News 3

PRIMO PANE: VIVERE IL MOMENTO PRESENTE

«È lungo i sentieri dell'esistenza quotidiana


PRIMO PANE: VIVERE IL MOMENTO PRESENTE

da L'autore

del 01 gennaio 2002

«È lungo i sentieri dell'esistenza quotidiana

 

 

che potete incontrare il Signore!...

 

 

Questa è la fondamentale dimensione dell'incontro:

 

 

non si ha a che fare con qualcosa,

 

 

ma con Qualcuno, con il "Vivente"»

 

 

 

 

 

(Giovanni Paolo II, Messaggio per la XII giornata mondiale della Gioventù, 1997, n. 1)

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi chiamo Francesco Nguyen Van Thuan e sono vietnamita, ma in Tanzania e in Nigeria i giovani mi chiamano Uncle Francis; così è più semplice chiamarmi zio Francesco, o meglio solo Francesco.

 

 

Fino al 23 aprile 1975 sono stato, per 8 anni, vescovo di Nhatrang, nel centro del Viet Nam, la prima diocesi che mi è stata affidata, dove mi sentivo felice, e verso la quale conservo sempre la mia predilezione. Il 23 aprile 1975 Paolo VI mi ha promosso arcivescovo coadiutore di Saigon. Quando i comunisti sono arrivati a Saigon, mi hanno detto che questa nomina era frutto di un complotto tra il Vaticano e gli imperialisti, per organizzare la lotta contro il regime comunista. Tre mesi dopo, sono stato chiamato al Palazzo presidenziale per esservi arrestato: era il giorno dell' Assunzione della Beata Vergine, 15 agosto 1975.

 

 

Quella notte, su una strada lunga 450 km che porta al luogo della mia residenza obbligatoria, tanti pensieri confusi vengono alla mia mente: tristezza, abbandono, stanchezza, dopo 3 mesi di tensioni. .. Ma nella mia mente sorge chiara una parola che disperde tutto il buio, la parola che monsignor John Walsh, vescovo missionario in Cina, pronunciò quando fu liberato dopo 12 anni di prigionia: «Ho passato la metà della mia vita ad aspettare ». E verissimo: tutti i prigionieri, incluso io stesso, aspettano ogni minuto la liberazione. Ma poi ho deciso: «Io non aspetterò. Vivo il momento presente, colmandolo di amore».

 

 

Non è una ispirazione improvvisa, ma una convinzione che ho maturato in tutta la vita. Se io passo il mio tempo ad aspettare, forse le cose che aspetto non arriveranno mai. La sola cosa che sicuramente arriverà è la morte.

 

 

 

 

 

Nel villaggio di Cày Vong, dove sono stato assegnato con residenza obbligatoria, sotto la sorveglianza aperta e nascosta della polizia « confusa» tra il popolo, giorno e notte mi sentivo ossessionato dal pensiero: Popolo mio! Popolo mio che amo tanto: gregge senza pastore! Come posso entrare in contatto con il mio popolo, proprio nel momento in cui hanno più bisogno del loro pastore? Le librerie cattoliche sono state confiscate, chiuse le scuole; le suore, i religiosi insegnanti vanno a lavorare nei campi di riso. La separazione è uno shock che distrugge il mio cuore.

 

 

«Io non aspetterò. Vivo il momento presente, colmandolo di amore; ma come?».

 

 

 

 

 

Una notte, viene una luce: «Francesco, è molto semplice, fai come san Paolo quando era in prigione: scriveva lettere a varie comunità ». La mattina seguente, nell'ottobre 1975, ho fatto segno a un ragazzo di 7 anni, Quang, che ritornava dalla Messa alle 5, ancora nel buio: «Di' a tua mamma di comprare per me vecchi blocchi di calendari ». Nella tarda sera, di nuovo al buio, Quang mi ha portato i calendari, e tutte le notti di ottobre e di novembre del 1975 ho scritto al mio popolo il mio messaggio dalla cattività. Ogni mattina, il ragazzo veniva a raccogliere i fogli per portarli a casa e far ricopiare il messaggio dai suoi fratelli e dalle sue sorelle. Ecco come è stato scritto il libro Il cammino della speranza, pubblicato in 8 lingue: vietnamita, inglese, francese, italiano, tedesco, spagnolo, coreano, cinese.

