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Sara, battezza tuo figlio

Il battesimo non è né una laurea in teologia né la fine di un percorso: solo l'inizio. E il bello è che ci sono solo vantaggi. «Carissima Sara, questa lettera vale doppio perché deve avere come risultato due battesimi: il tuo e quello del bambino che porti in pancia...».


Sara, battezza tuo figlio

da Quaderni Cannibali

del 02 gennaio 2007

Carissima Sara,

questa lettera vale doppio perché deve avere come risultato due battesimi: il tuo e quello del bambino che porti in pancia. Se fallisco, fallisco due volte, e sento che il rischio è forte perché tu sei una lettrice di riviste femminili, monumenti cartacei che vengono innalzati ogni settimana e ogni mese per celebrare lo stato di natura, patinate volgarizzazioni del pensiero di uno degli uomini più imbecilli e pericolosi mai venuti al mondo, Jean-Jacques Rousseau. Ti sfugge il nesso? Quando i pubblicitari chiesero alla neo-direttora Maria Laura Rodotà a quale tipo di donne fosse rivolto Amica, la sventurata rispose: “Alle stronze”. È tale colei che crede di essere cultura ma è natura quasi pura perché è inchiodata alla sua biologia, alla sua anagrafe (infatti il parametro più importante per i pubblicitari è l’età). A lei non gliene frega nulla del battesimo […]. La sua idea base è l’autosufficienza. Sbaglia anche in questo. René Girard ha scritto: “La maggioranza delle produzioni hollywoodiane e televisive si basa sulla falsa nozione romantica dell’autonomia dell’individuo e dell’autenticità del suo desiderio”. La formulazione sarebbe perfetta se al massimo filosofo vivente (ovviamente cattolico) non fosse sfuggito il romanticismo degradato a commercio di creme che è tipico delle riviste femminili. Ma il punto è colpito con precisione: l’idea corrente che le moderne testoline siano dedite a liberi fantasticari, mentre invece è il mondo a decidere che cosa devono sognare, ingozzandole di immagini con la stessa malagrazia dell’allevatore che infila l’imbuto nella gola delle oche all’ingrasso, per imbottirle di mangime e gonfiare i fegati. Michela Gattermayer quando ha dovuto lanciare Velvet, l’allegato moda di Repubblica, ha parlato della necessità di “rompere le barriere”. Affinché il desiderio possa dispiegarsi senza più limiti, suppongo. Nessuno ha fatto notare che più il desiderio si espande e più diminuiscono le possibilità di soddisfarlo: allargare l’aria della frustrazione, ecco lo slogan segreto di questa stampa diabolica.

Il battesimo va in direzione opposta, non ti carica di desideri capaci di schiacciarti, deformarti, indebitarti, intristirti, bensì te ne libera. Con il primo sacramento istituito direttamente da Cristo diventi parte di un tutto e non sei più da sola a fronteggiare il mondo. Questo rito bimillenario (l’acqua versata sulla testa per tre volte mentre viene invocato il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo) “ci toglie dalla balìa del potere che occupa e dirige le coscienze illudendole della loro autonomia”, per usare le parole di don Giussani, un prete brianzolo che mi accorgo di saccheggiare spesso. Seguire Cristo oppure ubbidire agli uomini, la vita si può sintetizzare così. Adesso è venuto il momento delle definizioni fondamentali e mi viene la tentazione di copiare tal quali le parole del Catechismo sull’argomento. Però evito. Non dico che non siano importanti ma nella loro faticosa verità fanno barcollare anche me, abituato a sbadigliare sui libri di teologia, figurati l’effetto che possono fare su di te che sei assuefatta al linguaggio ruffiano delle 6 riviste a cui, non so come, non so perché, ti ritrovi abbonata: Amica, Flair, Vanity Fair, Vogue (“Bellissimi gli speciali di Vogue pelle, tremendamente belli”), Cucina moderna (“Gravissimo errore, il più errore di tutti” e questo tuo giudizio mi conforta, vuol dire che conosci il pentimento), Domus (“All’ennesimo numero su Rem Koolhaas mi è venuta la nausea, però graficamente è curata benissimo e la carta è così spessa, direi possente”). Tralasciando la carta possente: Domus? Anche Domus? Possibile? Ma sì, come no, dovevo arrivarci da solo: oggi le donne si dedicano all’architettura come un tempo a ricamo e cucito. Dal Catechismo estraggo solo poche righe essenziali: “Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d’ingresso alla vita nello Spirito e la porta che apre l’accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione” [...]. 

