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Infiltrazioni mafiose. Nei comuni liberati da...

La Relazione sull’attività delle Commissioni per la gestione degli enti sciolti per condizionamenti mafiosi.


Federico Cafiero de Raho: «Le mafie non sono interessate ad amministrare i comuni. Alle mafie non interessa gestire ma condizionare e comandare [...]». Servizi inesistenti, strutture che collassano e scarsa qualità della vita: sono queste le condizioni riservate ai comuni infiltrati dalle mafie. Ma le cose possono cambiare, con un intervento volto al miglioramento delle infrastrutture e alla sensibilizzazione della popolazione.

la Redazione


 

Nei comuni infiltrati dalle mafie si vive male. Non solo per l’illegalità diffusa. Mancano servizi, le scuole cadono in pezzi (quando ci sono), la raccolta dei rifiuti è pessima, l’acqua non arriva nelle case, le case popolari non si realizzano mai e le casse comunali sono vuote, in dissesto. Storie di oggi, contenute nell’ultima Relazione sull’attività delle Commissioni per la gestione straordinaria degli enti sciolti per infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso, inviata nei giorni scorsi al Parlamento del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Un documento ricchissimo, pieno di fatti che confermano quanto alle mafie non importi minimamente della qualità della vita dei cittadini. «È stata rilevata – si legge già nell’Introduzione della Relazione – una diffusa trascuratezza nella tutela dell’interesse pubblico, attribuibile, soprattutto, alla responsabile inerzia o alla tacita connivenza degli organi politici che, nella generalità dei casi, non hanno esercitato le funzioni loro proprie di controllo e di direzione politico-amministrativa, lasciando spazio ai sodalizi e agli interessi della criminalità organizzata».

Amministrazioni non solo colluse ma anche incapaci o disinteressate ai servizi per i cittadini. Come ci conferma il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho. «Le mafie non sono interessate ad amministrare i comuni. Alle mafie non interessa gestire ma condizionare e comandare, dimostrare che nel comune contano, che sono in grado di dare indicazioni, prendere appalti e far occupare all’interno del comune persone che sono legate a loro. Devono dimostrare potere. La gestione del comune se la faccia chi la deve fare. A loro non interessa minimamente se i servizi funzionano». E il procuratore fa anche alcuni esempi. «Quando i commissari arrivano non c’è niente, spesso neanche l’acqua potabile come è accaduto a San Luca. Pensi poi ad Africo, il paese di Rocco Morabito il broker della cocaina da poco nuovamente catturato. Cosa rimane nel suo paese dei miliardi del traffico di droga? Nulla. E ricordo che anche Africo è attualmente sciolto per mafia».

La Relazione fa riferimento al 2020, quindi in piena pandemia, che in questi paesi ha aggravato i disservizi. «L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha fatto manifestare nuove problematiche connesse all’erogazioni di servizi fondamentale quali quelli scolastici, sanitari, amministrativi, del trasporto pubblico, del tempo libero e delle aree urbane da destinare alla cittadinanza, e ha aggra- vato quelle pre-esistenti, prima fra tutte la difficile situazione economica generale che si è riflessa immediatamente sui bisogni socio-assistenziali della popolazione, anche di quelli primari, la cui richiesta è notevolmente aumentata». Interventi che le amministrazioni sciolte in quanto condizionate dalla criminalità organizzata, non avevano realizzato. Anche per croniche e gravi situazioni finanziarie. Infatti circa un terzo dei comuni sciolti per mafia «versa in condizioni di deficit finanziario e ha dichiarato il dissesto o si è avvalso della procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, dato tanto più significativo se si considera che, tra tutti i comuni italiani, quelli che nel 2020 risultano essere in dissesto o in riequilibrio finanziario rappresentano circa il 5% del totale».

