Donboscoland

La scelta di uno stato di vita

Quale la volontà di Dio per me? Ciò che è davvero meraviglioso in una domanda del genere è che il richiedente stesso porta la risposta nel più profondo del proprio cuore.


Nell'esistenza di ognuno si presentano situazioni particolarmente cruciali in cui si vorrebbe essere sicuri di prendere una decisione che sia in pieno accordo con la volontà di Dio. Può essere il caso di una possibile vocazione, per esempio, o della scelta di una professione, o di quella di un compagno per la vita. In che modo l'accompagnatore accoglierà chi lo accosta dicendo: 'Ho una decisione importante da prendere e vengo a chiederle un 'consiglio' “?

La prima certezza che deve abitare in lui e la consapevolezza di non possedere la risposta alla domanda che gli viene posta. E' una risposta che solamente il richiedente porta dentro di sé. Consigliarlo non significherà nient'altro che aiutarlo a prenderne coscienza. Certo, la domanda di fondo potrà essere più o meno dissimulata dietro una serie di domande secondarie, per lo più puramente informative, alle quali chiunque potrebbe benissimo rispondere. Per esempio: a chi bisogna rivolgersi per entrare in seminario?

Quali studi sono richiesti per poter entrare in un monastero? Le risposte a domande di questo tipo si situano a un livello differente da quello dell'accompagnamento spirituale. Non appena sono state date, con tutti i dettagli auspicabili, e si fa strada, a poco a poco, la vera domanda -'Che devo fare?'-, ecco che il dialogo cambia di registro e cambia anche il ruolo dei due interlocutori. D'ora in poi ridiventa vero che l'accompagnatore non ha più nessuna risposta precisa da consegnare.

Sì, ciò che è davvero meraviglioso in una domanda del genere è che il richiedente stesso porta la risposta nel più profondo del proprio cuore. La volontà di Dio che egli cerca e a cui vorrebbe sinceramente aderire non è altro che la sua realtà più profonda e più feconda. Come già si è detto, la volontà di Dio non lo minaccia in nulla. Non gli farà alcun male. Essa non è nient'altro che il desiderio di Dio, l'amore di Dio a suo riguardo. Nulla di più dilatante per lui, in tutti i sensi e secondo tutte le virtualità che Dio stesso ha deposto in lui.

L'unica difficoltà consiste nel fatto che, finora, egli non è stato ancora in grado di discernere chiaramente tale volontà. Viene dunque a chiedere aiuto a un fratello o a una sorella, ma nessuno potrà mai aiutarlo, a meno che non sia cosciente di saperne ancor meno di lui. Tutto ciò che potrà fare è ascoltarlo rispettosamente e, ascoltandolo così, insegnargli come ascoltare il proprio cuore e come discernervi, un po' alla volta, in mezzo a una folla di desideri e di motivazioni superficiali, il proprio desiderio più profondo, quello che lo ricollega a Dio. Tutte le sue piccole voglie superficiali, bisognerà che egli sia pronto, all'occorrenza, a lasciarle cadere, a rinunciarvi, perché sgorghi spontaneamente, nelle sue più intime profondità, la libera volontà di Dio. Non si dimentichi qui la domanda di Ignazio al giovane gesuita, dopo tre ore di preghiera e di 'santa indifferenza': 'E ora, di che cosa hai veramente desiderio?'.

In fondo, non dovrebbe essere poi così difficile discernere la volontà di Dio su qualcuno: essa infatti gli è stata per così dire rivelata in anticipo, nelle profondità del suo essere, nello Spirito santo che lo abita sin dal momento del battesimo. Ciò non toglie che il credente non di rado si sbagli, a volte persino in occasione di scelte importanti. La tale opzione, che in un primo momento egli credeva sinceramente fosse la volontà di Dio, si è rivelata, col passare del tempo, un'illusione. Ed egli ha finito per trovarsi intrappolato nel mondo torbido e ambiguo dei suoi desideri più o meno contorti, le cosiddette volontà proprie. Grazie a Dio, sbagliarsi non è mai una catastrofe, a patto che se ne sappia trarre una lezione. Davvero, l'esperienza dei propri errori passati può aiutare l'accompagnatore ad assistere correttamente coloro che vengono a chiedergli aiuto. In tal modo egli eviterà loro più facilmente di lasciarsi abbagliare a loro volta dal paludamento delle voglie superficiali che nascondono ai loro stessi occhi il desiderio di Dio a loro riguardo. E il muro di bronzo di cui Poemen diceva che è il solo ostacolo o la sola separazione tra il cuore dell'uomo e il suo Dio.

Ancora una volta, dunque, bisognerà ascoltare con attenzione, senza lasciarsi scoraggiare da tutte le velleità che l'interlocutore espone e che possono facilmente apparire come capricci agli orecchi di chi ascolta. Proprio nella misura in cui vengono accolte con calma da qualcuno, queste velleità hanno una reale possibilità di dissolversi da se stesse, come spontaneamente, nel cuore di chi si apre in questo modo, per lasciarvi sussistere unicamente l'altra possibilità, quella che gli permetterà di percepire, nel più profondo di sé stesso, il desiderio di Dio, costitutivo del suo essere.

