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Per piacere o per... donare!?!! da Giovani per i Giovani

La sessualità è un argomento trattato e bistrattato in questo mondo, in questa epoca, ognuno vuole dire la sua. Esistono argomenti davanti ai quali sarebbe utile mettersi in ascolto dell'argomento stesso, lasciargli dire la sua!


Per piacere o per… donare!?!! da Giovani per i Giovani

da GxG Magazine

del 13 dicembre 2006

Non si può negare che la sessualità sia un argomento che ci tocca nel profondo, tutti indifferentemente, ne siamo coinvolti in modo così forte da essere necessaria, a volte una presa di distanza per evitare di cogliere le cose in modo deformato o ridotto, per non vedere solo i dettagli più legati all’attuale “cultura del sesso”.

Facciamo allora un passo indietro e pensiamo a cosa caratterizza l’uomo fin dalla nascita: IL DESIDERIO!

L’uomo desidera essere felice (realizzarsi in principio non era il verbo della carriera lavorativa ma dell’essere in pienezza, come Dio ci ha pensati!),lo desidera fin dalla nascita.

Il bambino per essere felice cerca di soddisfare i suoi bisogni primari ( mangiare, bere ...), poi crescendo i bisogni cambiano e inizia un cammino di ricerca continua.

Su questo cammino c’è bisogno di molta attenzione, prima di tutto perché è in gioco la nostra vita e poi perché gli stimoli che riceviamo sono molti e non è automatico saper scegliere.

Il mondo propone mille soluzioni ai nostri desideri, eppure noi non siamo mai felici…mai soddisfatti…perché? Non sarà forse segno che cerchiamo qualcosa di più grande?

 

Nella società di oggi, bombardati da una pubblicità sfrontata, aggrediti dalla mercanzia del nudismo ci occorre un supplemento di forza, in proporzione alla nostra debolezza. Dobbiamo sapere chi realmente siamo per ESSERE quello che SIAMO.

 

La nostra società è la società dell’AVERE, ma la felicità dell’uomo è ESSERE, è necessario quindi distinguere quali sono le cose che abbiamo dalle caratteristiche del nostro ESSERE.

È corretto dire di avere un problema, non di essere un problema, di avere una malattia, non di essere un malato, ma non è corretto dire di AVERE una sessualità: la sessualità è un elemento del nostro ESSERE, noi siamo maschio e femmina e come tali dobbiamo esprimerci per realizzarci.

La logica della cultura dell’avere vuole che, se possediamo una cosa (la sessualità), possiamo usarla quando ne abbiamo voglia (istinto) per una finalità (piacere).

Fin da piccoli siamo abituati ad avere tutto e subito, senza riserve né rinunce. Tutto ruota attorno alla nostra fame di avere, di possedere.

Perché dunque non possedere il corpo dell’altro? È un mio diritto, io TI AMO!

 

Quando l’‘amore’ domina.

Che cos’è l’amore in questa concezione?

È attrazione fisica, è istinto, è Eros, è bisogno fisico, UNA FORZA CHE CI DOMINA.

Che tipo di incontro si realizza?

Un incontro parziale, non fra me e te, ma tra una parte di me e di te che ci domina.

Che futuro ha questo rapporto?

Il rapporto finisce nel momento in cui il desiderio è soddisfatto. Certo, si può continuare a stare insieme, ma solo perché il desiderio avrà ancora bisogno di essere soddisfatto…

Ciò porta a una ripetitività ossessiva, nell’illusione di trovare quella quiete che solo l’amore può dare.

Pi√π si collezionano atti di piacere, pi√π sembra svuotarsi la gioia del cuore.

Il desiderio che cerchiamo di soddisfare sembra infinito, non riusciamo a colmarlo…perché?

Perché quello che è in noi è DESIDERIO D’INFINITO, perché Dio stesso l’ha posto in noi e come tale solo l’infinito può saziarlo…

Lasciare libero il desiderio sessuale in un mondo assediato dalla morte, in cui Dio è rifiutato, equivale esattamente a far uscire dalla gabbia una belva inferocita dall’assenza di preda, perché non trova, alla fine, ciò che cerca.

Finchè non avrai incontrato Colui che ha plasmato il tuo cuore, non potrai mai amare con l’intensità che vorresti.

 

Un progetto

La finalità del PROGETTO SESSUALITÁ, un progetto che Dio ha fatto su di noi, è la gioia dell’essere, dell’essere vivi, la gioia della vita e di conseguenza di poter “fare” vita.

Le funzioni della sessualità sono anzitutto tre:

-   CREATIVA nella relazione, nell’incontro con l’altro in cui si esce da se stessi;

-   RICREATIVA perché l’incontro dona gioia;

-   PROCREATIVA, cioè di rinascita di se stessi e di nuove creature!

