Una testimonianza di proposta e di vita matrimoniale
Taylor Brandon
Negli ultimi anni si è diffusa una riflessione sul significato del gesto dell’uomo che si inginocchia davanti alla donna per chiederle di sposarlo, interpretato come segno di rispetto, dono di sé e riconoscimento della sacralità del legame, come proposto ad esempio in un articolo pubblicato nel 2015 su Aleteia.
Accanto a questa lettura, esistono però anche altri modi, altrettanto profondi e dignitosi, di proporre il matrimonio e di vivere la promessa di una vita insieme. Giovanni Caluri, ex allievo salesiano, ci ha scritto proprio per raccontarci il suo percorso. Una storia che non passa dal gesto dell’inginocchiarsi, ma da una proposta fatta “da pari a pari”, capace di accompagnare tutta una vita.
Da questa testimonianza nasce l’articolo che segue. Non per contrapporre gesti o simboli, ma per ricordare che ciò che conta davvero non è la forma di un momento, bensì la fedeltà di un cammino condiviso.
Si discute spesso dei gesti con cui si chiede a una donna di sposarsi. C’è chi si inginocchia, chi prepara una scena, chi una serenata, chi affida tutto a un simbolo. E poi ci sono storie che ricordano che ciò che conta davvero non è la postura di un momento, ma la posizione assunta per tutta la vita.
Giovanni arriva a quell’incontro con una storia già densa. È livornese, e il suo imprinting culturale resta quello della sua città. Diretto, concreto, essenziale. Il suo cammino è segnato dall’oratorio salesiano, dallo scoutismo e da esperienze formative che insegnano a scegliere e ad assumersi responsabilità. Tra queste, anche il paracadutismo, vissuto seguendo il proprio capoclan. Un’esperienza che educa alla fraternità radicale e all’affidamento reciproco. In certi momenti la vita dell’uno è letteralmente nelle mani dell’altro. Attraversare quella soglia significa non essere più gli stessi.
Rosanna nasce a Mogadiscio nel 1940 e trascorre lì i primi diciotto anni della sua vita. Cresce in una terra e in un tempo che lasciano il segno. Poi il rientro in Italia con la famiglia. È lì che le loro strade si incrociano.
Giovanni e Rosanna si incontrano il 1° dicembre 1962. Una storia che nasce senza effetti speciali, ma dentro un tempo carico di esperienze, di fede vissuta, di lavoro e di responsabilità.
Il 21 aprile 1963, Domenica in Albis, Giovanni le chiede se vuole impegnarsi seriamente con lui. Non si inginocchia. Le porge un fiore di magnolia, con un anello realizzato con le sue mani, copia di un antico anello di famiglia, e la guarda negli occhi. Usa una frase semplice, popolare, antica, appartenente al lessico livornese: “Vuoi fare a mezzo con me del pane e del sale?”.
È una proposta “da pari a pari”. Non una resa e non una conquista. È la scelta di fare la stessa strada, portando lo stesso zaino, condividendo il peso e la direzione. Un linguaggio concreto, essenziale, che non promette emozioni, ma una vita insieme.
Il matrimonio arriva presto. Il 31 gennaio 1964 Giovanni e Rosanna si sposano nella cattedrale di Mogadiscio, celebrante padre Salvatore Colombo, futuro vescovo della città, poi ucciso nel 1989. Una data e un luogo che dicono già molto di una fede vissuta nella storia, senza separarla dalla realtà.
Seguono gli anni della famiglia, del rientro in Italia, del lavoro e dell’insegnamento della religione nelle scuole medie. Anni di impegno ecclesiale condiviso, di viaggi, di campeggi, di vita semplice, sempre vissuta “in libertà”, ma con responsabilità. Un cammino segnato anche dall’incontro con figure significative come don Piero Ottaviano, don Giuseppe Sobrero e don Paolo Barrera, che hanno accompagnato e orientato il loro percorso di fede e di servizio.
Poi arriva il tempo più faticoso. La malattia, gli interventi, la perdita progressiva delle forze e della memoria, fino alla diagnosi del carcinoma nel 2018 e alla morte di Rosanna il 21 settembre 2020. Giovanni non parla mai di resa, ma di una battaglia affrontata insieme, fino alla fine, sostenuti dalle cure palliative, dagli amici e da una fede che non viene meno.
Le letture scelte per l’Eucaristia di commiato parlano di risurrezione, di luce, di cammino e di fedeltà. Parlano di una speranza cristiana solida, quella che Rosanna ha insegnato per anni ai ragazzi, portando il Vangelo nella vita quotidiana e non lontano dalla realtà.
Questa storia non smentisce il valore dei simboli. Non dice che inginocchiarsi sia sbagliato. Dice però qualcosa di essenziale. L’amore non si misura da come inizia, ma da come dura. Non dal gesto di un giorno, ma dalla postura della vita intera.
Pane e sale. Non una scena, ma una promessa mantenuta.
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