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Prefazione

Con grandissima letizia colgo l'opportunità che mi è stata offerta di scrivere la prefazione di questo libro, che contiene le meditazioni svolte nel corso dell'ultimo ritiro spirituale guidato dal mio amico e successore alla presidenza del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, il Cardinale Fran√ßois-Xavier Nguyen Van Thuan.


Prefazione

da L'autore

del 01 gennaio 2002

Con grandissima letizia colgo l'opportunità che mi è stata offerta di scrivere la prefazione di questo libro, che contiene le meditazioni svolte nel corso dell'ultimo ritiro spirituale guidato dal mio amico e successore alla presidenza del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, il Cardinale François-Xavier Nguyen Van Thuan.

"Chiamatemi Padre Francesco". Con queste parole, piene di semplicità e d'umiltà, avviò la sua conferenza introduttiva, dandoci subito il tono di ciò che potremmo considerare la sua ultima testimonianza. Quanti di noi l'hanno conosciuto personalmente possono manifestare che la sua grandezza è stata appunto la profonda consapevolezza di non essere nulla di per se stesso - cioè, senza Gesù. Forse è per questo che Dio risplendeva davanti a noi per mezzo suo.

In seguito alla sua liberazione, dopo tredici oscuri e terribili anni trascorsi prigioniero dei comunisti in Vietnam, fu invitato da Papa Giovanni Paolo II a predicare gli esercizi spirituali al Santo Padre e alla Curia Romana, nell'anno del Grande Giubileo del 2000. Questi esercizi gli conferirono una grande popolarità, ma egli continuava ad essere lo stesso pacifico ed umile "Padre Francesco".

Proprio per far vedere al mondo che Dio l'aveva scelto soltanto per sé, gli ultimi anni del suo servizio alla Chiesa furono pieni di sofferenza, continua ma silenziosa, provocata da un tumore che lo ha condotto alla pace del Signore, il 16 settembre 2002.

Le sue meditazioni sono commoventi e profonde. Ritengo sia importante considerare che doveva predicarle dopo appena due ore scarse di sonno quotidiano. "Offro la mia modesta sofferenza per i sacerdoti", confidò durante la sua agonia.

Ahimé, ci è stato tolto troppo presto. Possa la sua testimonianza aiutare tutti i fedeli di Cristo a crescere nell'amore per la nostra Chiesa Cattolica, per la quale il Cardinal Van Thuan ha speso la sua vita nella fede e nella speranza. 

+ Roger Card. Etchegaray

Introduzione

Aveva un sorriso coinvolgente, pieno di pace e serenità quando mi disse:

"Se il Signore mi concederà la vita, potrei guidare tutto il ritiro?".

"Io gli avevo chiesto soltanto di dirigere la conferenza introduttiva e risposi con gratitudine: "Eminenza, questo sarebbe meraviglioso!"

Così, nel febbraio 2002, a guidare gli Esercizi Spirituali per un gruppo di 50 sacerdoti, fu il Card. François-Xavier Nguyen Van Thuan, venuto a mancare a Roma, all'età di 74 anni, lo scorso 16 settembre.

Nato il 17 aprile 1928, a Phu Cam, un paesino della provincia di Hue, in Vietnam, era il primo di 8 figli e nipote del Primo Presidente della Repubblica del Vietnam del Sud. Dopo il seminario, fu ordinato sacerdote nel giugno del 1953. Studiò Diritto Canonico a Roma e partecipò a Corsi Spirituali e Apostolici nell'Europa di quel tempo. AI suo ritorno lavorò per un certo periodo nel campo della formazione dei sacerdoti. Poi, il 24 giugno 1967, fu nominato Vescovo della Diocesi costiera di Nha Trang.

Nel 1975, una settimana prima che Saigon cadesse nelle mani delle forze comuniste, fu nominato dalla Santa Sede Arcivescovo coadiutore della Diocesi di quella città. La sua nomina venne però rifiutata dalle autorità comuniste. 1115 agosto 1975 fu convocato presso il Palazzo dell'Indipendenza, consegnato ai militari della Regione e portato in una piccola parrocchia di Cay Vong, dove fu messo sotto sorveglianza.

Iniziò così la sua lunga prigionia che durò per ben 13 anni, durante i quali conobbe nel 1976, la terribile prigione di Phu Khanh e il campo di rieducazione di Vinh Phu nel Vietnam Settentrionale. In seguito, fu posto sotto sorveglianza prima a Giang Xa, poi presso Hanoi.

Sebbene il 28 novembre 1988 fosse terminata ufficialmente la sua prigionia, non ebbe il permesso di raggiungere il suo posto di Arcivescovo Coadiutore a Ho Chi Minh (l'antica Saigon). Gli venne quindi assegnata una residenza nella casa dell'Arcivescovo di Hanoi. Durante un soggiorno a Roma, nel settembre del 1991, si rese conto che il governo vietnamita non lo avrebbe più lasciato rientrare nel suo paese.

Cominciò così a lavorare in Vaticano, e fu nominato Presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e per la Pace il 24 giugno 1998.

Nella Quaresima del 2000, commosse milioni di persone, che poterono conoscere alcuni passaggi degli Esercizi Spirituali predicati per il Santo Padre e per i membri della Curia Romana. Nelle sue meditazioni profuse le sue esperienze spirituali maturate nel carcere. Il giorno delle sue esequie nella basilica di San Pietro, il Santo Padre nell'omelia ha sottolineato: « Spera in Dio! Con quest'invito a confidare nel Signore il caro Porporato aveva iniziato le meditazioni degli Esercizi Spirituali. Le sue esortazioni mi sono rimaste impresse nella memoria per la profondità delle riflessioni, arricchite da continui ricordi personali, in gran parte relativi ai tredici anni passati in carcere. Raccontava che proprio in prigione aveva compreso che il fondamento della vita cristiana è "scegliere Dio solo", abbandonandosi totalmente nelle sue mani paterne».

Sua Eminenza scelse di vivere con noi durante il ritiro, benché abitasse poco lontano: "forse posso fare del bene" disse. Infatti, ogni sera, abbiamo avuto l'opportunità e il privilegio di conoscere la profondità del suo cuore, nei momenti di scambio e di colloquio più familiari.

Ci parlò anche della sua necessità, per motivi di salute, di seguire una dieta particolare: "Solo un po' di pesce, niente latte, un po' di riso... Ho un tumore", disse sorridendo mentre si toccava lo stomaco.

Sono convinto che Sua Eminenza abbia preparato questo ritiro sapendo che sarebbe stata la sua ultima opportunità di parlare a dei sacerdoti.

Una volta la sua segretaria mi ha chiamato: "Sua Eminenza vorrebbe parlare con Lei".

Voleva, in tutta semplicità, chiedermi un parere su una nuova idea. "Cosa pensa di questo? Le dieci A per ogni sacerdote" - una idea geniale per riassumere tutto il ritiro.

Per tutti noi partecipanti, questo ritiro è stato come un cenacolo, nel quale abbiamo potuto rinnovare profondamente la nostra fede e la nostra vocazione sacerdotale, guidati da un maestro e martire del 20° secolo.

P. Dermot Ryan, LC

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