

 

del 03 giugno 2013

 

 

‚ÄãIl capitano arriva a passo lento, con lo “stivaletto” al piede sinistro - per via dell’infortunio al tendine d’Achille - , ma con il solito sorriso rassicurante, di uno che sa che la sua corsa in campo non è ancora terminata. È il capitano dell’Inter, Javier Zanetti, 40 anni il prossimo 10 agosto: 603 gare (più 3 spareggi), il secondo giocatore in assoluto (dopo il milanista Paolo Maldini, 647) con più presenze di sempre nella Serie A e il maggior numero di partite disputate con la stessa maglia, quella nerazzurra, 845. «E non è ancora finita, ve lo assicuro. Voglio battere tutti i record d’età del campionato italiano...», dice seduto a un tavolo del ristorante El Botinero - nel cuore di Milano - per la presentazione di “OFootball Soccer Manager Game” di cui è testimonial. Il gioco virtuale della Bangbite, in cui si diverte e vince, «nel ruolo di football-manager», da quando il 28 aprile, partita di campionato a Palermo (persa 1-0 con i rosanero), è fermo: stop per infortunio, rottura del tendine d’Achille del piede sinistro.

Un colpo che alla sua età (a 40 anni il 99% dei calciatori professionisti sono in pensione) avrebbe fiaccato chiunque, ma non lo Javier che si definisce: «Un combattente, sempre innamorato del calcio...». Zanetti è l’eterno ragazzo di Baires, cresciuto con il pallone tra i piedi e leggendo i fumetti di Capitan America, «il mio eroe». E qualche superpotere deve avercelo anche lui, perché non ha nessuna intenzione di mettersi dietro a una scrivania, ma vuole tornare a correre su e giù per i campi della Serie A. «Il mio futuro è da giocatore, per fare il dirigente c’è ancora tempo davanti...», sottolinea. Il suo presente è quello di un guerriero che vuole «guarire bene e poi rimettermi subito in gioco e vedere cosa sono ancora in grado di fare».

Umiltà dei forti e quindi dei «semplici», come il suo punto di riferimento assoluto, Papa Francesco. «L’ho incontrato da poco con la mia famiglia e siamo rimasti colpiti dalla sua semplicità, il suo essere alla mano. È un onore che ora ci sia un Papa come Bergoglio che parla la nostra stessa lingua, l’argentino. Con Papa Francesco ho discusso di tutto. Anche di calcio, certo, gli ho spiegato anche alcune cose dell’Inter e lui era molto interessato, perché oltre ad essere un esperto di sport è noto a tutti che sa di calcio e che tifi per il San Lorenzo de Almagro che da quando lui è Papa sta anche andando bene nel campionato argentino», sorride divertito Zanetti. In un calcio sempre più in mano ai mercenari, il capitano interista rappresenta una delle rare “belle bandiere”, uno che la generosità e il cuore lo mette anche fuori dal campo.

«Da dieci anni a Buenos Aires con la nostra fondazione “Pupi” io e mia moglie Paula ci occupiamo dei bambini della favela di Lanus. Ospitiamo ragazzi, molti dei quali beneficiano delle adozioni a distanza. Cerchiamo di garantire servizi di prima necessità: l’alimentazione, l’educazione, l’igiene. Per quello che possiamo cerchiamo di aiutare anche le loro famiglie e la comunità in cui vivono». Lanus, è il barrio difficile dove è nato e cresciuto anche il più grande astro del firmamento calcistico, Diego Armando Maradona. «Al Santo Padre che conosce bene la zona ho detto che c’è ancora tanto da fare per quei bambini. Così come si può essere molto utili anche qui in Italia. Il calcio non può risolvere la grave crisi economica che stiamo vivendo e purtroppo nemmeno evitare che tanta gente non riesca ad arrivare a fine mese, però il suo messaggio universale può proiettare l’attenzione su chi soffre e ha bisogno di un aiuto da parte delle istituzioni, alle quali per prime spetta il compito di intervenire e di curare le ferite della società».

Il capitano intanto come sempre cura con la stessa intensità sia il corpo che lo spirito. «La fede mi ha sempre aiutato nella mia vita. E grazie a Dio sono riuscito a venire fuori da tutte le situazioni difficili». In campo, quest’anno, ben prima dell’infortunio ne ha vissuti parecchi di momenti delicati con l’Inter che ha chiuso al 9° posto e fuori dall’Europa. Così, a sorpresa, ma neanche troppa, alla fine Andrea Stramaccioni è stato esonerato e al suo posto dal Napoli è appena arrivato Walter Mazzarri. «Stramaccioni ha pagato le 16 sconfitte in campionato. Nel calcio comandano i risultati e non certo noi “senatori” dello spogliatoio che abbiamo dato tutto e onorato come sempre la maglia dell’Inter, ma il campo non ci ha dato ragione. Ora tocca a Mazzarri che in tutte le squadre in cui è stato ha dimostrato di essere un grande allenatore. Sono sicuro che avrà la nostra stessa voglia di dimostrare di essere all’altezza della situazione». L’Inter che verrà, potrebbe avere anche un altro padrone, il magnate indonesiano Erick Thohir che pare sia disposto ad offrire a Massimo Moratti quasi 300 milioni di euro per rilevare l’80% della società. «So quanto il presidente tiene all’Inter e la sensazione è che vada avanti con noi per essere ancora protagonista. Sinceramente non so immaginare un’Inter senza Moratti...». A passo lento, il capitano se ne va e qualche tifoso accompagnandolo alla macchina sussurra: «Sinceramente, non so immaginare un’Inter senza Zanetti».

 

Massimiliano Castellani

 

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