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Omelia per la Prima Professione religiosaColle Don Bosco – 8 settembre 2006

In ogni parte del mondo sono milioni i ragazzi ed i giovani che attendono nuovi Salesiani, pieni di energia, di fede, di allegria. Non abbiate paura. Dalla vostra risposta dipende il futuro vostro e di tanti. Ti prego, non fuggire da loro. Non tirarti indietro. Non smettere di sognare.


Omelia per la Prima Professione religiosaColle Don Bosco – 8 settembre 2006

da Teologo Borèl

del 09 settembre 2006

C’è una collina poco distante di qui, a cui Don Bosco doveva essere particolarmente affezionato. Era probabilmente uno dei luoghi preferiti per i suoi giochi con i compagni, quando era ragazzo. Si chiamava e si chiama tuttora il “Bricco del Pino”. Oggi la vegetazione è solo un po’ più fitta. Per il resto, tutto è rimasto uguale.

Nelle giornate serene, da questo colle si può godere uno spettacolo meraviglioso. Lo sguardo spazia senza ostacoli fino alle vette dei monti lontani – sembra quasi di poterle toccare - e da destra a sinistra ruota come in una giostra  di cime, di colli, di boschi, di valli, fino all’estremo orizzonte.

Questo minuscolo colle fu lo scenario dell’ultimo grande sogno di Don Bosco.  Un sogno, o meglio – come scrisse il segretario – “una lunghissima e magnifica visione”.

Gli sembrò di essere proprio lì, sul Bricco del Pino. Erano con lui il coadiutore Rossi Giuseppe e Don Rua, ma entrambi erano silenziosi quasi sovrappensiero, mentre guardavano lontano, verso le valli sottostanti. Don Bosco li chiamava, ma essi non rispondevano. Era un silenzio molto strano. Ma all’improvviso esso fu interrotto da un gran rumore,  uno schiamazzo e delle grida. Comparve da ogni parte una moltitudine immensa di ragazzi che correndo verso Don Bosco e circondandolo da tutti i lati gli ripetevano queste parole: “Ti abbiamo aspettato tanto, ti abbiamo aspettato tanto, ma finalmente ci sei: sei tra noi e non ci sfuggirai”.

A questo punto sulla scena comparve una ragazza, vestita da pastorella, che conduceva un’immenso gregge di agnelli. Ricordò a Don Bosco il sogno che aveva fatto da bambino. Poi lo fece salire insieme ai giovani sul punto più alto del colle e invitò  tutti a spingere lo sguardo il più lontano possibile. “Cosa vedi? – chiese la pastorella – Vedo montagne, poi mari, poi colline, poi di nuovo montagne e mari”, rispose Don Bosco. I ragazzi facevano a gare nel leggere i nomi delle città del mondo, le più lontane: Santiago, Valparaiso, Pechino. Di quest’ultima riuscirono persino a descriverla: la attraversava un grande fiume e su di esso erano gettati alcuni grandi ponti.

 “Bene – disse a un certo punto la ragazza che sembrava la loro maestra - ora tira una sola linea da una estremità all’altra, da Pechino a Santiago, fanne un centro nel mezzo dell’Africa ed avrai un’idea esatta di quanto debbono fare i Salesiani”.

La scena divenne grandiosa: Honk Kong, Calcutta, l’Africa, il Madagascar. Comparvero case, centri missionari, noviziati. Don Bosco dinanzi a questo sterminato campo di lavoro si spaventò: “Ma come posso fare tutto questo? Le distanze sono immense, i luoghi difficili e i Salesiani pochi. “Non ti turbare – rispose la pastorella – questo faranno i tuoi figli, i figli dei tuoi figli, e dei figli loro”. Comparvero allora come per incanto, centinaia e centinaia di Salesiani, pronti a partire.

Tra breve anche voi, carissimi novizi, entrerete a far parte di questo sogno. Avrete davanti il mondo intero. In Italia, in Slovenia, in Ucraina, in Germania e dovunque il Signore vorrà mandarvi, tantissimi ragazzi e giovani ripeteranno a ciascuno di voi quelle stesse parole: “Ti abbiamo aspettato tanto”. Avranno gioia nella loro vita, affetto, educazione, istruzione futuro grazie all’incontro con voi. Sentiranno l’amore di  Dio in voi, nel vostro sorriso, nella vostra bontà, nel vostro affetto profondo. Al vostro “eccomi” che tra breve pronuncerete è misteriosamente legata la loro vita. “Ci siamo salvati solo noi che venivamo all’Oratorio. Gli altri si sono persi”, mi disse un giorno un giovane poi diventato salesiano, proveniente da uno dei quartieri più difficili di Roma.

