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La malattia e l'ospedale nell'insegnamento e nell'esperienza del Papa

Quando Karol Wojtyla aveva 24 anni, un incidente lo costrinse a rimanere dodici giorni in ospedale a Cracovia. Da allora, nei suoi oltre 26 anni di pontificato, Giovanni Paolo II ‚Äì che ha 84 anni ‚Äì è stato nove volte in ospedale, otto delle quali al Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma, dov'è ricoverato attualmente.


La malattia e l’ospedale nell’insegnamento e nell’esperienza del Papa

da Giovanni Paolo II

del 01 gennaio 2002

Martedì sera (1 febbraio 2005), poco dopo il ricovero urgente di Giovanni Paolo II per complicazioni derivanti dall’influenza, il suo segretario, monsignor Stanislaw Dziwisz, ha affermato che non lo ha trovato “troppo preoccupato” e che gli ha detto di “pregare e stare tranquillo”.

Lo ha reso noto un’edizione straordinaria on-line del quotidiano “Corriere della Sera”. Nel farsene eco, la “Radio Vaticana” ha diffuso mercoledì mattina gli aggiornamenti sullo stato di salute del Santo Padre: “Non ci sono ragioni di allarme”, ha affermato il portavoce vaticano, Joaquín Navarro-Valls.

Quando Karol Wojtyla aveva 24 anni, un incidente lo costrinse a rimanere dodici giorni in ospedale a Cracovia. Da allora, nei suoi oltre 26 anni di pontificato, Giovanni Paolo II – che ha 84 anni – è stato nove volte in ospedale, otto delle quali al Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma, dov’è ricoverato attualmente.

Il 13 maggio 1981, l’attentato subito in piazza San Pietro lo costrinse a rimanere in ospedale 21 giorni, venendo poi sottoposto ad una operazione. Un mese dopo un’infezione provocò un’altra operazione e 55 giorni di ricovero. Nel luglio 1992 venne ricoverato per 18 giorni per l’asportazione di un tumore benigno all’intestino. L’anno successivo entrò in ospedale per alcune ore per sottoporsi ad un esame di routin

Nel 1993 si è lussato una spalla in seguito ad una caduta ed è stato ricoverato per due giorni; 29 sono invece i giorni che il Papa ha trascorso in ospedale nel 1994 per la frattura del femore, anch’essa dovuta ad una caduta; nel 1996 si è sottoposto ad un controllo nell’ospedale di Albano ed è stato nuovamente al Gemelli per essere operato di appendicite.

“Avendo condiviso anch'io, in questi anni, a più riprese l'esperienza della malattia, ho compreso sempre più chiaramente il suo valore per il mio ministero petrino e per la vita stessa della Chiesa”, ha affermato il Papa nel Messaggio per la IX Giornata Mondiale del Malato (2001).

In quella occasione, esprimendo il proprio affetto e la propria solidarietà con quanti soffrono, li ha invitati a “contemplare con fede il mistero di Cristo, crocifisso e risorto, per arrivare a scoprire nelle proprie vicende dolorose l'amorevole disegno di Dio”, perché “solo guardando a Gesù ‘Uomo dei dolori, che ben conosce il patire’ (Is 53,3), è possibile trovare serenità e fiducia”.

E’ stata questa la linea che il Papa ha tracciato, meno di tre anni dopo aver subito l’attentato, nella sua lettera apostolica “Salvifici doloris”, in cui ha affrontato il senso cristiano della sofferenza umana.

Nel documento ha anche riconosciuto che “è, innanzitutto, consolante – come è evangelicamente e storicamente esatto – notare che a fianco di Cristo, in primissima e ben rilevata posizione accanto a lui, c'è sempre la sua Madre santissima per la testimonianza esemplare, che con l'intera sua vita rende a questo particolare Vangelo della sofferenza”.

Giovanni Paolo II ha voluto dotare la Giornata Mondiale del Malato – che egli stesso ha istituito e che da tredici anni si celebra l’11 febbraio, memoria liturgica della Vergine di Lourdes – di una speciale dimensione mariana.

La celebrazione della Giornata è stata infatti accolta da luoghi mariani come il santuario di Czestochowa (Polonia), quello di Maria Regina della pace di Yamoussoukro (Costa d’Avorio), quello di Nostra Signora di Guadalupe (Messico), il santuario di Nostra Signora di Fatima (Portogallo), quello di Loreto (Italia), quello di Nostra Signora di Harisa (Libano), la cattedrale di Sydney, dedicata alla Vergine Maria, Madre della Chiesa (Australia), il santuario della “Vergine della Salute” di Vailankanni (India), il santuario di Lourdes (Francia) o quello di Maria Regina degli Apostoli a Yaoundé (Camerun) la prossima settimana.

“Tutti abbiamo bisogno di modelli che ci spronino a camminare sulla via della santificazione del dolore”, ha ammesso Giovanni Paolo II nel suo Messaggio per la II Giornata Mondiale del Malato (1994), proponendo nella memoria liturgica di Nostra Signora di Lourdes di guardare a Maria “come ad icona vivente del Vangelo della sofferenza”.

Espressione di comunione e preoccupazione per il malato, l’iniziativa papale della Giornata Mondiale del Malato cerca di “sensibilizzare il Popolo di Dio” e “le molteplici istituzioni sanitarie cattoliche e la stessa società civile, alla necessità di assicurare la migliore assistenza agli infermi”, ma vuole anche “aiutare chi è ammalato a valorizzare, sul piano umano e soprattutto su quello soprannaturale, la sofferenza” (cfr. Lettera di Giovanni Paolo II 13 maggio 1992).

Ogni anno, in occasione della Giornata, il Papa diffonde un messaggio in cui affronta aspetti essenziali della sofferenza umana ed esorta a rivolgere l’attenzione a situazioni di necessità o di particolare preoccupazione, come fa attualmente con l’epidemia di AIDS. Giovanni Paolo II riconosce di amare molto la Giornata Mondiale del Malato nel Messaggio in occasione della sua V celebrazione (1997).

L’11 febbraio prossimo saranno inoltre vent’anni che, come espressione dell’attenzione della Chiesa nei confronti dei malati, il Papa ha deciso di istituire anche la Pontificia Commissione poi divenuta Pontificio Consiglio per la Pastorale degli Agenti Sanitari.

Il Santo Padre si reca ogni giorno “idealmente in pellegrinaggio negli ospedali e nei luoghi di cura, dove vivono persone di ogni età e di ogni ceto sociale”, perché per lui questi luoghi sono una specie di “santuari, nei quali le persone partecipano al mistero pasquale di Cristo”.

“Anche il più distratto è lì portato a porsi domande sulla propria esistenza e sul suo significato, sul perché del male, della sofferenza e della morte (cfr Gaudium et spes, 10). Ecco perché è importante che mai manchi in tali strutture una presenza qualificata e significativa dei credenti”, ha affermato nel suo Messaggio per la IX Giornata Mondiale del Malato (1991).

L’anno scorso Giovanni Paolo II si è unito ai malati, ai loro accompagnatori, a quanti si prendono cura di loro e alle loro famiglie nella Grotta di Massabielle, a Lourdes, come “pellegrino presso la Vergine

“Faccio mie le vostre preghiere e le vostre speranze – ha detto loro –; condivido con voi un tempo della vita segnato dalla sofferenza fisica, ma non per questo meno fecondo nel disegno mirabile di Dio”.

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