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Prof., ho passato anni difficili ma anche in questi, lei mi è stato vicino

Insegnare non è buttare al vento o dove capita un seme. Ciò che è seminato, a suo tempo, porta frutto se fatto con competenza, cura, presenza educativa. I ragazzi questo lo sanno bene e sanno pure trasmetterlo con forza. Queste parole non sono solo per me...


Prof., ho passato anni difficili ma anche in questi, lei mi è stato vicino

da Quaderni Cannibali

del 12 ottobre 2012  

Qualche giorno fa ho scritto su questo sito una riflessione che iniziava con queste parole: «Si dice che il colpevole ritorni sempre sul luogo del delitto! Ed è bello sapere che questo sia vero anche per gli studenti neodiplomati che tra settembre e ottobre si presentano nella scuola che si sono lasciati alle spalle da poco».

L'avevo scritta perché diversi ex alunni nei giorni scorsi - e qualcuno anche in questi - si erano fatti presenti a più riprese a scuola mostrando un particolare legame pur tra le più varie motivazioni. Era stato un modo per ringraziarli e anche per stuzzicare chi invece non si era fatto vivo in nessun modo. In seguito a quella riflessione ho ricevuto questo messaggio: «Carissimo professore scusi l'orario ma il suo post nel gruppo degli ex-allievi mi ha colpito molto. Devo anche ammettere che fino ad ora mi sono dimenticato di scriverle o magari di venirla a trovare. Volevo solo sapesse che lei è stato (e sono sicuro anche adesso per tantissimi studenti) il migliore professore che si potesse avere, e che sotto ogni punto di vista mi ha sempre stupito e fatto stare bene. Ho passato anni difficili ma anche in questi, lei mi è stato vicino. Grazie mille di tutto maestro di vita. Spero davvero di passare al più presto. Un abbraccio fortissimo».

Qualcuno potrebbe pensare che sia un'autoincensazione, ma ho riportato tutto il testo perché credo che, in un tempo in cui i docenti sono messi spesso nelle condizioni peggiori per lavorare e a rischio di demotivazione oltre che di depressione in qualche caso, sia necessario riscoprire il cuore della scelta che abbiamo fatto, di sentire qualche "carezza", di trovare nuove spinte per far meglio nonostante tutto. I ragazzi che si maturano e che tornano a trovarci oppure ci contattano, sono un segno visibile di un lavoro svolto con passione, competenza e capacità relazionale, lavoro che - pesato su una bilancia - non potrebbe mai essere pagato col denaro, perché è inestimabile! I ragazzi lo dimostrano a modo loro, non solo con parole speciali, ma con gesti semplici. Lo dimostrano non solo a me, ma ne sono certo a tanti altri colleghi; quel messaggio, dunque, non è stato scritto solo per me. 

 

Marco Pappalardo

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