Ma qual è la ragione di una vocazione, come la vostra, carissimi novizi, che sembra una follia agli occhi del mondo? Vivere obbedienti, poveri, casti in un mondo che, al contrario, esalta il contare, l’apparire, il possedere, il piacere.

Se ciascuno di voi potesse ora venire al microfono e dare la sua risposta, direbbe come San Paolo: “Anche io sono stato conquistato da Gesù Cristo”.  Avevate davanti  mille possibilità: gli studi universitari, un lavoro, l’affetto di una ragazza, la possibilità di una vostra famiglia. Eppure avete compreso che altra è la strada per la quale il Signore vi  chiamava. Siete stati conquistati da Cristo.

Avete misteriosamente percepito da tanti segni che il Signore posava proprio su di voi il suo sguardo: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”.

Qual è il segnale attraverso il quale si comprende che io, proprio io, sono chiamato a questa vocazione così insolita agli occhi del mondo? La gioia. Voi non rinunciate a delle gioie grandi e belle della vita, se non perché avete sperimentato una gioia ancora più grande. Una gioia diversa, che non viene dallo sguardo intenso e profondo di una donna, o dal sorriso dei propri figli o da una carriera onesta brillantemente condotta.

E’ un’altra la gioia che ha fatto innamorare il vostro cuore. Essa viene da lontano, dalla infinita e misteriosa bellezza di Dio. Un amore invisibile, è vero, ma non meno intenso: “Rimanete nel mio amore”. Vi ha detto Gesù. L’unico grande amore della vostra vita di consacrati. Gli consgnate la vostra vita ed egli vi dà la sua gioia.

Ma questo amore è tale che non vi chiude in un bozzolo solitario, al contrario farà traboccare di amore il vostro cuore verso tutti. Non vi basteranno le 24 ore della giornata. Quanti chiederanno il vostro affetto, la vostra tenerezza, la vostra attenzione. Sarete padri, fratelli, amici Restituirete il sorriso a tanti volti, genererete alla vita tanti figli, specie quelli più poveri di vita.    Lasciate ora che una parola la dica ora ai vostri genitori. Carissimi papà e mamme presenti, la vostra famiglia è stata visitata dal Signore Gesù.Egli ora vi chiede di donare a lui il frutto del vostro amore, quel figlio amato sul quale voi avevate certamente i vostri disegni e le vostre speranze. Forse vi sentite un po’ confusi e disorientati: “Sarà felice? E’ proprio questa la sua strada?”. In questo momento vi chiedo solo di chiudere gli occhi e fidarvi di Dio. Lo avete donato a lui, anzi siete stati voi stessi, con la vostra fede ed il vostro esempio, il mezzo attraverso il quale vostro figlio ha conosciuto Dio ed ha imparato ad essere generoso. Quel figlio che entra nella famiglia di Don Bosco, non lascerà mai la vostra famiglia. Il suo cuore sarà sempre e solo per voi. Gioirete delle sue gioie, sarete felici nel vederlo circondato ed amato da tanti ragazzi e giovani. Quante volte si sentiranno dire: “Beati i tuoi genitori”. Scoprirete poco a poco il dono che Dio vi ha fatto e lo ringrazierete per sempre.

L’ultima parola è per i numerosi giovani presenti. A un giovane che chiedeva “Come posso capire qual era la mia vocazione?”. Madre Teresa rispose: “Dove trovi la tua gioia più profonda, lì cerca la tua vocazione”.  Ripeto a voi queste parole. Dio non ha chiamato solo i 14 qui presenti. Altri 26 sono pronti ad entrare oggi in noviziato. Sono convinto che diversi tra voi sentite una profonda gioia nello stare con Dio e nell’amare i giovani. Se è così chiedetevi se Dio non sta chiamando anche voi. pregate ogni giorno e parlatene con una guida spirituale.

In ogni parte del mondo sono milioni i ragazzi ed i giovani che attendono nuovi Salesiani, pieni di energia, di fede, di allegria. Non abbiate paura. Dalla vostra risposta dipende il futuro vostro e di tanti.

In una giornata serena, salite anche voi sul Bricco del Pino, e provate a spingere il vostro sguardo più in là che potete, oltre questi monti. Vedrete la Cina immensa, il continente Africano, l’America latina. Vedrete scuole, chiese oratori da costruire. Vedrete gli occhi di tanti poveri che sperano, che pregano, che attendono.

E vedrai anche tu centinaia di ragazzi correrti incontro. Ti circonderanno da ogni parte e sentirai anche tu queste parole: “Ti abbiamo aspettato tanto, ma finalmente ci sei: sei tra noi e non ci fuggirai!”

Ti prego, non fuggire da loro. Non tirarti indietro. Non smettere di sognare.

don Pier Fausto Frisoli

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