Per imparare fare buon uso del tempo.
Noi nasciamo con un pacchetto regalo: è come nel primo Natale di Harry Potter a Hogwarts, quando riceve il Mantello dell’Invisibilità. C'era attaccato un biglietto: "fanne buon uso". Così è il tempo. Ma che me ne faccio del tempo?
Di questo ci parla il nuovo album di Mara Sattei. E scusate se è poco… Un album disarmante, non avvezzo agli schiamazzi. È un’esplorazione degli abissi e delle profondità: emergono cose nuove e cose antiche. Ma, in entrambi i casi, preziose. Si nota il tocco delicato, ma forte, della cantante romana. Qui Mara tratteggia con un pennello la sua vita.
Il tempo è un'attualissima chiave di lettura per entrare nell’esistenza delle persone. Dimmi come vivi il tuo tempo e ti dirò chi sei. Il tempo coincide con noi stessi. Si sovrappone alla nostra riuscita o al nostro fallimento. Oggi il tempo sembra divorarci, come Crono. E in questa follia omicida, forse è necessario riscoprire la nuda verità: ci divoriamo da soli.
Io non so come fare a vivere
Stare immobile, stare in bilico
Io non riesco a restare da sola
E detesto ogni forma di noia [sopra di me].
Imparare a vivere il proprio tempo, significa imparare a vivere. Punto. Significa fare in modo che il tempo non passi invano. Che io non passi invano.
La disperazione delle lancette inceppate
Nel Vangelo, c’è una parabola interessantissima: quella in cui un padrone di tre servi dà a ciascunodi essi alcuni talenti. Due di loro vanno subito a farli fruttare, investendoli in banca; quello che ne aveva ricevuto uno, lo va a sotterrare per nasconderlo. Per quest’ultimo ci sarà un giudizio di condanna: è il giudizio che noi diamo a noi stessi.
Non sopporto, detesto, come no
Il tempo che ho perso [mezzocuore].
È il volto dell’ansia e della disperazione: un tempo sepolto. Quando ci accorgiamo di aver perso tempo, c’è solitudine e profonda tristezza: sentiamo nel profondo che se n’è andata irrimediabilmente una parte di noi. Ciò che comunquе mi rende più triste/È il tеmpo che scappa come bambini [mezzocuore]. Tutto si ferma. Lo scorrere della vita, con le sue lancette, si è inceppato. Il mare non ha più increspature né onde. I fondali si sono zittiti. Nulla solca più le esistenza. E noi siamo bloccati... Ci sono scivolate di mano la vita e la felicità. Pensiamo che non ci sia più niente da fare, perché quel tempo perso non è più raggiungibile. Quando il passato è troppo freddo e marmoreo, diventa un peso che ci trasciniamo a fatica. Oppure diventa evanescente escivola via come sabbia... E questo tempo che passa/Lascia che l'amore sembra che muoia/Io lascio un posto nell'anima/Quando capisco che il tempo non vola [niagara] ci pare di essere inconcludenti. Ci sentiamo prigionieri, in una vita che è un semplice ricircolo d'aria stantia. Non vedo più le altalene, ma solo le sue catene [tic tac (intro)]. Il brivido del salto ha lasciato lo spazio al terrore del carcere: solo che, in questo caso, il carcere siamo noi... Perché son brava, ho tutti i muri, li faccio di marmo/Per ripararmi dai dolori e da tutto il bordello [eravamo un’idea (feat. Mecna)]. Il tempo scorre veloce per chi è felice, ma purtroppo vale anche il contrario: il tempo non scorre proprio per chi è triste. Il tempo diventa, dunque, una condanna: ci viene da restituire il biglietto, e rifiutarci di vivere. E cosa accade? Ci si dissangua: si muore mentre si vive. Si invecchia dentro.
E vorrei fermare il tempo che ho perso, e non ho chiesto
Perché mi fa male dirti che l'inverno che ho dentro
Mi fa ricordare solo i giorni tristi [giorni tristi].
Rigenerare la vita del tempo
E come si esce da questo impasse? Mara ce lo racconta. Bisogna dissotterrare il tempo. Dargli senso. Trafficarlo.
Penso che c'è, qualcosa che, mi inonda
Una luce, che mi tiene, se si affonda
Penso che c'è, qualcosa che, mi inonda
Mentre riprendo il respiro sento
Quello che riesce ancora a sorprendermi [niagara].
