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Quale oratorio per il terzo millennio?

Sono la maggioranza, che non possiamo deludere! Ne va del nostro futuro di cristiani e di cittadini, che partecipano a costruire il bene comune, rendendo più abitabile il territorio dove viviamo, nello spirito della Lettera a Diogneto, che parlava dei cristiani come anima della società.


Quale oratorio per il terzo millennio?

da Quaderni Cannibali

del 16 ottobre 2006

   Più volte mi sono chiesto nel passato: con che cosa sostituiremo i miti, le ideologie, gli eroi abbattuti e svergognati a Berlino e dopo che il vento della libertà ha cominciato a soffiare nell’Est dell’Europa? L’Europa sta veramente diventando casa comune dopo che le frontiere si sono aperte e il mercato reso più libero ed altre nazioni si sono unite alle prime “storiche”?

Sono interrogativi importanti, ineludibili per noi credenti, chiamati a rispondere offrendo il contributo della nostra fede, della nostra speranza, della nostra carità. Sarebbe una partita persa se non fossimo convinti che Dio è presente nella storia e la conduce verso la Risurrezione finale.Come credenti, abbiamo una parte da recitare in questo grande dramma della storia, che a volte assume le tinte della tragedia, a volte quelle della commedia o della farsa. Una sfida importante è quella educativa: che tipo di modello di società offriamo ai fratelli d’Europa, che sono entrati a far parte della casa comune, a quelli che entreranno, forse presto, dalla Turchia e da paesi dove l’Islam è presente in forma massiccia? Se non la Chiesa, che ha la garanzia di eternità da parte dello Spirito Santo, non sappiamo quanto le nostre istituzioni reggeranno all’urto delle nuove culture, ai rapidi cambiamenti imposti dal fenomeno inarrestabile, che si chiama globalizzazione.Come credenti, non possiamo permetterci il lusso di arrivare in ritardo all’appuntamento con la storia. Giovanni Paolo II prima, Benedetto XVI poi, ci spronano ad essere all’avanguardia della storia, con il coraggio di chi sa che ha qualcosa sempre di nuovo da annunziare: Gesù Cristo.

Il problema sarà come annunziarlo, con quale linguaggio e contenuti, in quali spazi. Tante speranze, per quanto riguarda in Italia il nostro mondo giovanile, vanno ancora poste nell’oratorio, spazio di convocazione dei giovani ancora più largo di quanto non lo siano il servizio religioso parrocchiale, la catechesi, i gruppi, le associazioni.Le famiglie, praticanti e non, sono alla ricerca di spazi umanamente e culturalmente affidabili, i giovani stessi desiderano ambienti dove facilmente possono incontrarsi e fare esperienza di umanità, sul territorio si sente l’esigenza di nuove modalità di aggregazione e partecipazione.Questo incrociarsi di attese educative,giovanili e sociali, esige dalla Chiesa un intervento preciso, serio, consapevole, che si traduca in strumenti educativi efficaci quali sono gli oratori, che per le loro caratteristiche possono diventare terreno d’incontro, di dialogo con chi non è credente, con i lontani, gli ultimi. Gli oratori sono uno spazio missionario, una specie di missione nel mondo giovanile, che va incontro loro, dove si trovano fisicamente e psicologicamente.

Ci vuole una Comunità di Viandanti che li raggiunga sulla strada, come il Cristo con i discepoli di Emmaus o che li sappia accogliere nello stile del padre del figliol prodigo, con gioia! «Salvate i giovani - ha detto un giorno il Cardinal Ballestrero - e i giovani salveranno noi!».Per realizzare questo oratorio del Terzo Millennio, occorre una comunità fortemente motivata a educare, dalla fede calda, incandescente; giovani, adulti e famiglie testimoni dei valori cristiani, con vivo senso ecclesiale, con la profonda convinzione di essere da Dio chiamati a essere educatori missionari, ricercando insieme una linea educativa ed evangelizzatrice, leggibile anche da quei giovani che vivono ai margini della Chiesa, della stessa comunità civile. Sono la maggioranza, che non possiamo deludere! Ne va del nostro futuro di cristiani e di cittadini, che partecipano a costruire il bene comune, rendendo più abitabile il territorio dove viviamo, nello spirito della Lettera a Diogneto, che parlava dei cristiani come anima della società.

 

 

don Vittorio Chiari

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