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Pazienza educativa da Giovani per i Giovani

Educare è un arte! Chiede pazienza, intuizione, cuore, preghiera: è aiutare lo Spirito a intessere un progetto in dialogo con la libertà dei ragazzi che ci sono di fronte. Madre Mazzarello e Don Bosco erano maestri di quest'arte così da riuscire ad accompagnare ragazzi e ragazze su cui ‚Äòa prima vista' nessuno avrebbe scommesso.


Pazienza educativa da Giovani per i Giovani

da GxG Magazine

del 01 luglio 2006Madre Mazzarello

 

“Tra le postulanti, la Madre ha accolto Caterina Daghero di Cumiana. Anche in ordine a questa ragazza timida e di poche parole che sembra disorientata e mostra ripetutamente il desiderio di andare a casa, la Madre rivela un discernimento non comune.

Caterina sa il fatto suo. Ha detto che, per favore, lascino in portineria il baule con il suo corredo. E non ha neppure esitato a darne le ragioni: “ Tanto, io qui non ho intenzione di restare.”

Madre Mazzarello, che con altre postulanti non oppose resistenza, ma ne facilitò l’uscita dall’istituto, con questa ragazza prende posizione.

- Senti, Caterina, tu non sei venuta per farti religiosa?

- Sì, ma non in questa casa.

- Invece vuoi che ti dica una cosa?

- Dica pure.

- Ebbene: è proprio qui che ti vuole il Signore. Se tu te ne vai, perdi la vocazione, e un giorno dovrai renderne conto a Dio.

-Ma qui non ci sto volentieri. E sono tanti i motivi.

-Beh, a questi “tanti motivi” per ora non badare. Fa’ come se fossi qui per un mese di vacanza.

-Un mese? Ma sa che è lungo?

-Lungo?Allora fa conto di stare ogni giorno fino a sera. Un giorno passa presto. E un girono dopo l’altro, finisce subito il mese.

Caterina se ne va, ma non disarma. Dopo qualche giorno scrive a suo padre di venirla a prendere: “Tra quindici giorni ti aspetto.”

Madre Mazzarello legge con lei la lettera e poi, sorridendo, accenna a quella espressione:

- Bisogna correggere qui: non fra quindici giorni, ma fra tre mesi.

Caterina corregge, ma continua imperterrita a volere che il suo baule stia accanto all’uscio, in portineria. Anche il direttore generale, don Giovanni Cagliero, resta perplesso.

-Vedremo Madre- dice partendo per Torino - il tempo e la preghiera decideranno.

Passano i mesi e Madre Petronilla con Madre Maestra perorano la causa di quella ragazza ostinata. La risposta della Madre è stranamente perentoria :

- L’ ho già detto più volte: questa ragazza deve fermarsi qui perché è chiamata a fare un gran bene.”

Discernimento degli spiriti o anche chiaroveggenza di Spirito Santo circa il futuro della giovane?

L’umiltà di Madre Mazzarello non ci consente affermazioni precise al riguardo. Sta il fatto che per la festa dell’ Immacolata di quel 1874 Caterina Daghero vestì l’abito religioso e più tardi, alla morte della Santa, fu eletta Madre Generale nel governo dell’Istituto.

 

(Tratto da: Maria Pia Giudici, Una donna di ieri e di oggi: santa Maria Domenica Mazzarello)

 

 

 

Don Bosco

 

Quando don Bosco arrivò a Lu nelle passeggiate autunnali, nel cortile di casa Rinaldi fece una carezza ad un affarino di 5 anni, Filippo.

Quando quel ragazzo compì 10 anni, il nome di don Bosco tornò a rimbalzare nella sua vita. Nel paese di Mirabello, a un tiro di schioppo da Lu, don Bosco aveva aperto il piccolo seminario. Il signor Cristoforo Rinaldi pensò di mandarci Filippo.

Il ragazzino robusto e mite prese sotto il braccio il suo fagottino, baciò la mamma e sul biroccio di papà andò in collegio. Aveva il cuore un po’ stretto, come tutti i ragazzi che lasciano la casa per la prima volta.Ma era serio e riflessivo, e capiva che quel sacrificio poteva spalancare alla sua vita altri orizzonti che non fossero i campi e le vigne di papà.

Ebbe per insegnante il chierico Paolino Albera. “Per me don Albera – scriverà- fu un angelo custode. Fu lui incaricato di vigilarmi, e lo fece con tanta carità che mi stupisce ogni volta che ci penso.” Ma non c’era solo don Albera, purtroppo. Un altro assistente aveva maniere grossolane che offendevano.

Don Bosco venne due volte da Torino a visitare il piccolo seminario, e parlò a lungo con Filippo. Divennero amici.

In primavera, purtroppo, il fattaccio. Filippo era stanco per gli studi intensi dei mesi invernali, l’occhio sinistro aveva cominciato a dargli seri fastidi. Un giorno che era particolarmente teso, l’assistente dal fare grossolano lo urtò in maniera particolare. Filippo non perse le staffe. Andò dritto dal Direttore a dirgli che voleva tornare a casa. Sembrava il capriccio di un momento, ma non fu così. Filippo aveva deciso, e non ci fu nessuno capace di fargli cambiare parere.

