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La meglio gioventù

La Storia vista attraverso gli occhi di una famiglia comune, che vive le contraddizioni del nostro Paese dalla metà degli anni '60 ai giorni nostri.Attraverso la loro vita, le loro decisioni e i loro problemi, possiamo guardare da diversi punti di vista il nostro passato: l'alluvione di Firenze, i figli dei fiori, la guerra in Vietnam, le rivolte studentesche, le cariche della polizia, le Brigate Rosse, gli scioperi degli operai, le stragi di Mafia.


La meglio gioventù

da Quaderni Cannibali

del 11 gennaio 2003

 Tutti gli argomenti sono toccati senza appesantimento retorico o moralistico, anche se non per questo in modo superficiale. Non viene giudicato nessuno e si può solo condividere o meno le decisioni che i protagonisti prendono.   

 

 

 Tra questi spiccano i fratelli Nicola e Matteo e Giulia, compagna di Nicola. Tanto quest'ultimo è pacato, sereno e determinato, tanto Giulia e il fratello sono irrequieti, fragili e infelici. Le loro scelte sono spesso discutibili e ledono non solo loro stessi, ma anche chi sta loro vicino. Giulia, scegliendo di vivere per le utopie perché incapace  di affrontare la vita (significativo il fatto che indossi sempre occhiali da sole), non ha la forza di superare le sue paure. Troverà un po’ di serenità solo grazie alla figlia Sara, che saprà perdonare i suoi errori e accetterà i limiti che la madre non sarà in grado di superare. Matteo, che allontana con un atteggiamento aggressivo tutti quelli che lo avvicinano, avrebbe la possibilità di riscattarsi dall'infelicità grazie all’amore e alla solarità di Mirella, ma ha paura di perdere il controllo della sua vita e quindi rischiare di essere ferito. Vive una vita riflessa attraverso la lettura: ne ha il pieno controllo e non ha bisogno degli altri. Nicola, invece, con i suoi sensi di colpa per non essere riuscito a fermare dall’autodistruzione le persone che amava, riesce comunque ad andare avanti, trovando la serenità proprio con l’aiuto della famiglia che gli altri due invece avevano rifiutato.

 

 

 Ottima la scelta dei due interpreti principali. Luigi Lo Cascio dà vita a Nicola, dolce e premuroso, ma dal carattere forte che combatte quelle che lui ritiene ingiustizie con pacatezza, dignità, ma anche con decisione. Alessio Boni (Matteo) è invece, un personaggio tormentato, sensibile fino all’eccesso, che vuole estraniarsi dal mondo e manifesta il suo dolore e la sua frustrazione solo quando è preso da violenti attacchi d’ira incontrollata.

 

 

 Concepito come una fiction e poi diventato un film di 6 ore, diviso in due parti (dagli anni ’60 agli ’80 e dagli anni ’80 al 2000), ottimamente diretto (da Marco Tullio Giordana) e interpretato, è stato acclamato al Festival di Cannes 2003, vincendo la sezione Un centain regard. Coinvolgente e ben strutturato, risulta avere più ritmo nella prima parte, essendo nella seconda più prevedibile. Questo, però, non gli toglie niente ed è, anzi, da vedere perché, in modo semplice ed efficace, riesce a parlare al cuore delle persone, non annoiando mai e coinvolgendo lo spettatore.

 

 

Francesca Pascuttini

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