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"Lo grideranno le pietre": Comunità Papa Giovanni XXIII

Intervista al responsabile generale Giovanni Paolo Ramonda...


"Lo grideranno le pietre": Comunità Papa Giovanni XXIII

del 27 novembre 2015

 

 

Buongiorno a tutti voi!

 

La scorsa settimana abbiamo iniziato la nostra riflessione sull'opera di misericordia corporale "ALLOGGIARE I PELLEGRINI", leggendo la vita della Beata Madre Teresa di Calcutta.

 

Oggi pubblichiamo la prima di due bellissime interviste sul tema. Intervistiamo Giovanni Paolo Ramonda, Responsabile Generale della Comunità Papa Giovanni XXIII. Lo ringraziamo per essere stato così disponibile a parlare con noi della sua esperienza e gli assicuriamo un ricordo nella preghiera per tutta la Comunità e per le persone che, grazie a questa realtà, riescono a sentirsi accolti e accuditi.

 

Buongiorno Giovanni! Grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Raccontaci chi sei, cosa fai nella vita...

 

Sono nato 55 anni fa da papà Stefano e mamma Ernesta ultimo di 7 figli, papà operaio e mamma casalinga, cresciuto nella sobrietà e nella responsabilità, in una famiglia semplice a cui la fede era la cosa più importante, con una vita di preghiera e di apertura ai poveri. A 19 anni scelgo di fare il servizio civile a Rimini e incontro don Oreste Benzi e la Comunità Papea Giovanni XXIII e sento che questa della condivisione con i poveri è la vita che voglio vivere. Nel 1984 sposo Tiziana, abbiamo tre figli naturali e sei nipotini e altri nove ragazzi con varie disabilità. Da 31 anni viviamo in casa famiglia. Dal 2007, dalla morte di don Oreste la apg23 mi ha dato il mandato come responsabile generale della Comunità, quindi questo servizio mi porta ad incontrare con regolarità le nostre comunità sparse nei 35 paesi nel mondo.

 

Cos’è l’Associazione-Comunità Papa Giovanni XXXIII? Com’è nata? Qual è la vostra missione?

 

La Comunità Papa Giovanni XXIII nasce negli anni 60 quando don Oreste (Benzi ndr.) con i suoi giovani studenti prende i ragazzi disabili negli istituti e li porta sulle dolomiti a fare le vacanze. Da lì nasce l’esperienza della casa famiglia dove ci sono un papà ed una mamma per chi ne è privo. Da quel momento nascono comunità terapeutiche per giovani schiavi della droga, cooperative sociali con ragazzi diversamente abili, la presenza in terra di missione in 35 paesi nel mondo per condividere con i più poveri, apertura di case di preghiera e fraternità alberghi solidali, capanne di Betlemme, pronti soccorsi sociali.

Il carisma è la condivisione con gli ultimi come è avvenuto in questi tempi con l’accoglienza di centinaia di profughi.

 

Come mai hai deciso di impegnarti in questa attività con la Papa Giovanni XXIII?

 

Sentivo il bisogno di vivere il Vangelo di Gesù Cristo senza se e senza ma, in una comunità di vita dove si sperimentasse al fraternità, la vita da poveri, la condivisione e la preghiera, in un lavoro sodo a fianco dei poveri, rimuovendo le cause dell’ingiustizia ed essere voce di chi non ha voce, uscendo in strada per accogliere le ragazze schiavizzate sulla strada, i senza fissa dimora. Dopo 35 anni penso di avere speso bene la mia vita fino a qui nonostante i miei limiti e difetti.

 

Cosa significa per te ALLOGGIARE I PELLEGRINI (altrimenti detto alloggiare i forestieri)?

 

Il forestiero è quello che viene da una sua terra, patria, cultura, religione e si trova in terra straniera. Accoglierlo vuol dire farlo sentire a casa anche se è lontano dai suoi, dalla sua famiglia. Noi lo facciamo appunto accogliendo minori profughi non accompagnati, famiglie con cui viviamo anche nei campi profughi in libano e Palestina per poi venire in Europa in cerca di libertà e lavoro. Negli ultimi 20 anni sono state circa 7000 ragazze costrette a prostituirsi salvate ed accolte in comunità.

 

Oggi che cosa vuol dire alloggiare i pellegrini/forestieri? Che tipi di pellegrini incontri ogni giorno con la Comunità?

 

Nel mio servizio come responsabile generale incontro le persone là dove vivono nei loro paesi e molte volte sono proprio questi che fuggono dalle loro terre. Penso al popolo africano con cui condividiamo in Zambia, Tanzania, Kenia, Camerun, Burundi, Ruanda. In Asia dove siamo in Bangladesh, Sri Lanka, Cina, India, Nepal. In America Latina dove siamo in Bolivia, Brasile, Cile, Venezuela, Colombia, Haiti. In Europa dell’est dove siamo in Russia, Georgia, Romania, Albania, Croazia, Grecia. Molte di queste famiglie sono impastate con noi, sono come nostri familiari.

 

Papa Francesco ha indetto il Giubileo Straordinario della Misericordia. Cos’è per te la MISERICORDIA?

 

La misericordia è provare tenerezza, è sentire nelle proprie viscere quello che sente una madre per un suo figlio che sta per morire.

E’ soprattutto sentire la bontà misericordiosa del Padre che ogni giorno ci dà la vita e ci accoglie invitandoci sempre al cambiamento. Questo deve riversarsi sui nostri fratelli. oggi, qui ed ora nella concretezza. Dobbiamo amare non a parole ma nei fatti e nella carità.

 

La misericordia nella Papa Giovanni XXXIII che posto ha? Come la si vive concretamente?

 

Noi diciamo che il segno che si amano gli ultimi ed i poveri è l’amore che c’è tra i fratelli della comunità, così nella chiesa e nella società. La misericordia si deve attuare con chi ti è prossimo vicino, con chi lavori, nella tua scuola, o parrocchia. Questa autenticità nelle relazioni allora ti spinge ad allargare gli orizzonti, a respirare con la dimensione della mondialità, per essere e vivere realmente da fratelli.

 

 

 

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