È un argomento molto complesso e delicato questo, proprio per questo è bene essere chiari, chiedere e rispondere senza timore, ma allo stesso tempo imparare ad essere delicati; la natura stessa della sessualità è mistero, il banalizzare, la volgarità, le parole grossolane vanno escluse, perché la sessualità è un’opera d’arte del creatore, è un dono per AMARE, un talento da far fruttificare con fantasia d’amore, quale che sia la nostra scelta esistenziale.

Ricordiamoci che la sessualità e l’affettività non sono separate né separabili, fanno parte del nostro essere uomini in pienezza, perciò è bene essere “tecnici”, ma con cuore, facendo vivere in noi la purezza del dono che Dio ci ha fatto, il nostro corpo!

Nessuno scambio fisico può avere luogo senza che la tua anima ne sia investita, perché il corpo è manifestazione dell’anima, è te stesso. E l’anima del tuo compagno o della tua compagna ne rimane coinvolta.

 

Chi è alla guida?

La sessualità è anche un’energia istintiva, un impulso, una pulsione nell’uomo, per questo va GUIDATA dal cuore e dalla ragione per essere parte integrante della nostra persona e non un elemento che ci sfugge di mano.

Nel  cammino personale di ognuno di noi c’è una scoperta da fare, una grande quanto semplice scoperta:

IO POSSO IMPARARE CON LA VOLONTÁ A GUIDARE I MIEI SENTIMENTI E I MIEI ISTINTI, alla frase”all’amore non si comanda” non si risponde sottomettendosi a ciò che si sente ma essendo consapevoli che ciò che sentiamo non deve guidarci o, peggio, comandarci, ma siamo noi a doverlo indirizzare, perché sia per noi come la forza di un canale che ci fa arrivare al mare, non che travolge le nostre piantagioni e rovina il raccolto.

Altrimenti non è più l’uomo a possedere il desiderio, ma il desiderio a possedere l’uomo.

AMARSI è AVERE FAME INSIEME non mangiarsi l’uno con l’altro!!!

Si tratta allora di imparare pazientemente l’ARTE di donarsi, la ricomposizione del divorzio cuore/ corpo. L’autentico amore DIVORA CHI AMA, ma RISPETTA chi è amato, mentre, quasi sempre, nei surrogati dell’amore, avviene il contrario.

Siamo uno perché l’amore ci unisce, due perché l’amore ci rispetta, tre perché l’amore ci supera.

 

L’amore esige intelletto, altrimenti ci si scotta e il proprio corpo non può sopportare a lungo, scottatura dopo scottatura si rischia di lasciarci la pelle!

Il rapporto sessuale, se tagliato fuori dall’amore che esprime, dalla vita che trasmette, si rivolge contro il cuore, colpendolo violentemente.

Ogni atto sessuale è un’invocazione alla vita, un grido d’aiuto. In ogni rapporto sessuale il cuore grida “Esisto veramente per te? Ho un posto nella tua vita? Dimmi che non sono solo al mondo…”

Come si può negare che questa “libertà sessuale”, tanto invocata nel mondo, corrompa l’amore, e che l’amare significa vivere e vivere donarsi?

Tempo e spazio

Parlava un padre missionario, qualche tempo fa, delle DIMENSIONI dell’uomo.

Diceva fossero principalmente due, spazio e tempo: lo spazio è rappresentato dal corpo, il tempo dalla nostra vita.

Per rimanere in piedi ( sia a livello fisico che spirituale), l’uomo ha bisogno di equilibrio, non può perciò usare una sola delle due dimensioni, ma portarle avanti alla pari.

Ecco perché il dono totale del proprio corpo nel fare l’amore ha un carattere di DEFINITIVITÁ nella nostra vita.

Alla domanda che ci viene posta spesso “Perché è peccato fare l’amore prima del matrimonio?” rispondiamo allora con un’altra domanda: “Perché compiere un gesto che ha il carattere della definitività in un contesto in cui non c’è ancora questo desiderio?. Se non si è scelto di vivere insieme la dimensione tempo, non ci si è donati tutto il tempo, come donarsi tutto il corpo?”. Questo è il senso che ha la castità di cui ci parla la chiesa, saper attendere di essere pronti per donarsi davvero totalmente, per gustare fino in fondo i doni di Dio!

Come cristiani veniamo spesso accusati di rendere il corpo un tabù, ma non è questo che insegna il nostro credo. Il Cristianesimo insegna a vivere in pienezza il proprio corpo e la propria sessualità, perché sia vero piacere, bellezza pura, che crea LA VITA!