 

 

La grazia di Dio mi ha dato l'energia per lavorare e per continuare, anche nei momenti più disperati. Ho scritto il libro di notte, in un mese e mezzo, perché avevo paura di non poterlo terminare: temevo di essere trasferito in un altro luogo. Quando sono arrivato al numero 1001 ho deciso di fermarmi: sono come le «mille e una notte »...

 

 

 

 

 

Nel 1980, in residenza obbligatoria a Giangxa, nel Viet Nam del Nord, ho scritto, sempre di notte e in segreto, il mio secondo libro, Il cammino della speranza alla luce della Parola di Dio e del Concilio Vaticano II, poi il mio terzo libro, I pellegrini del cammino della speranza:

 

 

« Io non aspetterò. Vivo il momento presente, colmandolo di amore ».

 

 

Gli apostoli avrebbero voluto scegliere la via facile: « Signore, lascia andare la folla, così che possa procurarsi il cibo... ». Ma Gesù vuole agire nel momento presente: «Date loro da mangiare voi stessi» (Lc 9,13). Sulla croce, quando il ladrone gli ha detto: «Gesù, ricordati di me, quando verrai nel tuo regno », egli ha risposto: «Oggi sarai con me in paradiso» (Lc 23,42-43). Nella parola« oggi» sentiamo tutto il perdono, tutto l'amore di Gesù.

 

 

Padre Massimiliano Kolbe viveva questo radicalismo quando ripeteva ai suoi novizi: « Tutto, assolutamente, senza condizione ». Ho sentito Dom Helder Camara dire: «La vita è imparare ad amare ». Una volta, Madre Teresa di Calcutta mi ha scritto: «L'importante non è il numero di azioni che facciamo, ma l'intensità di amore che mettiamo in ogni azione ».

 

 

Come attingere questa intensità di amore nel momento presente? Penso che devo vivere ogni giorno, ogni minuto come l'ultimo della mia vita. Lasciare tutto ciò che è accessorio, concentrarmi soltanto sull'essenziale. Ciascuna parola, ciascun gesto, ciascuna telefonata, ciascuna decisione è la cosa più bella della mia vita, riservo a tutti il mio amore, il mio sorriso; ho paura di perdere un secondo, vivendo senza senso...

 

 

Ho scritto nel libro Il cammino della speranza: «Per te, il momento più bello è il momento presente (cfr. Mt 6,34; Gc 4,13-15). Vivilo appieno nell' amore di Dio. La tua vita sarà meravigliosamente bella se sarà come un cristallo formato da milioni di tali momenti. Vedi come è facile?» (CS, n. 997).

 

 

Carissimi giovani, nel momento presente Gesù ha bisogno di voi. Giovanni Paolo II vi chiama, insistente, ad affrontare le sfide del mondo di oggi: « Viviamo in un' epoca di grandi trasformazioni, nella quale tramontano rapidamente ideologie che sembravano dover resistere a lungo all'usura del tempo e nel pianeta si vanno ridisegnando confini e frontiere. L'umanità si ritrova spesso incerta, confusa e preoccupata (Mt 9,36), ma la parola di Dio non tramonta; percorre la storia e, nel mutare degli eventi, resta stabile e luminosa (Mt 24,35). La fede della Chiesa è fondata su Gesù Cristo, unico salvatore del mondo: ieri, oggi e sempre (Eb 13,8)» (Giovanni Paolo II, Messaggio per la XII giornata mondiale della Gioventù, 1997, n. 2).

