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La gloria della Croce

Da dove viene questo desiderio di un Padre, di un uomo come noi che sia il nostro Papa, il nostro Pastore? Di un uomo scelto da Dio che ci ricordi che noi non siamo la miseria con cui spesso identifichiamo noi stessi, o, all'opposto, una vuota pretesa di autosufficienza? Perché vorremmo il suo abbraccio?


La gloria della Croce

 

del 21 marzo 2013

 

 

          In questi giorni il clima nella Chiesa di Dio è festoso. Sembra che sia sbocciata la primavera nei cuori a dispetto della neve e del freddo che rallenteranno inevitabilmente la stagione primaverile. È la festa di un popolo che ha gremito piazza San Pietro per l'elezione del Papa e per il Suo primo Angelus. Tra essi anche persone lontane dalla fede. In questi momenti Cristo, Re dell'universo, Signore del tempo e della storia, si dimostra nella Sua potenza. Rompe l'opacità dei desideri, irrompe come un soffio vitale che costringe ad alzare lo sguardo. Da dove mai verrà questo desiderio di un Padre, di un uomo come noi che sia il nostro Papa, il nostro Pastore? Di un uomo scelto da Dio che ci ricordi che noi non siamo la miseria con cui spesso identifichiamo noi stessi, o, all'opposto, una vuota pretesa di autosufficienza? Perché cerchiamo la sua parola, il suo sguardo? Perché vorremmo il suo abbraccio?

          Da quando sappiamo che Gesù, il Figlio di Dio, è diventato un uomo, ha camminato per le strade del mondo in un angolo sperduto della terra, non possiamo più sopportare di non sentirlo vivo tra noi. Egli deve esserci, perché Egli è tutto. Egli deve parlare perché la Sua Parola è ciò di cui abbiamo fame e sete. Diceva Peguy: “Quando una volta si è provato ad essere amati liberamente, le sottomissioni non hanno più nessun gusto. Quando si è provato ad essere amati da uomini liberi, il prosternarsi degli schiavi non dice più nulla”. Così è per Gesù: chi l'ha conosciuto e ha vissuto la Sua compagnia anche solo per un giorno, non può più stare senza di Lui. “Ti cerchiamo, Gesù” , verrebbe da dirGli. Ti cerchiamo anche senza saperlo. Quando rincorriamo interessi che consideriamo fondamentali per noi, per poi scoprire che ci manca sempre qualcosa; quando coltiviamo affetti a cui ci consegniamo totalmente, per poi ancora scoprire che ci manca sempre qualcosa. Quello che non consideriamo mai è che Tu precedi la nostra ricerca, che Tu ci sei prima di ogni nostro tentativo. Il fatto è che guardiamo sempre da un'altra parte. Quando Benedetto XVI ha espresso la Sua rinuncia, è stato come se un fulmine avesse inferto al mondo una scossa. Ma come: c'è un uomo per cui Dio, la Sua volontà,la Sua legge, valgono più del potere? C'è ancora un uomo che annuncia al mondo il suo “sì” a Dio?

          L'aspetto straordinario dell'unità dei cristiani è che il sì di Benedetto ha trascinato con sè la testimonianza nascosta e silenziosa di tanti cristiani che ogni giorno ripetono lo stesso “sì” e ricambiano l' Amore di Dio! Ogni attivismo è stato polverizzato, ogni progetto a tavolino ridotto in frantumi. Il “dolce Cristo in terra”, come Santa Caterina da Siena definiva il Papa, ha nascosto il Suo volto terreno e ha invitato a guardare Gesù per chiedergli un nuovo volto di carne che fosse la Sua voce nel mondo, la Sua presenza tra gli uomini. È questa la continuità nella Chiesa. L'immagine famosa della via crucis del 2005 al Colosseo è diventato emblema di un fatto storico. La croce di Cristo passata dalle mani di Giovanni Paolo II al cardinal Ratzinger era analogia del papato che poco dopo Ratzinger avrebbe assunto. E ora Benedetto XVI, che ha affermato di non voler scendere dalla croce ma di servire Cristo crocifisso in altro modo, ha passato a papa Francesco il testimone.

          Nella prima Messa con i Cardinali, papa Francesco ha parlato proprio della croce: “Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore. Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti”. Ci apprestiamo alla Settimana Santa. Seguiamo Colui che muore per noi sulla croce, poniamo la nostra piccola o grande croce sulla Sua. Il peso diventerà più leggero. La speranza più certa. Potremo accogliere con gioia la gloria della Resurrezione.

 

 

Pagetti Elena

 

http://www.culturacattolica.it

 

 

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