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PER SEMPRE NELLA SQUADRA DI DIO da Giovani per i Giovani

Ha ancora senso dire un Si per sempre? Impegnare tutta la propria vita per Dio e per i giovani? Il 24 giugno sono stati ordinati sacerdoti salesiani don Mariano, don Gabriele, don Gianluca e don Alberto a cui abbiamo fatto queste domande. Nel mese di settembre e ottobre faranno la loro Professione Perpetua tra i salesiani e le suore salesiane Manolo, Eros, Luca, Vanni, Paul Erick, Corneliu, Alessandra, Lara e Gabriele. Anche a quest'ultimi due abbiamo chiesto di spiegarci la loro scelta. Un augurio di cuore a tutti.Gabriele Visentin


PER SEMPRE NELLA SQUADRA DI DIO da Giovani per i Giovani

da GxG Magazine

del 27 settembre 2006

Gabriele Visentin

 

 1. Che cosa significa per te la Professione Perpetua?

 

I significati sono molti e diversi, ma penso che quello più importante sia il fatto di essere arrivato ad una meta “definitiva” nel mio cammino di formazione che è al tempo stesso un nuovo e grande punto di partenza. Fino ad oggi potevo mettere in discussione una certa scelta di vita, quella del religioso consacrato, ora devo lasciare da parte un certo tipo di infatuazione per questa scelta e parlare di fedeltà concreta e costante per il resto della vita. Non che prima la fedeltà fosse messa da parte, ma ora deve sostenere la mia vita in maniera forte e sicura per far fronte a qualsiasi momento di difficoltà che troverò nel mio cammino. Una fedeltà da vivere nella realtà di ogni giorno come la vita in comunità, la preghiera, il rapporto personale con Dio; in poche parole entra sempre più in “gioco” quel voto di Obbedienza che tante volte si comprende a fatica.

 

2. Che cosa vuol dire essere salesiano Coadiutore?

 

Vuol dire scegliere uno stile di vita completamente a servizio di Dio e dei fratelli. Il fatto di non essere un sacerdote, in una società come quella odierna, facilita il rapporto con quelle persone che “del prete” non ne vogliono sapere o non sanno cosa farsene. Il nostro grande vantaggio è quello di poter stare in contatto con moltissime persone nei luoghi di lavoro, nelle scuole professionali, nel rapporto con genitori che non si sentono a proprio agio davanti ad un sacerdote, e testimoniare una scelta di vita spesa per Dio a servizio nel mondo.

 

3. Ti viene consegnata una croce con l'immagine del Buon Pastore, che strada ti indica?

 

Una strada d’amore, di servizio, di dedizione, di umiltà e di bontà verso i nostri fratelli più deboli e di grande responsabilità nei loro confronti: per essere voce di chi non ha voce e speranza per chi non ne ha.

 

 

Don Alberto Poles

 

1. Cosa significa per te essere diventato salesiano prete tre mesi fa?

 

Credo di trovarmi davanti a qualcosa per la quale non ho fatto nulla per meritarla e che quindi trova la sua ragion d’essere unicamente nella sovrabbondante Grazia di Dio. Posso dire che tanta generosità del Signore diventa per me impegno ad una risposta generosa e riconoscente.

Il mio programma di vita sacerdotale è molto semplice: essere ministro della Misericordia di Dio …di quel Dio che ha sempre avuto tanta pazienza e bontà con me, che mi ha accolto così come sono e che oggi mi chiede di annunciare ai giovani il Suo Amore incondizionato per loro.

2. Quali sono state fino ad ora le esperienze pi√π belle?

 

 