Sono molto preoccupato: dev’essere successo qualcosa di tremendo in Italia nell’ultimo quarto di secolo se una ragazza nata negli anni Ottanta, per giunta cresciuta fra cupole e campanili ad Albano Laziale, a due o tre chilometri da Castel Gandolfo, non è stata battezzata e non sa nemmeno come si faccia il segno della croce. Non sei mica figlia di anarchici carrarini o di satanisti torinesi eppure te l’ho dovuto insegnare come lo si insegna ai bambini, quella volta che siamo entrati in Santa Maria degli Angeli. E’ passato del tempo, ti ricordi ancora come si fa? Ti è capitato di segnarti in altre occasioni? Negli anni Ottanta erano ancora vivi i nostri nonni, i miei, i tuoi, i nonni di tutti. Potevamo approfittarne, riscaldarci con gli ultimi fuochi di un catechismo domestico che stava spegnendosi con loro. Me la ricordo come fosse oggi, mia nonna che si segna al passaggio di un’ambulanza. Potevamo raccogliere il testimone, tenere acceso il fuoco, ma non lo abbiamo fatto perché pensavamo che il compito fosse di qualcun altro. Qualcun altro chi, se i nostri genitori erano i primi a fregarsene? “Una cultura può estinguersi come la fiamma di una candela” diceva Konrad Lorenz che ho appena riletto e mi sembra attuale come non mai. Basta che una generazione salti, basta che per vent’anni tutti pensino solo ad abbronzarsi a Sharm-el-Sheikh o a Varadero o sull’atollo, ed ecco che nel 2010 il tuo bambino rischia di non avere nessuno che gli insegni le preghiere. Non si può vivere senza e tu lo sai meglio di me. Quando stavi male e temevi di abortire, me l’hai raccontato, ti sei stesa sul letto e hai cominciato a pregare con parole tue che grazie a Dio sono risultate efficaci. E’ andata bene perché non sapevi le parole delle preghiere ma sapevi che le preghiere esistono. E se non avessi saputo nemmeno questo? In che cosa avresti trasformato la tua angoscia? Un uomo impossibilitato a pregare mi fa venire in mente i cani a cui vengono tolte le corde vocali prima di sottoporli a vivisezione, per non farli abbaiare.

