Intervista ai 7 Santi Missionari
Don Luigi, lei è partito per la Cina nel 1906 guidando la prima spedizione salesiana. Che cosa ha trovato al suo arrivo?
Ho trovato un popolo immenso, ricco di cultura, ma piagato dalla povertà, dalle malattie e dall'instabilità politica. Non siamo andati lì con l'atteggiamento di chi vuole insegnare dall'alto in basso, ma con il metodo di Don Bosco: aprire scuole, orfanotrofi, laboratori e dispensari. La missione non è una conquista spirituale, è innanzitutto mettere la propria vita a servizio della dignità degli altri, testimoniando l’amore di Dio.
La sua vita si è conclusa in modo drammatico nel 1930 lungo il fiume Lin-Chow, insieme al giovane padre Callisto Caravario. Cosa successe in quei momenti?
Viaggiavamo su una barca insieme ad alcuni catechisti e a tre giovani studentesse. Fummo assaliti dai pirati cinesi che volevano rapire le ragazze. Il nostro unico pensiero fu quello di fare da scudo umano per proteggere la loro innocenza e la loro libertà. Ci picchiarono e ci condussero nel bosco. Prima di essere fucilati, ci siamo confessati a vicenda e abbiamo pregato per i nostri carnefici.
Qual è il messaggio che il suo martirio lascia ai giovani di oggi?
Che l'amore vero non cerca garanzie di sicurezza. Il pastore non fugge quando arriva il lupo. Ai giovani dico: non abbiate paura di spendere la vita per le cause giuste. Il sangue dei martiri non è mai sprecato, è un seme che continua a fruttificare nel silenzio.
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