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Ognuno per sé? No: ognuno per tutti (Gv 5, 1-3.5-16) SERIE: D'amore si muore, d...

Ma c'è chi è più preoccupato dei quadri che degli uomini, delle cornici che del quadro. I farisei vedono nella guarigione di questo poveraccio, di questa nostra umanità, un insulto alla legge. Ma Dio ha tanto amato l'uomo da mandare suo Figlio


Ognuno per sé? No: ognuno per tutti (Gv 5, 1-3.5-16) SERIE: D'amore si muore, di speranza si vive

da L'autore

del 17 novembre 2006

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La nostra esistenza è regolata soprattutto dalla ragione. I rapporti tra gli uomini sono regolati da dialoghi, confronti, riflessioni, scambi. Abbiamo in comune la possibilità di intenderci, una logica che permette di andare d’accordo. Abbiamo però anche forti istinti che entrano in conflitto o in dialogo con l’uso della ragione. Talvolta vanno oltre la nostra ragione che si perde a rincorrere ideologie, visioni false della vita. Tali sono l’istinto della sopravvivenza, della conservazione. Sono spesso bisogni naturali corporali che urgono anche se il cervello è distratto. Per fortuna che ci vien fame, che abbiamo sete, che vogliamo coccole… qualcuno si dimenticherebbe pure di mangiare se fosse possibile. Ma l’istinto deve essere regolato dalla ragione e dall’amore.

Quel povero uomo che giaceva ai bordi della piscina di Siloe non riusciva mai a entrarvi al momento giusto perché aveva attorno altri che badavano solo a sé. Mi viene in mente come la nostra società emargina tante persone che non ce la fanno da sole a raggiungere quello che spetta a tutti, per esempio i portatori di handicap. Le barriere architettoniche, ma soprattutto le barriere che abbiamo costruito nella nostra mentalità non permettono loro di avere quello che è diritto per tutti. Ebbene Gesù trova un ammalato ai bordi della piscina che aspetta di poter essere guarito. E’ sabato. Lui aspetta da 38 anni da poter ridare alla sua vita un barlume di autonomia, di potersi muovere, di non dipendere da nessuno.. Gesù perentorio lo rimette in piedi a camminare diritto. Gli ridà la pienezza della sua umanità.

Ma c’è chi è più preoccupato dei quadri che degli uomini, delle cornici che del quadro. I farisei vedono nella guarigione di questo poveraccio, di questa nostra umanità, un insulto alla legge. Ma Dio ha tanto amato l’uomo da mandare suo Figlio. E’ così ogni esperienza di vita credente, deve liberare sempre, non costringere; deve guardare al bene profondo dell’umanità, non al bene della struttura. E’ facile a questo punto giudicare ogni norma come costrittiva, ma da quando c’è Gesù, la norma è Lui, è lo Spirito che ci abita e che infonde la speranza vera che la vita possa sempre essere libera, ma vera.

mons. Domenico Sigalini

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