Qual è la chiave? L'amore. Poter amare è ciò che ci sorprende, sempre e comunque. È letteralmenteuna ‘sorpresa’, perché ci “prende dall’alto”. Il tempo acquista senso quando è farcito di amore. L'amore è l'unica cosa che non perde nulla. È il calore dell'amore che fa fiorire dappertutto: così la vita torna a sbocciare, perché non crescono mai fiori dove tutto ghiaccia [eravamo un’idea (feat. Mecna)]. L'istruzione è preziosissima: il punto di svolta siamo proprio noi. Decidiamo noi di sotterrare il tempo o di andare a investirlo per qualcosa di buono, di grande, di bello. Ed è sempre possibile. In definitiva, il tempo non è altro che l'occasione di amare. È la possibilità (sempre disponibile) di fare il bene. È il riflesso di Dio sul lago del mondo: ecco perché profuma di eternità. Il bene che facciamo dà senso alla vita perché lascia per sempre una traccia. Quando il tempo è vissuto così esplode la vita. E regna la pace...
Sopra un grattacielo mi fermo
Allungassi le mani, toccherei l'universo
Mentre vivo ciò che ho adesso, adesso [giorni tristi].
Allora è possibile e doveroso costruire la nostra dimora in un luogo del genere: ho casa in riva al mare [ora lo so]. Abitare vicino al mare. Infatti, il tempo ben speso, ben vissuto, è così: ha una calma brulicante di vita, di pesci, di coralli. Si lascia solcare. Si infrange sugli scogli dell'esistenza e schiuma i suoi desideri. E all'orizzonte si confonde con il Cielo... Vi farò capire dov'è casa mia [tic tac (intro)]. È lì dove riesco a ricominciare. L'orologio della vita ricomincia a ticchettare quando so domandarmi: qui, cosa posso fare di buono? Caro Dio, cosa posso creare di bello adesso? Dio, dove posso far ripartire la vita? Il mare esonda. Tutta la vita acquista senso e colore. E riflette la luce.Non avranno più importanza le tempeste: il bene, che fa fruttare il mio tempo, si realizzerà anche tra nel tornado. Il tempo scorre, sì, ma perché è pieno di vita. Vivere dunque significa abitare vicino al mare, sul bordo della sorgente. Custodire lo zampillare dei minuti e dei secondi che attendono di essere investiti.
Proprio così:
io sento che solo nel blu
Ritrovo me [everest (feat. thasup)].
Nell’inizio la fine
La conclusione dell'album ci sorprende: è una canzone dedicata alla mamma. Un guizzo di genio e di tenerezza. In quel rapporto “originario” è nascosto un segreto:
Io ogni distanza cerco quel senso
Che mi tiene viva, ma tu solo senti
Quello che poi è dentro di me
Tu sai illuminare i miei tornadi [mamma (outro)].
Ecco ciò che serve a una vita, soprattutto oggi che amiamo avere l’agenda piena per sentirci importanti e forti. Mara, invece, alla fine di tutto questo itinerario ci fa volgere lo sguardo indietro, all'origine. È lì che brilla il senso e la destinazione del nostro tempo.
Il rapporto con nostra madre ci ha fatto sentire lo schiumare di una promessa: il tempo ha iniziato a scorrere per questo. Tra le braccia di mamma abbiamo imparato ad abitare il tempo: abbiamo imparato a rispondere al suo sorriso con il nostro sorriso. Il tempo era affidabile: ci si poteva ricavare frutti buoni. Abbiamo imparato che se si perde tempo per qualcuno, non si perde tempo. Quando il mio tempo lo dono, scopro che tra le mie mani si è moltiplicato. È la magia della grazia, il mito della Gorgone: la sua testa orribile, una volta disinnescata, trasforma la sterpaglia in meravigliosi coralli. Quando qualcosa nella mia vita si pietrifica, non devo piangermi addosso: parto anche se ho paura [sopra di me]. Dove posso generare qualcosa di nuovo in qualcuno? Come ha fatto mamma... L’eternità esiste ed è così: un tempo amato e immortale. La busta con scritto "fanne buon uso", ha acquistato senso.
Ho deciso: non riconsegnerò il mio biglietto. Non smetterò di vivere.
Si è fatto tardi…
Tic tac... Passa il tempo.
Tic tac… Grazie Mara: veniamo a vivere con te in riva al mare.
Tic tac... Scorgeremo una vita che non si impoverisce mai.
Un oceano.
L'eternità: già adesso.
Qui ed ora, dove i minuti muoiono di continuo.
Ma risorgono ad ogni nuovo orizzonte.
Mi ricordo il cielo che splende e tutto il resto mi è lieve
Poi scorre, tic tac, il tempo mio è qua [tic tac (intro)].
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