Intervista ai 7 Santi Missionari
Padre Luigi, come si presenta e perché l'hanno ribattezzata "Yánkuam'"?
Sono un sacerdote salesiano partito dall'Italia per la selva amazzonica dell'Ecuador e del Perù. Gli Achuar mi hanno dato il nome di Yánkuam, che significa "Stella del mattino", la luce che annuncia l'alba. Per essere loro padre e fratello ho dovuto spogliarmi di tutto ciò che ero: sono diventato un Achuar con gli Achuar per far conoscere loro il vero Dio.
Per lei, che ha vissuto decenni isolato nella giungla, cosa significa concretamente "essere in missione"?
Missione non è portare la nostra cultura o imporre strutture, ma incarnarsi. Ho sempre detto: "Non sono venuto per cambiarvi, ma per camminare con voi". Essere missionario significa vivere nella capanna con loro, mangiare il loro cibo, parlare la loro lingua, condividere le loro gioie e le loro paure. Significa scoprire che Dio era già presente nella foresta prima del mio arrivo, e il mio compito è stato solo quello di aiutare a riconoscerlo.
Qual è stato il momento più difficile della sua vita tra le tribù indigene?
Tante volte la mia vita è stata in pericolo, minacciata dalle lance delle vendette tribali. In quei momenti ho capito che la missione richiede l'offerta totale di sé. Ho scritto nel mio diario: "Se dovessi morire qui, la mia fede non vacillerà; la mia vita appartiene a Cristo e a questo popolo". Con la pazienza e l'amore di Cristo, ho visto famiglie nemiche riconciliarsi e deporre le armi.
Che cosa può insegnare l'Amazzonia al mondo di oggi?
Ci insegna l'armonia, la fraternità e l'ascolto. La missione oggi ci chiede di difendere i più deboli e la terra che Dio ci ha affidato. Raccomando sempre: "Amate la gente, rispettate la loro dignità e la loro cultura". Solo se ci facciamo piccoli possiamo mostrare la grandezza del Vangelo.
Versione app: 3.71.0 (94ca3b81)