Quando il cuore è agitato

Ansia, senso di colpa e rabbia

Quaresima 2026: Per disarmare i conflitti

Quando si comincia davvero ad ascoltare il proprio cuore, come abbiamo provato a fare in questi giorni di Quaresima, emergono spesso emozioni che disturbano la pace interiore. Non arrivano tutte insieme, ma tornano con una certa regolarità. Tra le più frequenti ci sono l’ansia, il senso di colpa e la rabbia. Sono esperienze comuni, soprattutto nel mondo giovanile, e raccontano qualcosa di importante di ciò che stiamo vivendo.

Il problema non è sentirle. Il problema nasce quando non sappiamo come stare davanti a queste emozioni e finiamo per subirle o per scaricarle sugli altri.

L’ansia e la fatica di vivere il presente

L’ansia ha spesso a che fare con il futuro. È legata al bisogno di prevedere tutto, di controllare ciò che verrà, di non farsi trovare impreparati. La mente corre avanti, immagina scenari, anticipa problemi. Il cuore, intanto, resta indietro e si affatica.

Molti giovani vivono così le giornate, con la sensazione di dover sempre dimostrare qualcosa. Questa tensione continua consuma energie e rende difficile abitare l’oggi. Il Vangelo invita a fare un passo diverso, più concreto: restare nel presente, affidando il domani a Dio. Imparare a vivere un giorno alla volta è una vera scuola di pace.

Il senso di colpa che non libera

Il senso di colpa è un’emozione più ambigua. A volte aiuta a prendere coscienza di ciò che va cambiato e apre alla conversione. Altre volte, però, diventa una voce interiore che non lascia scampo, che ricorda continuamente gli errori e impedisce di ripartire.

Molti portano dentro un dialogo molto duro con sé stessi. Si giudicano senza misericordia e fanno fatica a perdonarsi. Questo non porta crescita, ma stanchezza. La Quaresima ricorda che Dio non si ferma all’errore, ma guarda la persona. E questo sguardo può diventare anche il nostro.

La rabbia che chiede ascolto

La rabbia spaventa perché viene associata subito alla violenza. In realtà nasce spesso da una ferita, da una percezione di ingiustizia, da qualcosa che non è stato riconosciuto. Quando resta senza parole, la rabbia si accumula e trova strade sbagliate per uscire.

Ascoltare la rabbia non significa giustificare tutto. Significa riconoscere ciò che sta chiedendo. A volte chiede rispetto, altre volte chiede confini, altre ancora chiede di dire una verità rimasta troppo a lungo in silenzio. Se viene ascoltata, può diventare una forza che orienta, invece di distruggere.

Un clima che pesa sul cuore

Negli ultimi anni, anche i dati ufficiali raccontano un aumento del disagio emotivo tra adolescenti e giovani adulti. Ansia, senso di inadeguatezza e rabbia trattenuta sono sempre più diffusi. Questo dice qualcosa non solo delle singole persone, ma del clima in cui viviamo.

Educare alla pace, oggi, significa anche educare a riconoscere le emozioni e a dare loro un posto. Un cuore che può parlare di ciò che sente è un cuore meno esposto alla violenza.

Lo stile educativo di Don Bosco

Don Bosco aveva una grande capacità di leggere il cuore dei giovani. Non si spaventava delle loro emozioni forti e non cercava di spegnerle con rimproveri. Stava accanto, ascoltava, accompagnava. Aiutava i ragazzi a non identificarsi con ciò che provavano in un momento difficile.

Questo stile resta attualissimo. Un giovane che si sente compreso smette di difendersi e di attaccare. E lentamente può ritrovare pace.

Per chi accompagna altri

Chi educa, anima o accompagna giovani non può togliere ansia, senso di colpa o rabbia dalla vita degli altri. Può però offrire uno spazio sicuro, dove queste emozioni non vengono giudicate né negate.

La pace non si trasmette con le soluzioni pronte. Si trasmette con una presenza stabile, capace di ascolto.

Per continuare il cammino

Ansia, senso di colpa e rabbia non sono ostacoli al cammino spirituale. Sono luoghi in cui la Quaresima può diventare concreta. Imparare a stare davanti a queste emozioni con verità apre, poco alla volta, una strada di pace più profonda.

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