L’obbedienza estiva mi ha portato a Verona, all’oratorio San Domenico Savio, già due giorni dopo l’ordinazione, come aiutante per il ministero in parrocchia e nell’animazione dell’oratorio. Finora sono sempre rimasto qui, di conseguenza ho vissuto il ministero sacerdotale in quella che si potrebbe definire la più assoluta ordinarietà della vita di un sacerdote salesiano …e qui viene il bello!!! La vera novità è stata il poter incontrare i giovani nel sacramento della riconciliazione: che miracolo l’essere stato strumento della Misericordia di Dio per tanti giovani, incontrandoli ad un livello di profondità mai vissuto prima. La cosa eccezionale è data dal fatto che non si è trattato solo di ragazzi/giovani ‘in cammino’: spesso mi sono trovato a proporre la confessione a tanti giovani che, apparentemente indifferenti a Cristo, si sono affacciati all’oratorio solo per i tornei o le attività ricreative. Dopo la sorpresa iniziale, la maggior parte ha approfittato dell’opportunità offerta …e qualcuno è tornato a confessarsi dopo due o tre anni. E’ proprio vero che non si deve temere di essere importuni! Detto in altro modo: ho constatato quanto possa essere importante ed evangelizzante la presenza di un sacerdote in un cortile dove apparentemente ci si limita a giocare.

3. Cosa hai scoperto di nuovo dell'amore di Dio nella tua vita con questa nuova scelta?

Di nuovo? …credo poco, perché questa ‘nuova scelta’ è frutto dell’amore di Dio nella mia vita. Al massimo posso dire di aver avuto conferma che veramente l’amore di Dio è fedele e paga con il centuplo quaggiù, e che il Signore si serve delle ‘povere persone’ per rivelare la Sua grandezza.

4. Quando adesso ti chiamano 'don' ti giri?

 

 

Fin troppo …infatti, durante una camminata in alta montagna a Mezzano di Primiero, dove ho celebrato l’Eucaristia con i ragazzi del Grest, dopo ogni piccola sosta tutti dicevano don che è la forma contratta del dialetto ‘andon’ (=andiamo) …ed io mi guardavo intorno per capire chi mi chiamasse…ma il problema vero è quando le persone di 70-80 anni ti chiamano ‘padre’ : spesso vorrei rispondere: “dimmi, figliolo/a”.

 

 

Sr Lara Leonardi

 

Cosa significa per te fare la professione perpetua?

 

1) Significa poter dire col Cantico dei Cantici: “il mio amato è per me, ed io per lui”; significa scegliere di vivere sempre in stretta unione con il Dio che ami e da cui ti senti amata, essere tutta Sua, per il bene dei giovani… e per ottenere la vera gioia, che solo Lui può donare!

 

Cosa caratterizza una Figlia di Maria Ausiliatrice?

 

 2) Figlia: riconoscere che “tutto quello che siamo” è un dono che abbiamo ricevuto: la vita da Dio e dai genitori, e il carisma, cioè lo stile della nostra vita, da Don Bosco e Madre Mazzarello attraverso la comunità che ci “passa il testimone” e che permette di viverlo, perché è un carisma educativo che si può vivere solo in comunità, insieme. Questa scoperta di aver ricevuto tutto porta alla riconoscenza e alla preghiera che circonda le nostre giornate di pause di felicità per quanto abbiamo e siamo.

di Maria: una parte essenziale della nostra vita è guardare a Maria, amarla, cercare di essere almeno un po’ come lei, e sentire che lei è nostra madre, ci accompagna e ci insegna come fare per essere davvero come Dio ci vuole. È lei che ci ripete di “fare quello che Gesù ci dirà”, che ci mostra come essere davvero premurose e sollecite per gli altri, e soprattutto ci ha dato un esempio di cosa vuol dire e come si fa a rispondere “sì” al Signore, senza tirarsi mai indietro, anche quando seguire Gesù risulta difficile.

Ausiliatrice: come Maria il nostro compito è quello di essere presenti tra i giovani (ma anche in comunità) come chi è attento a quello che l’altro vive, per accompagnare, aiutare, sostenere, perché la vita possa nascere e crescere gioiosa e ricca d’amore.

 

C’è un gesto particolare che farai: la firma della formula della professione sull’altare. Perché?

 

3) La firma è segno di un’alleanza, di un patto che si decide di accettare e che impegna ad essere portato fino in fondo. Si mette il proprio nome (biblicamente, la nostra intera persona) a servizio di quanto si è scritto. La firma si fa sull’altare perché l’altare rappresenta Gesù, la “roccia” della fedeltà di Dio, che accetta e quasi “controfirma” il patto d’amore che è stato stipulato a partire dalla Sua chiamata.

don Filippo Perin

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