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Non sei mai troppo vecchio per sperare (Lc 1, 5-25) SERIE: Dio non ci abbandona ...

Il nostro mondo è sempre tentato di cedere al cosiddetto destino, cioè a una visione del vivere che ritiene essere la fatalità che decide il corso della storia. Il caso poi è legato all'impossibilità di vedere qualche bella novità che cambia il corso degli eventi.


Non sei mai troppo vecchio per sperare (Lc 1, 5-25) SERIE: Dio non ci abbandona mai

da L'autore

del 02 gennaio 2007

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Il nostro mondo è sempre tentato di cedere al cosiddetto destino, cioè a una visione del vivere che ritiene essere la fatalità che decide il corso della storia. Il caso poi è legato all’impossibilità di vedere qualche bella novità che cambia il corso degli eventi. Abbiamo una visione piccola della storia e in questa si insinua sempre un abbassamento dell’orizzonte alle nostre piccole vedute, segnati dalle esperienze negative, impossibilitati a colpi d’ala che pure abbiamo talvolta sognato e che alla fine sono diventati un miraggio.

Era una vita così quella di Zaccaria, quel vecchio prete del tempio, ormai carico di anni, che faceva dell’abitudine quotidiana del servizio del tempio l’unico suo orizzonte, l’unica sua sicurezza. Almeno questa settimana andrò a Gerusalemme e lì farò quel che la mia vita mi ha sempre permesso di fare. Darò lode all’Altissimo, gli brucerò l’incenso delle mie preghiere e quelle del mio popolo, ma sono stanco di aspettare, non c’è niente di nuovo né per me, né per il mio popolo. Non mi aspetto ormai che la morte su questa mia famiglia rimasta senza futuro, senza vita, senza il dono di un figlio.

Ma proprio in questo estremo sconforto Dio interviene e squarcia l’orizzonte. Zaccaria non solo avrai un figlio, nella tua vecchiaia, non solo la tua vita avrà un futuro, ma questo figlio sarà l’inizio di un futuro nuovo per tutto il popolo, per tutta l’umanità. Smettila di lamentarti, buttati nella grandezza del tuo Dio, non credere di essere abbandonato perché Dio è proprio da te che comincia a ridare speranza a tutti.

Ma Zaccaria non è allenato alla speranza, è allenato al lamento, si tiene in piedi per il ruolo e non riesce a trapassare il presente, a togliere il velo dell’abitudine. E si attarda a tentare di capacitarsi di quel che gli sta avvenendo, discute, tergiversa, gli viene un sorriso amaro sulla bocca: Che pensieri stanno abitando la mia vecchiaia? Sono degne del Santo dei Santi queste fantasie? Mia moglie, che mi è sempre stata accanto, con cui tante volte abbiamo sospirato e che poi alla fine si è data pace, è ormai vecchia e rinsecchita come me, può offrirsi a Dio per questa nuova storia?

Non può che restare muto, gli viene meno la parola, alla gente che lo aspetta fuori comunica a gesti, perché non ha saputo ascoltare e accettare l’unica Parola che salva, che ci dà la certezza che Dio non ci abbandona mai.

 

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