Vogliono farci scendere nel gorgo muti, come in quella poesia di Pavese, ma non ci riusciranno. Tanto per cominciare tu entrerai nella Chiesa orante, l’insieme di coloro che pregano il Padre, il Figlio, la Madonna e i Santi, ed è per mostrarti la porta che sto scrivendo questa Lettera alla Romana (la Lettera ai Romani non è alla mia portata, non sono san Paolo). “Noi non possiamo rimanere quieti fino a che ogni uomo non venga illuminato e non entri in comunione consapevole col suo Salvatore. Noi siamo chiamati a portare Dio a tutti: agli ebrei, ai musulmani, ai nuovi pagani”. Sono parole del cardinale Biffi, il maestro che tenne accesa la luce in anni difficili, quando in Emilia avanzava la notte della ragione e sembrava non si potesse più vivere senza avere in tasca le tessere della Coop e dell’Arcigay. Biffi parla di conversione universale ma io devo fare i conti con le mie forze perciò mi basterebbe cristianizzare te e due o tre altre amiche semipagane. Per la salvezza del resto dell’umanità confido nella venuta di un grande santo, meglio se coadiuvato da qualche santo minore, siccome il lavoro non manca. “Ti piace fare il domatore di conigli” mi hai detto. A me piace dormire, sognare, leggere, bere, non sono uomo da caccia grossa io. E comunque, se proprio proprio, mi avvicinerei alle tigri solo imbracciando un fucile Beretta Silver Sable a canne sovrapposte. San Corbiniano era capace di ammansire gli orsi, san Girolamo gli orsi e san Francesco i lupi. “Vieni qui, fratello lupo, io ti comando in nome di Cristo di non fare alcun male né a me né ad altri”. Sto guardando su Internet un quadro con fratello lupo che in segno di amicizia dà la zampa al Santo e mi vengono le lacrime agli occhi. Io sono fatto così, Sara, mi commuovo facilmente e qualche lupo poco fraterno potrebbe approfittarne, quindi sì, meglio che mi dedichi ai conigli, graziosi animaletti dal morbido pelo. Vengo subito ai tuoi coniglieschi dubbi: “Le mie incertezze nascono dal conflitto che continuamente vivo tra l’attrazione per il sacro e una miscredenza nei suoi confronti. Non riesco a fidarmi delle formule, dei simboli, del segno della croce, delle preghiere a memoria. Non ci credo che l’acqua è santa”. Vedi, nelle cose umane essere diffidenti è saggio ma queste sono cose divine. Dio non gioca a dadi, l’universo non è un immenso gioco delle tre carte. Gli uomini possono raggirarti, le sette (una setta è una religione che pretendendosi tutta mistica prima diventa tutta umana e infine tutta bestiale) possono toglierti libertà e soldi. Cristo invece non ti toglie nulla. Se è davvero risorto, quindi se è davvero figlio di Dio, col battesimo ti donerà la Grazia. Se non è risorto, se era soltanto il figlio del falegname, il battesimo ti incoraggerà a seguire il suo insegnamento da cui, anche su questa terra, si ricavano solo vantaggi: tutti vogliono essere amici di chi cerca di rispettare i dieci comandamenti più uno (il comandamento dell’amore). Comunque Gesù è risorto davvero, così come scritto nei Vangeli, come confermato dalla presenza di centinaia di testimoni oculari alle sue apparizioni, come ribadito dalla persistenza della Chiesa da lui fondata sotto promessa di eternità: l’istituzione di gran lunga più antica fra tutte le istituzioni del mondo, l’unica capace di resistere al logorio di venti secoli. E’ proprio Gesù risorto che dice: “Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Quindi non puoi non credere nella formula, ce l’ha data lui in persona, non l’ha inventata il parroco: “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Non puoi non credere ai simboli, in questo caso all’acqua. Proprio lui, che essendo senza peccato poteva farne a meno, per dare l’esempio si fece battezzare da Giovanni Battista nel fiume Giordano. Le parole contengono le cose, in greco battezzare significa “tuffare”, “immergere”, ovviamente nell’acqua perché “lo spirito di Dio aleggiava sulle acque” e non sul latte d’asina o sul gin tonic. Non credi alle preghiere recitate a memoria? Questo, mi dispiace dirtelo, è proprio Rousseau, e del più rancido. Fa il paio con l’idea anni Settanta che le poesie non vadano mandate a mente, come se versi sublimi potessero spontaneamente venire alle labbra di chiunque in qualunque momento. Il risultato non poteva che essere il presente Alzheimer giovanile di massa: perdita di memoria e naturalezza afasica. E lo sai che l’autore del “Padre nostro” è Gesù Cristo in persona? Pensi di poter fare meglio? Quella che tu chiami miscredenza mi sembra un alibi, ho trovato nel Catechismo un passaggio che fa al caso tuo: “I sacramenti non solo suppongono la fede, ma con le parole e con gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono”. La solitudine è madre dell’angoscia e del dubbio, la fede si rafforza pregando e praticando, in chiesa insieme agli altri. Come l’amore che si impara amando. Pietro Metastasio ha scritto migliaia di versi a suo tempo (nel Settecento) di gran moda e oggi dimenticati. Due meritano di essere ripresi: “Quanto è breve il sentiero, / che dal finto in amor conduce al vero”. In un viaggio non contano molto i motivi, conta la direzione. Il battesimo non è una laurea in teologia, non implica il sapere tutto, non è la fine di un percorso, è l’inizio. Per questo si battezzano anche i bambini. E’ un punto di fronte al quale i presuntuosi di ogni tempo, da Pelagio a Piergiorgio Odifreddi, hanno sempre recalcitrato. Senza lasciarsi intimorire la Chiesa ha sempre proclamato la verità: i bambini nascono col peccato originale e devono essere liberati dal Maligno. Loro non c’erano, nel paradiso terrestre, ad allungare la manina verso l’albero della conoscenza, eppure come tutti ne pagano le conseguenze. Non so se è giusto, anch’io ho qualche dubbio in proposito, ma so che è così, che la natura umana è imperfetta. Forse a una futura mamma non bisogna dirlo ma i bambini sono cattivissimi, qualsiasi maestra te lo può raccontare. Sono gelosi, possessivi, invidiosi. Lasciati senza controllo si accaniscono contro i deboli e i diversi. Sono natura, appunto, biologia allo stato brado. “La storia umana sarà sempre più una gara tra l’educazione e la catastrofe” scrisse profeticamente (nel 1920) uno dei padri della fantascienza, Herbert George Wells. C’era già stata la Prima guerra mondiale ma non ancora le camere a gas, l’atomica, le bombe umane islamiche, la strumentazione dell’orrore manovrata da ex-bambini cattivi non educati o male educati ovvero non educati cristianamente. Coloro che rimandano il battesimo dei propri figli al momento in cui questi saranno grandi e consapevoli, muniti di libero incondizionato arbitrio, stanno parlando dell’anno del mai. Siamo sempre condizionati da qualcosa, meglio essere condizionati dall’amore disinteressato dei genitori che da un ambiente imbevuto di rivalità e competizione. Una delle più belle poesie di Michel Houellebecq recita così: “Mi sarebbe piaciuta una patria, / qualcosa di forte e di grande.” Lo scrittore francese è troppo francese per saperlo ma quella patria esiste ed è la Chiesa. Non negare a tuo figlio la fede dei padri, la compagnia dei fratelli, una casa grande come una cattedrale, l’insegnamento del bene, un amico immortale a cui rivolgersi.

Che Dio vi benedica, tu e il bambino (o la bambina).

Camillo

 

 

NDR.: testo liberamente rivisto in qualche parte e non riletto dall’autore.

Camillo Langone

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