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Trolley o zaino?

Dire 'Vocazione' a giovani con lo zaino. Fare lo zaino, al di là degli aspetti tecnici, appartiene al rituale della partenza: rispetto ai più tranquilli trolley, sacca o valigione, è già in sé promessa di avventura, di un viaggio verso chissà quale frontiera...


Trolley o zaino?

da Attualità

del 02 agosto 2007

Nessun giovane toglie lo zaino dal cellofan senza una vocazione, una qualche 'voce' che chiama a partire, per avventurarsi lontano da casa: il dépliant di un'agenzia turistica 'alternativa'; l'invito di un gruppo di amici; l'occasione (soprattutto quest'anno) della partecipazione ad un grande evento ecclesiale; il richiamo di un prete in missione... Viaggi molto diversi, ma accomunati, in fondo, da una medesima ricerca: ritrovare se stessi, ragioni di vita e di speranza, attraverso un'esperienza decisamente 'altra' rispetto ai luoghi, ai tempi e alle frequentazioni quotidiane. In fondo tutti, dal giovane pellegrino 'duro e puro' diretto a Santiago di Compostela, all'adolescente alla prima uscita al mare (in tenda) con gli amici, compiono 'riti' che li proiettano in uno spazio-tempo diverso: cambiano il modo di vestire e di mangiare, il ritmo della giornata, le relazioni con gli altri, lo stile di vita... Del resto, come dice la Volpe al Piccolo Principe, non è proprio il rito che «rende un giorno diverso dagli altri giorni»?

Fare lo zaino, al di là degli aspetti tecnici, appartiene al rituale della partenza: rispetto ai più tranquilli trolley, sacca o valigione, è già in sé promessa di avventura, di un viaggio verso chissà quale frontiera... Esiste, dunque, una consonanza di fondo tra il viaggio zaino-in-spalla e l'annuncio vocazionale. Chi è in ricerca, è aperto, quasi assetato, di risposte. Chi si cimenta con un esperienza che comporti disagi ed incognite (fosse anche solo la rinuncia alla singola per adattarsi al camerone e ai bagni in comune di un camposcuola), manifesta una disponibilità di fondo ad impegnare la propria vita in qualcosa di meno ovvio del 'così fan tutti'. E passato, infatti, il tempo in cui lo zaino, rigorosamente in nylon con il basto esterno in alluminio, era un accessorio giovanile quasi obbligatorio. Oggi, nonostante gli zaini siano più confortevoli ed eleganti, la vacanza comoda all-inclusive raccoglie sempre più adepti anche tra le nuove generazioni; qualsiasi tascapane, nel club tropicale o nella hall cinquestelle, è decisamente stonato. La vocazione, a questi giovani-con-zaino, un po' coraggiosi e un po' incoscienti, non è quasi necessario annunciarla: hanno bisogno di riconoscerla presente dentro di sé, nel proprio desiderio di un orizzonte più vasto e di una vita più autentica. Serve loro, forse, solo uno specchio, che sappia restituire nitidamente l'immagine dell'anima. Purtroppo di questo c'è oggi carenza: a fatica si trova qualche adulto che, come il misterioso viandante di Emmaus, sappia mettersi a fianco del giovane viaggiatore-con-zaino, per riscaldargli il cuore risuscitandone sogni e speranze. Giovani di ieri, i vostri vecchi e gloriosi zaini li avete proprio dimenticati in soffitta?

Paolo Giulietti

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