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La teologia e i laici

Ma io che mi formo in teologia? Se un domani dovessero togliere l'insegnamento della religione cattolica dalle scuole, come fai? Se sei prete o frate, non c'é problema.... ma se hai famiglia? Purtroppo ho avuto la "sfortuna" di non essere chiamato a fare il prete o il frate, ma "solo" il laico.


La teologia e i laici

 

del 04 dicembre 2012

 

 

Buongiorno,

          ho 22 anni e studio presso un'istituto di scienze religiose, sono al secondo anno. Ultimamente mi sto interessando molto al tema dei cristiani laici. Ho letto il capitolo IV della Lumen Gentium, la Apostolicam Actuositatem, la Christifideles laici, e due libri "Diventare laici. Alla scoperta della vocazione perduta" di Pier Giorgio Liverani, e "Laici cristiani. Tra identità e nuove sfide" di Enrico Masseroni. Premesso che queste letture mi hanno aperto un mondo che non conoscevo e, purtroppo lo devo constatare, di cui nessuno o quasi mi aveva mai parlato con profondità e competenza, ho scoperto che quella a essere laici è una vera e propria vocazione, con tutti i crismi che le servono e con tutte le potenzialità per essere santi e come piace a Dio. Insomma, non esistono cristiani di serie A (dei supercristiani, che sarebbero religiosi e chierici) e cristiani di serie B (quelli senza vocazione). Fin qui, tutto perfetto. Dei laici si dice è loro propria l'indole secolare: "per loro vocazione è proprio dei laici cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio". 

          Benissimo. Allora mi chiedo: ha senso che un laico studi teologia? Se per sua vocazione non deve rimanere chiuso alla dimensione ecclesiale, quindi non deve fuggire il mondo, ma starci dentro e ordinarlo secondo Dio, qual'è il posto specifico di un laico che studia teologia? Eh sì, perchè più volte si ribadisce nei vari testi che ho letto: "Se sei laico e fai il medico, l'architetto, l'insegnante di matematica, l'autista di tram, il postino, dovrai farlo secondo la competenza propria di ogni campo (e la competenza è competenza, non è cristiana, islamica o atea), ma con un cuore cristiano (per dirla breve). Ma io che mi formo in teologia?

          Per alcune persone la risposta è semplice: andrò a rubare alla scuola uno stipendo facendo l'insegnante di religione. La risposta è purtroppo semplice anche per il mio parroco: finché studiavo all'università (corso che non ho portato a termine, ma che ho trascinato senva voglia per due anni), io dovevo puntare su quella, così poi avrei insegnato e quello sì che è un vero apostolato di cui la società ha bisogno. E poi... se un domani dovessero togliere l'insegnamento della religione cattolica dalle scuole, come fai? Se sei prete o frate, non c'é problema.... ma se hai famiglia?

          Sono risposte che mi fanno male. Perchè se io mi sono iscritto a questo istituto, è perchè ho sentito che Dio mi chiamava a farlo: è perchè ho maturato la consapevolezza lungo il mio cammino (in particolare il mio cammino scout) che questa era la mia chiamata. Per questo ho lasciato l'università (non avevo risultati e prospettive, non mi sentivo al mio posto). I miei voti all'istituto e la mia presenza testimoniano la passione e il cuore che metto in questo percorso.

          Purtroppo però ho avuto la "sfortuna" di non essere chiamato a fare il prete o il frate (di questo ne sono certo), ma "solo" il laico, sembra dirmi il mio parroco. Io però rivendico questa mia laicità con fierezza e con orgoglio: l'ho ribadita a tutti quelli che mi hanno chiesto in buona fede se volessi entrare in seminario. E senza troppo veli, il mio parroco mi ha detto che in questo progetto della teologia, lui non ci crede. Che comunque devo cercare un'altra strada, oltre alla teologia, perchè non sarà questa a permettermi di mantenermi un domani. Io lo capisco, capisco tutte le difficoltà che ci sono (ma che al mondo d'oggi ci sono in qualunque campo), so che me lo dice perchè mi vuole bene, perchè ne è convinto, anche se non condivido. Anzi, mi rattrista e mi fa arrabbiare.

          A Dio piacendo, il mio sogno sarebbe di proseguire oltre le scienze religiose e iscrivermi a un facoltà teologica, a Roma o a Milano. Sicuramente le difficoltà sono tante, è evidente che questi percorsi non sono pensati per i laici, sono lunghissimi e per chi ha in mente di mettere su famiglia un giorno è difficile pensare di poter dedicare così tanti anni (i cinque delle scienze religiose, più due anni per la licenza più altri due anni, come minimo, per il dottorato, quindi in totale quasi dieci anni). Per non parlare del fatto che uno si deve mantenere, non è un ordine religioso o lo stipendio da prete a farlo. Io credo però che il Signore, se davvero chiama, non conduce a vicoli ciechi. Anche i laici sono nel cuore di Dio, giusto? E non si dice sempre che se Dio chiama a un compito, da anche tutti i mezzi per sostenerlo? Ma vale solo per chi entra in seminario o si vuole consacrare? Non credo proprio...

          Allora la domanda è: che c'è nel mondo e nella Chiesa per i laici che studiano teologia? Unico sbocco è l'insegnamento di religione nelle scuole (per cui comunque il titolo che l'istituto di scienze religiose conferisce è sufficiente)? Si tratta di un lavoro che farei volentieri, ma di certo non vale tutti questi sacrifici. Senza contare che non solo i miei amici "lontani dalla fede", ma molti preti considerano gli insegnanti di religione come dei catechisti pagati, poca roba insomma (quando è chiaro che i due compiti sono differenti). Come soddisfo la mia indole secolare studiando teologia? Facendo il catechista, il caposcout, il padre, il marito con cuore cristiano? Non serve dire che non è necessario studiare anni di teologia per farlo. Allora la teologia è fatta per i pensionati o solo per coloro che vogliono approfondire la loro fede, senza però che questo si tramuti in un servizio adeguato o in una professione? Quello che cerco è troppo? Si tratta di uno spazio che non esiste perchè è giusto che non esista? Che devo ritagliarmi a forza o mi devo inventare? Infine, é davvero utile alla Chiesa e al mondo che io studi teologia da laico (o devo arrendermi al fatto che è un mio pallino e nel frattempo mi cercherò qualcos'altro da fare nella vita)?

          Ho preso un abbaglio e ho sbagliato tutto? Mi sento avvilito in qualcosa di prezioso, la mia chiamata. Per di più mi sento avvilito non dai lontani, ma dai miei fratelli in Cristo e dai miei pastori. Non ho trovato risposte adeguate ai miei dubbi e ai miei mal di pancia nei documenti del magistero e dato che la domanda mette in crisi la serietà e  l'opportunità di quello che è il mio progetto di vita, sono in seria difficoltà.

Lettera firmata

 

 

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