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Le voci delle scarpe

Davanti a me una grande esposizione di scarpe da tutto il mondo. Se la vita è un cammino nessuna cosa più delle scarpe può narrare storie di vita. Con la scarpa infatti camminiamo, danziamo, lavoriamo, facciamo sport...


del 01 gennaio 2002

 

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- Forse mi ripeto, siamo all’interno delle ex-scuderie del castello ducale di Vigevano in provincia di Pavia. Davanti a me una grande esposizione di scarpe da tutto il mondo. Se la vita è un cammino nessuna cosa più delle scarpe può narrare storie di vita. Con la scarpa infatti camminiamo, danziamo, lavoriamo, facciamo sport, ecc. Lo chiediamo alla sovrintendente, la Dott.sa Angela.

- Sì, il museo della calzatura ha questa finalità: farci riflettere sulla vita, sugli usi e costumi, sulla tecnica e sull’arte dell’uomo nel rivestire i suoi piedi. In questo museo si trovano zoccoli, pianelle, stivali, sandali, mocassini, babbucce, scarpette e scarponi… ogni sorta di calzature che la sanno lunga sull’umanità.

- Ed è quello che vogliamo fare per i nostri lettori. Un percorso speciale per capire di più l’uomo e la donna e il loro rapporto con la storia. Incominciamo con…

- Incominciamo con questo paia di scarpe tipiche dei Paesi Bassi.

- Gli zoccoli olandesi?

- Esatto: i famosi zoccoli di legno a punta in su. Sono tutti consumati perché appartenevano probabilmente ad una pellegrina che è andata a piedi fino a Roma attraverso la via franchigena. Vede qui ci sono incise le parole in latino: “Anno domini 1623”.  Siamo nell’epoca dell’apogeo della potenza commerciale e coloniale dell’Olanda.

- Incredibile. I famosi pellegrinaggi a piedi attraverso l’Europa per andare a pregare sulla tomba di Pietro a Roma.

- Questi zoccoli di legno potrebbero raccontare la fatica, la fede, i pericoli di un cammino di mesi e forse di anni. Conosciamo anche il nome delle proprietaria perché è inciso qui, vede? Guglielmina.

- Molto interessante. Anche oggi facciamo la fila a Roma per visitare la tomba di un Papa che ha lasciato tracce indelebili nella nostra storia, vero?

- Certo. Allora passiamo ad un altro tipo si calzatura: i mocassini dei pellerossa d’America, portati in Europa dai conquistatori.

- I famosi mocassini in cuoio di bisonte e cuciti a mano.

- Questi che vede, così finemente decorati devono essere appartenuti ad uno dei capi della tribù Cejenne. Queste comodissime calzature potrebbero raccontare delle danze rituali attorno al fuoco nelle notti di luna piena, delle corse estenuanti a rincorrere i bisonti nella pianura, della vita nomade di una tribù alla ricerca dei pascoli…

- …e potrebbe anche raccontarci purtroppo della lotta contro i conquistatori bianchi per difendere la loro terra e la loro cultura.

- E come spesso accade nella storia, gli sconfitti insegnano molte cose ai vincitori. In questo caso noi occidentali abbiamo copiato questo tipo di scarpa che chiamiamo ancora “mocassino”  come gli indiani.

- Interessante: così ci ricordiamo di loro e la memoria aumenta il rispetto per ogni cultura diversa dalla nostra.

- Passiamo ad un altro tipo di calzatura. Queste sono…

-  ciabatte…

- Ciabatta è il nome turco, da cui deriva l’antico nome ciabattino, cioè il calzolaio. Qui si tratta di pianelle (dal latino planus) cioè piatto, senza tacco. E’ una calzatura riposante, da casa, facile da infilare.

- La tradizione nordica europea prevede di togliersi le scarpe all’ingresso di casa e di mettere le pianelle per non portare in casa terra, per non rovinare il pavimento in legno, ecc.

- Esatto. Le pianelle o ciabatte allora raccontano storie di casa, di famiglia, di lunghe serate al focolare a leggere o a raccontare storie, magari sorseggiando il the o qualche bicchierino di whisky.

- Raccontano storie di gente comune, di ammalati che ciabattano tra i letti di una corsia di ospedale, di anziani nelle case di riposo, di bambini in pigiama alla sera accoccolati sui divani davanti al televisore  e tante altre storie.

