Riflessione poetica sul Natale a cura di don Paolo Baldisserotto
Narratore – Questa notte la nostra meditazione va oltre il tempo. Che cos’è il tempo? I minuti che passano, le ore, i giorni, gli anni non sono il tempo. Se dico un’ora, dico la misura del tempo, dico la quantità, ma non il tempo. Perché le ore felici passano in un lampo e le ore del dolore sono eterne? Eppure la misura è sempre la stessa. Il tempo…
Sentiremo questa notte varie persone di 2000 anni fa quelle che erano presenti quando l’eternità, l’amore, l’infinito si è fatto tempo, storia, esperienza, limite.
Narratore - Tu chi sei? Mi sembri un po’ arrabbiato.
Romano – Sono da giorni dietro un tavolo a scrivere nomi per il censimento, non ne posso più! Ho un’avversione per tutti questi ebrei: tutti nomi uguali, tutti della stessa tribù, tutti strani... Le solite domande, le solite risposte, mi fanno schifo, come il mio lavoro. Sono un militare dell’esercito romano, dell’Impero romano; eppure qui sono odiato, sono un nemico. Questa sera sono in crisi per un’altra cosa. Ho incrociato gli occhi di due sposi: lei aspettava un bambino. C’era qualcosa di diverso nel loro sguardo. Una cosa stranissima, è stato un attimo, ma non riesco a togliermelo dalla mente. Possibile? Tra migliaia di volti, quello sguardo…
Narratore – Tu sei la locandiera vero? Perché sei così triste?
Locandiera – Non posso dimenticare quei due che mi hanno chiesto di accoglierli più con gli occhi che con le parole… Avevo la scusa di avere tanta gente, ma sentivo che potevo fare qualcosa e non l’ho fatto… Mi hanno addirittura ringraziato... senza rancore, senza stizza… e non ho più trovato la pace. Li ho rincorsi con lo sguardo mentre si allontanavano e non ho fatto niente per loro, nemmeno un sorriso. Questo mio egoismo mi pesa. Ecco perché sono triste.
Narratore – E tu chi sei? È strano, non ti ho mai vista.
Grotta – È facile, vivo di notte, un po’ fuori dai centri abitati, un fuocherello e un po’ di animali…
Narratore - Allora tu sei…
Grotta – Non temere, dilla quella parola che hai pensato…
Narratore – Tu sei… la stalla?
Grotta – Sì, ma non guardare alle apparenze, a quello che dice la gente. Sì sono sporca e trasandata, però credimi quella notte è nata la vita. Sì, sono una stalla, ma dentro di me vive l’amore vero. Ho voltato pagina da quella notte e nonostante le mie debolezze la vita è rinata in me… ne sono sicura.
Narratore – Ti ringrazio perché ci doni la speranza e questi, questi sono tuoi amici?
Grotta – Sì, sono spesso con me. Anche loro sono testimoni di quello che è successo quella notte.
Bue – Mi ha sconvolto la vita. Avevo visto tante volte nascere i cuccioli d’animale. Ma quella notte ho visto nascere il figlio dell’uomo. Pensa, lo hanno messo nella mia mangiatoia. Ho capito che doveva essere qualcosa di eccezionale.
Asino – Io ho portato tutto il giorno la donna incinta. Ero sfinito morto. Ma dopo la nascita del piccolo re ho capito il senso della mia fatica: portavo il padrone del mondo. Adesso so che qualunque fatica faccio per l’uomo è come se lo facessi per lui.
Narratore – Ti auguro un giorno di ricevere la ricompensa e di portare in groppa il Messia.
Giuseppe, Maria raccontateci di quella notte di luce, di quel mistero.
Giuseppe – Sono sempre andato avanti con la fiducia in Dio. Il viaggio era lungo e non finiva mai… la fila per il censimento… le locande strapiene di gente… nessuno che ci aiutava. Ero preoccupato per Maria, ma non ho perso la fiducia… Finalmente abbiamo trovato qui nel posto più impensato. Come è misteriosa la volontà di Dio! Fare solo ciò che Dio vuole, perché lo vuole, quando lo vuole, come lo vuole.
Maria – Siamo i servi del Signore! Lui ha detto che chi fa la volontà di Dio sarà per me fratello, sorella e Madre.
Narratore – E voi chi siete?
Pecorella – Ero tranquilla nel mio gregge che dormivo e il pastore mi ha presa sulle sue spalle. Non ero mai andata fuori dall’ovile. Ero curiosa, ma anche avevo paura. Sentivo che il pastore era felice. Poi mi ha messo vicino ad un bambino appena nato. Tutti mi volevano bene e mi accarezzavano. Sentivo tanta unità con quel bambino. E il pastore ha detto: “Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”
Pastore – Avevo chiesto un segno dal Signore… da tempo lo pregavo… poi ha fatto silenzio in me. Ho sentito una voce che mi chiamava. Prima era mescolata con tante altre voci dei pastori, del gregge: ”Ma dove vai? Sta’ qui divertiti con noi, proprio questa sera! Fuori c’è freddo …” Ma quella voce mi chiamava, sentivo di doverla ascoltare. Mi son staccato dalle mie cose e ho fatto bene perché ho incontrato il Messia. Adesso sono contento. Ho capito che devo sempre seguire quella voce se voglio la pace.
Narratore - …ascoltare dunque quella voce. Grazie della testimonianza. E tu chi sei?
Stella – Sono la stella
Narratore – Eh già! Ecco perché fai luce.
Stella – Se il tuo occhio è limpido tutta la tua persona è nella luce.
Narratore – Da dove vieni?
Stella – Da un lungo viaggio attraverso il buio più fitto, il freddo siderale e il silenzio spaziale.
Narratore – Scommetto che tu sei un seguace della stella.
Mago – Sono sempre stato affascinato dalla verità, attirato da lei. L’ho sempre ricercata in tutto, in me, nel rapporto con gli altri…
Narratore – Chi fa la verità viene alla luce
Mago – Sì, è proprio così. Nella sincerità con se stessi, con Dio e con gli altri si trova la Luce. Cerco solo di essere trasparente. Sono un seguace di quella stella.
Narratore – Grazie!
Guardiamo gli orologi. Il tempo è volato, perché siamo andati nel cuore del tempo, là dove ha preso forma. Ognuno di noi questa sera ha rivisto se stesso, il riflesso della propria anima nelle voci del presepio, nei personaggi, nelle cose. Raccontiamolo al confessore: io sono come la locandiere, io sono come la stalla, io sono… eccetera!
Gesù è un dono, accogliamolo nella nostra vita anche se ci sembra sbagliata, arida, spoglia. Ascoltiamo quella voce, seguiamo quella luce. Adesso, ora e sempre. Sia così.
(Natale con gli Scout 1994)
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