La quasi totalità delle 54 commissioni straordinarie che hanno amministrato 52 comuni e 2 aziende sanitarie provinciali (Reggio Calabria e Catanzaro) ha «effettuato interventi di edilizia scolastica per adeguare gli edifici, spesso piuttosto vetusti, alle normative antincendio ed antisismiche o per migliorarne l’efficienza energetica, i servizi e gli spazi a disposizione degli studenti. A questi si aggiungono gli interventi infrastrutturali sulle reti idriche e fognarie, gli interventi di manutenzione e di ampliamento dell’illuminazione pubblica e delle aree cimiteriali per aumentare gli spazi di sepoltura». Vediamo alcuni casi. A Calvizzano (Na) «la commissione ha rilevato una consistente area di evasione dei tributi comunali da parte di soggetti spesso riconducibili alla criminalità organizzata e l’inerzia dell’amministrazione al recupero forzoso delle somme dovute».

Così sono partire verifiche e azioni di recupero dei tributi non pagati: a gennaio 2020 sono state notificate circa 300 ingiunzioni per Imu 2013, per un recupero stimato superiore a 400mila euro che si aggiungono ai 500mila delle 1.037 ingiunzioni inviate a dicembre del 2019 per Imu 2014. E ricordiamo che Calvizzano ha poco più di 11mila abitanti. Il recupero di fondi permette di intervenire su servizi che attendevano da anni. Così a Trecastagni (Ct) si è realizzato il progetto che «ha consentito di aumentare la ricettività dell’asilo nido e di azzerare la lista d’attesa dei bambini, migliorando così il servizio reso alle famiglie ». A Pratola Serra (Av), la commissione «si è occupata del “progetto per la messa in sicurezza e il miglioramento sismico” di un edificio, già sede della scuo- la primaria». Fatti apprezzati dai cittadini, come a Limbadi ( Vv), dove «diversamente da quanto solitamente è accaduto in passato, il servizio mensa, il trasporto scolastico e i libri di testo sono stati assicurati tempestivamente, in concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico, fatto che è stato valutato molto positivamente dalle famiglie».

A Cerignola (Fg), grosso centro di 55mila abitanti, le amministrazioni comunali non avevano mai affrontato seriamente la questione rifiuti. Così la commissione si è dovuta impegnare «per sensibilizzare la collettività sul grave problema dello smaltimento dei rifiuti, avviando la raccolta differenziata porta a porta (mai attivata in precedenza), incentivandola anche con forme di premialità e valorizzando l’Ecocentro comunale, al fine di scongiurare il degrado dovuto all’abbandono abusivo dei rifiuti». Nel comune di Torretta (Pa) «è stata ultimata la ricognizione dei beni immobili di proprietà comunale e dei diversi progetti di recupero, di manutenzione straordinaria e di efficientamento dello stesso patrimonio già approvati nel corso degli anni, ma tutti sostanzialmente sospesi e con finanziamenti in scadenza e a rischio di revoca. Le iniziative adottate dalla commissione hanno consentito di scongiurare la perdita di importanti risorse finanziarie, permettendo così l’avvio dei predetti lavori che verosimilmente si concluderanno entro il primo semestre del 2021».

In particolare, si è intervenuti su una vicenda scandalosa. «Il completamento delle procedure di gara per la costruzione di 48 alloggi popolari, lavori iniziati nel 2003, con finanziamento della Regione Sicilia, ma sospesi dopo solo un anno dall’inizio degli stessi e in totale degrado da oltre 15 anni». Altro settore di intervento è stato quello edilizio dove dominano illegalità e disordine. Infatti «circa l’80% delle commissioni ha proceduto all’adozione di ordinanze per la demolizione di alloggi abusivi». Ma anche mettere finalmente regole. Come a Strongoli (Kr) «dove la commissione ha deliberato il Piano Strutturale Comunale, il cui esito era atteso fin dal lontano 2007». Mentre a Manduria ( Ta) «è stato definito, dopo circa 20 anni, il piano urbanistico generale, cui ha fatto seguito una nuova stesura del regolamento edilizio comunale». Senza mafia si vive meglio.

 

di Antonio Maria Mira

 


 

Testo e immagine tratti da avvenire.it