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Prefazione

Qualche studioso di professione potrebbe tacciare di superficialità l'introdurre nella narrazione discorsi diretti o a dialogo. Data l'indole del lavoro, non è da cercare qui tanta severità di metodo.


Prefazione

da Memorie Biografiche

del 06 dicembre 2006

Anche questo volume comprende un anno solo della vita del Beato Don Bosco, il 1876. La narrazione vi è condotta con gli stessi criteri, che servirono di guida nel volume undecimo, cioè a capitoli organici, con abbondanza di particolari d'ogni maniera e riproducendo testualmente la Parola del Servo di Dio, ci sia questa tramandata nei suoi scritti o in scritti altrui.

Se queste pagine verranno sott'occhio a lettori, che direttamente o indirettamente abbiano avuto conoscenza sicura di fatti e detti del Beato o che ne posseggano autografi inediti, a qualunque anno della sua vita tutto questo appartenga, vogliano darne comunicazione in forma precisa e con le debite garanzie. Cose che in se stesse o per noi sembrassero di poco o niun conto, potrebbero acquistar valore messe in rapporto con altre o giovare comunque ai futuri studi, che non mancheranno di farsi sul nostro Beato. Perciò bisogna evitare che il tempo le mandi in dileguo.

Le Memorie biografiche, chiunque col volgere degli anni ne debba proseguire la compilazione, sono certamente destinate a costituire la fonte precipua a cui attingeranno quanti vogliano con serietà occuparsi di Don Bosco; la qual considerazione, obbliga alla fedele osservanza della legge storica, formulata già da Cicerone e citata pure da Leone XIII, che lo storico nihil falsi dicere audeat, nihil veri non audeat. La seconda parte di questo canone costringe a toccar anche certi punti delicati, che si preferirebbe lasciare per lo meno in una discreta penombra, se non anche nell'ombra intera. Purtroppo alcuni atti di Personaggi autorevoli e degni del massimo rispetto si avviticchiano così tenacemente all'attività del nostro Beato, che torna impossibile divellerli. Ogni buon lettore quindi, che svolga queste pagine per edificarsi, guardi con grande serenità il vario succedersi degli avvenimenti, assurgendo dalla loro contingenza immediata a contemplarli nei disegni altissimi della Provvidenza, quali emergono dall'osservazione e dalla valutazione degli sviluppi successivi. Tale è appunto la. fortuna che abbiamo noi venuti dopo; il tempo, che è galantuomo, mette ordinariamente le cose a posto, sicchè alla distanza di mezzo secolo si può senza gran fatica giudicare da qual parte stesse la ragione e da quale il torto in fatti che al loro avverarsi sollevarono contrasti e causarono lunghe e immeritate amarezze.

Sono casi straordinari questi, se li raffrontiamo al tenore della comune vita cristiana, ma ordinari per i Santi. Infatti Benedetto XIV asserisce che per chi si occupa di canonizzazioni, ha grande valore la ricerca, se il canonizzando abbia patito persecuzioni e se le abbia sostenute con carità; il che consuona Perfettamente con la dottrina di sant'Antonino da Siena. A un fatto confermato dalla storia che nei Santi canonizzati si avverò quanto scrive il Rodriguez. Toccarono, dic'egli, ai Santi casi più scabrosi che a noi altri, perchè i più santi sogliono essere da Dio più Provati; ma essi stavano sempre in un medesimo essere, sempre con un medesimo sembiante, sempre con una certa serenità e allegrezza interiore ed esteriore, come se ogni giorno fosse Pasqua per loro. D'altro lato, ciò che cresce nella lotta, si fa saldo e resiste alle vicissitudini incessanti degli uomini e dei tempi. Nessuna meraviglia dunque che così sia stato per il Beato Don Bosco e per la sua Opera. Di somma edificazione sarà per noi il considerare quale fu il Beato Don Bosco in mezzo alle contrarietà della vita, e di non poca istruzione il considerare come acquistino stabilità duratura le grandi Istituzioni religiose.

Qualche studioso di professione potrebbe tacciare di superficialità l'introdurre nella narrazione discorsi diretti o a dialogo. Data l'indole del lavoro, non è da cercare qui tanta severità di metodo. Osservato questo in generale, bisogna aggiungere che le parlate dirette sono desunte da una cronaca manoscritta di Don Giulio Barberis, che, pieno di venerazione e di affetto per il padre dell'anima sua, ne raccolse per un tempo studiosamente anche le conversazioni familiari; i dialoghetti invece hanno un'altra ragione di essere. Il Beato Don Bosco, narrando cose occorsegli, soleva ridire botte e risposte, secondochè la memoria glie ne somministrava il ricordo; Don Lemoyne poi e altri, che udivano e ne prendevan nota, le riproducevano tali e quali; e tali e quali non deve parer strano che qui ricompaiano, sebbene fosse possibile valersene in forma diversa e più consentanea alle abitudini mentali dei dotti. Ma chiunque metta mano al proseguimento di questo lavoro deve dire: A dotti e non dotti debitor sum.

 

Torino, festa dell'Immacolata, 1930.

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