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Minori “stranieri” in oratorio?

Un sussidio, risultato dell'osservazione della realtà degli oratori della diocesi di Torino. Questo lo spunto per un corso di formazione che prepari gli ambienti parrocchiali all'accoglienza di nuovi gruppi etnici.


Minori “stranieri” in oratorio?

da Teologo Borèl

del 01 gennaio 2002

L’associazione NOI Torino ha monitorato la situazione negli oratori della diocesi al termine delle estati ragazzi 2002 e 2003, per mezzo di appositi questionari. I risultati, insieme ad alcune testimonianze di educatori, sono stati raccolti in un piccolo volume di una settantina di pagine. Minori “stranieri” in oratorio? La scelta di questo titolo è spiegata da don Filippo Raimondi, responsabile dell’Ufficio Pastorale Giovanile: “Le virgolette rappresentano un imbarazzo linguistico: come si fa a definire qualcuno, serenamente, straniero? Quali sono gli extra comunitari ora che l’Unione Europea si allarga a 25 paesi? Ed è proprio giustificato l’aggettivo “migranti” in una città come Torino che conta non più del 12% di popolazione torinese figlia di torinesi?”.

Tutto parte da un dato di fatto: vi è una maggior presenza di “stranieri” nelle nostre città e negli oratori, per questo “gli approcci pastorali necessitano di maggiori sicurezze, competenze pedagogiche e consapevolezza della potenziale enorme ricchezza che nasce dall’incontro di differenti culture” sottolinea Raimondi.

Dopo interviste ad animatori e parroci che convivono quotidianamente con una realtà fortemente multietnica, si apre un capitolo in cui è riportata l’omelia di Giovanni Paolo II del venerdì 2 giugno 2000, Giubileo dei migranti e degli itineranti. “E’ sempre attuale, pertanto, l’esortazione dell’autore della Lettera agli Ebrei: non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo (Eb 13,2). Faccio mie, oggi, le parole del venerato mio predecessore, il Servo di Dio Paolo VI, che nell’omelia di chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, affermava: per la Chiesa cattolica nessuno è estraneo, nessuno è escluso, nessuno è lontano. Nella Chiesa – lo scrive fin dall’inizio l’Apostolo delle genti – non vi sono stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e famigliari di Dio (cfr Ef 2,19)”.

Il corso “Minori ‘stranieri’ in oratorio?” è organizzato da Ufficio Pastorale dei Giovani e Ufficio Pastorale dei Migranti, in collaborazione con NOI Torino e Associazione Salesiana di Animazione Interculturale. E’ rivolto ad operatori pastorali, animatori di oratori e di centri giovanili con lo scopo di favorire la socializzazione di esperienze positive già avviate e di accompagnare la costruzione di percorsi educativi adeguati, con particolare attenzione al dialogo interreligioso. Si tratta di un percorso formativo scandito in tre unità per presentare una ricognizione della situazione a partire dall’esperienza dell’estate ragazzi 2004, dal quadro normativo sui minori e dalla presenza di diverse comunità etniche sullo stesso territorio.

Sei incontri dalle 18,30 alle 21,30, articolati in 3 unità, nei mesi di novembre, dicembre e gennaio 2005, nell’oratorio della parrocchia San Donato, a Torino, al termine dei quali è data la possibilità di continuare l’accompagnamento nella progettazione delle proposte educative e pastorali. Giovedì 11 e 18 novembre: esperienze a confronto dopo l’estate ragazzi, cenni sulla normativa riguardante i minori e analisi della situazione a Torino, in Piemonte e, più in generale, in Italia. Giovedì 2 e 9 dicembre conoscenza delle comunità etniche presenti a Torino ed esperienze di integrazione tra minori di diverse nazionalità. Giovedì 13 e 20 gennaio si allarga la visuale: dall’aggregazione sul territorio al protagonismo nei gruppi, nelle associazioni e nella comunità ecclesiale. La sfida dell’educazione alla fede in contesti interreligiosi, l’elaborazione di percorsi di spiritualità ed infine testimonianze di giovani impegnati in progetti pilota.

Il sussidio pone interrogativi – che restano sempre attuali e aperti – e offre riflessioni che vanno oltre i dati numerici e i luoghi comuni: è una lettura che si pone come sfida già solo nell’interiorizzarla. “Che bello che altri possano riconoscerci cristiani, al di là dei crocifissi sui muri, della nostra capacità di accoglienza, di rapporti liberi… Che bello e che difficile che fratelli immigrati ci vivano come fratelli e non come superiori elargitori di servizi a indigenti… Questo significa che non si esaurisce il problema dell’accoglienza degli stranieri creando gli animatori per loro, gli sportelli per loro… ma integrandoli a pieno titolo nelle nostre comunità nei vari organismi e non creando strutture parallele per loro.

La pastorale giovanile dovrà aprirsi sempre di più, creare momenti di conoscenza e di scambio e volgere lo sguardo a occasioni che coinvolgano le diverse esperienze religiose… “Certo per fare questo occorre dialogo e un patto educativo chiaro, che non si improvvisano e che anzi, in definitiva interpellano tutto il percorso di pastorale”. 

Sara Bauducco

http://www.korazym.org

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