 

 

 

 

 

 

 

 

Preghiera

 

 

 

 

 

IN PRIGIONE, PER CRISTO

 

 

 

 

 

Gesù,

 

 

ieri pomeriggio, festa di Maria Assunta,

 

 

sono stato arrestato.

 

 

Trasportato durante la notte da Saigon fino a Nhatrang

 

 

quattrocentocinquanta chilometri di distanza

 

 

in mezzo a due poliziotti,

 

 

ho cominciato l'esperienza di una vita di carcerato.

 

 

Tanti sentimenti confusi nella mia testa: tristezza, paura, tensione,

 

 

il mio cuore lacerato

 

 

per essere allontanato dal mio popolo.

 

 

Umiliato, ricordo le parole della Sacra Scrittura:

 

 

«E stato annoverato tra i malfattori

 

 

- et cum iniquis deputatus est» (Lc 22,37).

 

 

Ho attraversato in macchina le mie tre diocesi, Saigon, Phanthiet, Nhatrang:

 

 

con tanto amore verso i miei fedeli,

 

 

ma nessuno di loro sa che il loro Pastore sta passando,

 

 

la prima tappa della sua Via crucis.

 

 

Ma in questo mare di estrema amarezza,

 

 

mi sento più che mai libero. Non ho niente con me,

 

 

neanche un soldo, eccetto il mio rosario

 

 

e la compagnia di Gesù e Maria.

 

 

Sulla strada della prigionia ho pregato:

 

 

«Tu sei il mio Dio e il mio tutto ».

 

 

 

 

 

Gesù,

 

 

ormai posso dire come san Paolo:

 

 

«Io Francesco, a causa di Cristo, ora sono in prigione

 

 

- ego Franciscus, vinctus Jesu Christi pro vobis» (Ef 3,1).

 

 

Nel buio della notte

 

 

in mezzo a questo oceano di ansietà, d'incubo,

 

 

piano piano mi risveglio:

 

 

«Devo affrontare la realtà ».

 

 

«Sono in prigione,

 

 

se aspetto il momento opportuno

 

 

per fare qualcosa di veramente grande,

 

 

quante volte nella vita mi si presenteranno

 

 

simili occasioni?

 

 

No, afferro le occasioni che si presentano ogni giorno,

 

 

per compiere azioni ordinarie in un modo straordinario ».

 

 

 

 

 

Gesù,

 

 

io non aspetterò, vivo il momento presente, colmandolo di amore.

 

 

La linea retta è fatta di milioni di piccoli punti uniti uno all'altro.

 

 

Anche la mia vita è fatta di milioni di secondi e di minuti uniti uno all'altro.

 

 

Dispongo perfettamente ogni singolo punto

 

 

e la linea sarà retta.

 

 

Vivo con perfezione ogni minuto

 

 

e la vita sarà santa.

 

 

Il cammino della speranza è lastricato di piccoli passi di speranza.

 

 

La vita di speranza è fatta di brevi minuti di speranza.

 

 

Come tu, Gesù, che hai fatto sempre ciò che piace al Padre tuo.

 

 

Ogni minuto voglio dirti:

 

 

Gesù, ti amo,

 

 

la mia vita è sempre una «nuova ed eterna alleanza» con te.

 

 

Ogni minuto voglio cantare con tutta la Chiesa:

 

 

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo...

 

 

 

 

 

 

 

 

Residenza obbligatoria

 

 

a Cây-Vông (Nhatrang, Centro Viet Nam),

 

 

16 agosto 1975,

 

 

all'indomani dell'Assunzione di Maria

 

 

 

 

 

 

card. François Xavier Nguyen van Thuan

  • testo
  • articolo
  • card. François Xavier Nguyen van Thuan
  • Giovanni Paolo II
  • giovani
  • adulti
  • prigione
  • educatori
  • animatori

Mucha Suerte Versione app: f4f8ceb