Quando don Bosco quell’anno giunse per la terza volta a Mirabello, venne informato che Filippo Rinaldi era tornato in famiglia. Ci rimase male. Gli scrisse una letterina a Lu, in cui lo pregava di ripensare alla sua decisione.

Di lettere di don Bosco, Filippo ne riceve parecchie in quegli anni. In ognuna di esse c’è l’invito a ripensarci, a tornare: “Le case di don Bosco , ricordati Filippo, sono sempre aperte per te.”

Raramente don Bosco ha insistito tanto con un ragazzo. Sembra quasi che egli veda qualcosa di preciso nel suo avvenire. Ma il ragazzo, pur rimanendo amico di don Bosco, non se la sente.

1874 - Filippo ha 18 anni e don Bosco va a trovarlo. Proprio in quel momento si presenta una povera donna. Cammina con le stampelle e ha un braccio malato. E’ venuta a supplicare don Bosco di guarirla. Il Santo le dà la benedizione di Maria Ausiliatrice, e quella donna, sotto gli occhi di Filippo, getta le stampelle e torna a casa guarita. Il giovanotto è molto emozionato, ma ad un ennesimo invito di don Bosco a seguirlo a Torino, risponde di no. Questo ‘no’ gli peserà tutta la vita, perché fu il primo di una lunga fila. Comincia a dire ‘no’ alle preghiere, alla madre che lo rimprovera di frequentare amicizie pericolose, al parroco che lo invita a frequentare di più la chiesa. Una vera crisi religiosa che supererà grazie alle preghiere della madre.

1876 - Filippo Rinaldi compie vent’anni. I genitori di una brava ragazza sono venuti da papà Cristoforo ad avanzare una proposta di matrimonio. Ma da Torino arriva anche don Bosco, deciso a dar battaglia per portare Filippo con sé.

C’è un colloquio lungo, decisivo. Con la semplice tenacia dei contadini, Filippo espone tutte le sue difficoltà. Ma don Bosco è un contadino anche lui, e le ribatte con calma una ad una. Ha scoperto in quel ragazzone la stoffa di un grande salesiano, e non vuole lasciarselo scappare. “Mi guadagnò a poco a poco-scriverà Filippo- I genitori mi lasciavano libero, e la mia scelta cadeva su don Bosco.”

Novembre 1877 - Filippo Rinaldi giunge a Sampierdarena, dove don Bosco ha aperto una casa per le “vocazioni adulte”. A 21 anni il contadino di Lu riapre la grammatica italiana e quella latina. I primi tempi sono durissimi. Sul compito, insieme a un cimitero di croci rosse e blu, c’è un voto mortificante. Eppure, con la stessa tenacia con cui ha resistito tanti anni alla voce di don Bosco, Filippo s’arrampica giorno per giorno per la dura strada degli studi.

Direttore di Sampierdarena è quel don Paolino Albera che l’aveva incantato a Mirabello. Nei momenti ingrati trova conforto in lui. “Un giorno gli dissi che temevo di farne una della mie fuggendo. Egli mi risponde: E io verrò a prenderti.”

13 agosto 1880 - Inginocchiato ai piedi di don Bosco, Filippo pronuncia i voti di povertà, castità e obbedienza. E’ salesiano. Ha 24 anni.

Nell’autunno comincia la sua salita verso il sacerdozio. Riceve gli ordini minori, il suddiaconato e il diaconato. C’è un particolare che fa sorpresa: Filippo va avanti non perché lo voglia, ma perché glielo ordina don Bosco, in cui ha la massima fiducia. Racconterà: “Don Bosco mi diceva: Tal giorno darai tal esame, prenderai il tal Ordine. Io obbedivo di volta in volta.” Mai don Bosco si era comportato così con un’altra persona: esortava, invitava, ma lasciava che fosse l’individuo a decidere. Con Filippo, don Bosco ordina. Doveva leggere molto chiaramente nel futuro di quel giovane uomo.

La vigilia del Natale 1882 don Filippo Rinaldi celebra la sua prima messa. E’ presente don Bosco che abbracciandolo gli domanda: “Ora sei contento?”. La risposta è da far cascare le braccia: “Se lei mi tiene con sé, sì. Altrimenti non saprei che cosa fare.”

Ma qualche mese dopo torna dalle missioni d’America don Costamagna, e don Filippo, travolto per la prima volta dall’entusiasmo, chiede a don Bosco di partire missionario. Questa volta è don Bosco a dire di no: “Tu starai qui. In missione manderai gli altri.”

Il primo successore di don Bosco sarà don Rua. Il secondo don Paolino Albera. Il terzo sarà don Filippo Rinaldi. Il vecchio don Francesia dirà di lui: “Di don Bosco gli manca soltanto la voce. Tutto il resto ce l’ha.”

Francesca Marcon

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