- Beh, queste che vede sono le pianelle della Duchessa Beatrice D’Este del 1490. Passiamo ad un’altra famiglia di calzature, ce ne sono di tutti i tipi: gli stivali.

Questi per esempio sono gli stivali da equitazione che appartenevano a Carlo V quando transitava di qui dalla Germania alla Spagna e doveva evitare la Francia di Francesco I suo avversario.

- Sono perfettamente anatomici.

- Sì, venivano fatti su misura, ma non era semplice infilarli. Infatti gli stivali sono vistosi e belli, ma hanno come scompenso una fatica grande anche solo per sfilarli. Pensi che ci voleva la pazienza di  4 servitori per togliere queste calzature al Re Carlo V.

- Non provo nessuna invidia. Del resto mi basta l’esperienza degli stivaloni di gomma da pescatori (quelli alti che coprono tutta la gamba). Mi fa comodo avere qualcuno che mi aiuti a sfilarli; da soli è una vera penitenza.

-  Passiamo ora ad un genere molto usato di calzatura che porta il nome greco di sandalo. Il sandalo è generalmente in cuoio e ha una grande resistenza al tempo, inoltre permette la respirazione del piede, molto adatto ai climi caldi e desertici.

- E questi sandali mi sembrano molto antichi.

- Pensi che sono appartenuti a Sant’Alberto Magno, dottore di filosofia a Colonia, maestro di San Tommaso.

- I sandali sono la calzatura preferita dai monaci di tutte le religioni del mondo, forse la calzatura quasi sacra.

- Esatto. Quante storie potrebbero narrare; storie che sanno di lunghe veglie di preghiera nel deserto, di meditazione tra il silenzio di un eremo sperduto, di canti gregoriani echeggianti tra le colonne di una chiesa gotica…

-ma anche di povera gente, dall’Africa all’America Latina. Mi ha sempre attirato come tipo di scarpa, non so perché ma quando le metto mi sembra di essere più vicino alla natura, alla vita semplice. I sandali mi mettono le ali.

- Passiamo ad un’altra scarpa tipica della montagna: lo scarpone. Questo modello è appartenuto ad una grande guida alpina che ha fatto la storia delle conquiste: Sepp Innerkofler di Sesto di Pusteria.

- Che morì durante la prima guerra mondiale sul Paterno, una delle Dolomiti vicina a casa sua, mentre tentava di riportare gli austriaci alla riconquista della cima occupata dagli italiani.

- Esattamente. Questi scarponi appartenevano a lui. Gli italiani ricuperarono il suo corpo e l’altra guida alpina Piero De Luca lo fece seppellire con tutti gli onori sulla cima.

- Chissà quante storie lieti e tristi potrebbero raccontare gli scarponi da montagna!

A quei tempi lo stesso scarpone serviva anche per gli scii che erano in legno. Non c’è lo spazio per raccontare questa fetta di storia.

- Adesso passiamo ad un altro capitolo particolare della scarpa: le scarpette da ballerina, quelle che servono per ballare sulle punte dei piedi. Eccole qui!

- Parlano al femminile: rosa con le fettucce lunghe. Queste scarpette raccontano di palchi e di teatri, di musica e di applausi, di prove e di sacrifici per una bellezza non sempre facile da capire. Ma non abbiamo finito, vero?

- Eh, no! Ci sono ancora le scarpe più mondiali e moderne: le scarpe da ginnastica. Sono di una varietà impressionante come stili e come materiali e sono tra le più utilizzate nel mondo occidentale.

- In queste scarpe da calcio, per esempio che vedo qui, c’è tutta la storia dei mondiali perché se leggo bene sono di Pelè.

- Esatto. E queste da atletica hanno fatto per prime i 200 metri in meno di 20 secondi: sono di Pietro Mennea.

- Quante storie, non si finirebbe mai. Davvero le scarpe sono una voce importante nella vita degli uomini e delle donne.

Ringrazio la Sovrintendente che ci ha gentilmente accompagnato in questo itinerario speciale. E a voi  voglio lasciare il desiderio di visitare questo bellissimo sito e la voglia di “ascoltare” di più la voce delle scarpe.

 


don Paolo Baldisserott

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