Ciò può richiedere un certo tempo. Di nuovo bisognerà evitare qualsiasi intervento intempestivo, che arresterebbe bruscamente il processo di chiarificazione e di maturazione che è stato messo in moto mediante l'ascolto. Indubbiamente può darsi che sin dall'inizio della conversazione, grazie a una certa pratica, l'accompagnatore abbia ben presto percepito quale possa essere la volontà di Dio nel caso concreto. O piuttosto: ciò che molto probabilmente non lo è. Un elementare buonsenso o certi segni esteriori sufficientemente evidenti possono rapidamente cancellare ogni dubbio a riguardo nell'osservatore un po' sperimentato, mentre invece la portata di questi stessi segni sfugge perora all'interessato. Non bisogna però manifestare subito tali reazioni, né soprattutto suggerirle, e men che meno dettarle alla coscienza dell'altro, sotto forma di: 'Quanto a me, penso che...', 'A parer mio, bisognerebbe che...', 'Senz'altro Dio ti chiede di...'.

Bisogna invece ricondurre sempre l'altro alla propria scelta. Solo lui può determinarsi in un modo veramente fecondo, cioè in piena libertà. L'accompagnatore potrà tutt'al più rischiarare questa scelta, ben che vada; ma ciò va fatto con ogni precauzione, formulando prudentemente qualche domanda, suggerendo qualche riflessione complementare, per vedere come facciano presa sul cuore dell'uditore, cioè come lo Spirito gli doni di reagire ad esse. Potrà anche, ma con tutto il tatto necessario, scartare certe motivazioni che, con ogni evidenza, non sono conformi all'evangelo, o neutralizzare certi desideri di far bene che altro non sono se non l'eco, mascherata di virtù, di certe ingiunzioni del super-io o 'censore interiore'.

Ma niente di più. L 'importante, allora, non è assolutamente che quegli obbedisca alla sua guida, e neppure, come si suol dire, 'che tenga conto dei suoi consigli'. L'importante è che a suo tempo, cioè quando la mozione dello Spirito diventerà tranquillamente evidente in lui, essa lo porti all'acconsentimento, in modo altrettanto tranquillo e delicato. La volontà di Dio, infatti, porta in sé una propria forza di persuasione. Essa non ha bisogno di pareri o di commenti esterni. E chi percepisce realmente e chiaramente la volontà di Dio o, meglio, colui al quale essa si manifesta con nettezza, e all'istante desideroso di obbedirle e capace di rinunciare gioiosamente a tutto ciò che le è contrario. Questa rinuncia sarà addirittura facile, e quasi per nulla dolorosa, poiché sarà perfettamente libera e portata dall'interno da quella forza al tempo stesso dolce e irresistibile che scaturisce da lui.

Ma può sopraggiungere una complicazione dovuta a un certo carico di angoscia che, talora, accompagna la preoccupazione di essere in accordo con la volontà di Dio. Una tale angoscia può scombinare le carte e persino penalizzare una scelta che dovrebbe essere spontanea. Essa è sempre il segno che, nell'itinerario di colui che chiede consiglio, 'c'è qualcosa d'altro' che interferisce, emettendo un falso rumore che viene a complicare l''auscultazione' e il discernimento. L 'ideale sarebbe evidentemente poter discernere la fonte e il significato di questo falso rumore, per poterlo trattare di per sé stesso. Nella maggior parte dei casi, pero, l'accompagnatore non avrà il tempo per questo, né la competenza professionale richiesta per farlo. In altri casi può darsi che, nonostante un''auscultazione' attenta, non predomini in maniera sufficientemente chiara nessun desiderio, e il soggetto resti dilaniato tra più scelte che gli sembreranno ugualmente desiderabili e valide.

Può essere il segno che Dio lascia molto semplicemente la scelta all'interessato stesso. E perché no? L'importante a volte soprattutto quando vi sono di mezzo certi 'falsi rumori' -non è che l'interessato scelga la tal cosa a preferenza di talaltra, ma semplicemente che 'scelga', in tutta libertà. In questo caso, un discorso come quello che segue può talora sbloccare la paralisi e condurre a una scelta perfettamente valida: 'Ecco, dunque, tutti gli argomenti in favore di una scelta positiva; io credo che tu li abbia colti bene. Ed ecco, dall'altra parte, tutti gli argomenti in favore di una scelta negativa; li hai colti ugualmente bene. Se scegli a sinistra, scegli bene. Se scegli a destra, scegli altrettanto bene. La volontà di Dio su di te, in questo momento preciso, e che tu scelga realmente qualcosa. La tua scelta sarà la volontà di Dio'.


di André Louf

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