L’uomo è felice se realizza il senso del suo vivere, se è PIENAMENTE; è importante allora rifiutarsi di vivere ad un livello inferiore alle esigenze naturali del nostro cuore, imparare ad adoperare il linguaggio più forte dell’amore.

 

L’ Amen della coppia

A questo punto c’è una domanda da porsi:

“Che cosa conta di più per me? La mia anima o il mio corpo?”

Se la tua risposta è il tuo corpo fai benissimo ad avere rapporti, perché privarti di una cosa tanto bella?

Ma se la tua risposta è la tua anima… sappi che per quanto ci si unisca nel corpo le anime rimangono divise: solo Dio ha il potere di unire due anime.

“L’unione sessuale è l’AMEN della coppia che porta a compimento l’opera unitiva di Dio.

Quanto deve essere bello muoversi riconoscenti tra gli spazi immensi dell’Amore, quanto deve essere stupendo trovare appeso sulle pareti del proprio amare precario e limitato, il quadro d’AUTORE del CREATORE… davanti al quale fermarci, commossi, a contemplarlo!”

 

 

Per concludere vi lascio un pezzo della bellissima testimonianza di un giovane, Emmanuel. Vi auguro di vivere l’esperienza esaltante dell’Amore con la A maiuscola!

 

“Educato nella fede e nella tradizione cristiana avevo, come del resto ogni fanciullo, una visione molto pura della vita e del mondo.

Ma crescendo tale visione si oscurava: esperienze sessuali negative, adulti che mi sembravano opportunisti e tagliati fuori da quella felicità di cui mi parlavano…

A quindici anni guardavo alla vita come si assiste ad un brutto film, a diciasette anni feci il mio primo tentativo di suicidio, poi venni bocciato alla maturità e iniziò il mio inferno…Un periodo che mi insegnò cosa sia il dolore:alcol, prostituzione, furti, tentativi di suicidio, follia disperazione, solitudine…

L’alcol mi procurava quello che non potevo avere: fiducia in me stesso, un mondo roseo, gioia ottimismo, non mi sentivo più solo di quella solitudine che ti fa fare qualsiasi cosa pur di dimenticarla. Quella solitudine divenne il mio incubo.

A vent’anni la bottiglia era la mai inseparabile compagna, a ventiquattro anni mi ritrovai con la cirrosi. Malato, tornai a casa e mi chiusi nel silenzio e nella tortura morale, c’era solo il vuoto completo nel mio cuore, avevo paura d’amare, di essere amato, paura di ferire e di essere ferito.

Un giorno in cui non ne potevo più mi ossessionava solo il suicidio, mi telefonò una signora che avevo conosciuto un anno prima e mi invitò nella sua piccola fraternità…

Tornai da lei una seconda e una terza volta… andavo da lei e lentamente qualcosa di nuovo cresceva in me, finchè un giorno, nella cappella dove era esposto il Santissimo sacramento, sentii la presenza di Gesù. Lui mi amava e io lo amavo!

Difficile dire quello che provai: ERO SALVO! Potevo finalmente VIVERE e VIVERE IN PIENEZZA!

Il mondo è assetato d’Amore.

Oggi ho ventotto anni e la mia vita sta per decollare.

Si può sempre RICOMINCIARE!

Emmanuel” 

 

 

BIBLIOGRAFIA:

-              ANGE, Daniel .  IL TUO CORPO FATTO PER L’AMORE

-              AVANTI , Gigi.  NON SOLO SESSO Per una visione integrale dell’amore

-              PAGANESSI GUSMINI, Marusca.  SULLA SOLIDA ROCCIA. Un buon fidanzamento per un solido matrimonio

-              ARMIENTO, Mimmo e Cinzia.  CHIAMATI ALL’AMORE, CHIAMATI ALLA GIOIA

 

 

 

 

Un suggerimento per una lettura approfondita del tema…

 

“ Il Cristianesimo ha davvero distrutto l’eros?[…]

L’Antico testamento non ha rifiutato l’eros , ma ha dichiarato guerra al suo stravolgimento distruttore, poiché la falsa divinizzazione dell’eros, lo priva della sua dignità, lo disumanizza. […] L’eros indisciplinato non è ascesa, estasi verso il divino, ma caduta, degradazione dell’uomo. Così diventa evidente che l’eros ha bisogno di disciplina, di purificazione per donare all’uomo non il piacere di un istante, ma certo il pregustamento del vertice dell’esistenza, di quella beatitudine a cui tutto il nostro essere tende.”

 

Dall’enciclica Deus Caritas est di Benedetto XVI, n°4.

Erika Gomiero

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