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Il Papa invita a pregare per il suo viaggio in Libano

Il Papa ringrazia Dio per la presenza dei cristiani in Libano e nel Medio Oriente chiedendogli di rafforzare la loro fede. Incoraggia tutta la Chiesa “alla solidarietà per continuare a testimoniare Cristo in queste terre benedette cercando la comunione nell'unità”.


Il Papa invita a pregare per il suo viaggio in Libano

da Attualità

del 13 settembre 2012  (function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = "//connect.facebook.net/it_IT/all.js#xfbml=1"; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs); }(document, 'script', 'facebook-jssdk'));  

 

          Un viaggio mai messo in discussione, soprattutto perché il Papa ha voluto e vuole fortemente andare "in Medio Oriente come messaggero di pace e di speranza". Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha così messo un punto fermo sulle illazioni che continuano a circolare su alcuni mezzi di comunicazione sul possibile rinvio della visita di Benedetto XVI in Libano. "Non esistono dubbi legati a motivi di sicurezza - ha detto presentando martedì 11 settembre, il programma della visita in Sala Stampa - tanto più che tutte le comunità presenti in Libano, e persino Hezbollah, hanno fatto sapere di attendere con piacere il Papa e il suo messaggio di pace".

          Un messaggio che il Pontefice intende assolutamente portare per incoraggiare i popoli della regione "senza lasciarsi influenzare dalle circostanze e dalle incertezze".

        Benedetto XVI all’udienza generale di ieri, mercoledì 12 settembre 2012,  nell’Aula Paolo VI in Vaticano è tornato a parlare del suo viaggio in Libano che inizierà venerdì prossimo. 

          “Vorrei invitare tutti ad accompagnare con la preghiera il mio imminente viaggio apostolico in Libano, durante il quale consegnerò l’Esortazione postsinodale sul Medio Oriente. Possa questa visita incoraggiare i cristiani e favorire la pace e la fraternità in tutta quella Regione”.           Questa l’esortazione rivolta ai pellegrini in lingua italiana. Poi in francese ha ricordato che durante questo viaggio incontrerà “le numerose componenti della società libanese: i responsabili civili ed ecclesiastici, i fedeli cattolici dei diversi riti, gli altri cristiani, i musulmani e i drusi di questa regione. Ringrazio il Signore – ha detto - per questa ricchezza che potrà continuare solo se vivono nella pace e nella riconciliazione duratura”. Il Papa ringrazia quindi Dio per la presenza dei cristiani in Libano e nel Medio Oriente chiedendogli di rafforzare la loro fede. Incoraggia tutta la Chiesa “alla solidarietà per continuare a testimoniare Cristo in queste terre benedette cercando la comunione nell'unità”. E rivolge il suo apprezzamento per tutte le persone e le istituzioni che in molti modi li aiutano in questa direzione. “La storia del Medio Oriente – ha affermato - ci mostra il ruolo importante e spesso fondamentale svolto dalle varie comunità cristiane nel dialogo interreligioso e interculturale. Chiediamo a Dio – ha concluso - di donare a questa regione del mondo la pace tanto desiderata, nel rispetto delle legittime differenze. Dio benedica il Libano e il Medio Oriente!”.

Le attese e gli scenari che accoglieranno Benedetto XVI in Libano

          Il Nunzio apostolico, Mons. Caccia: “Aspettando il Papa, il Libano torna a avvertire la grandezza e la bellezza della sua vocazione nazionale: quella di un Paese dove le .diverse identità vogliono convivere nel rispetto reciproco”. L’Arcivescovo Gabriele Giordano Caccia, Nunzio apostolico a Beirut, inquadra in questa cornice il crescendo di segni positivi innescato in tutto il Paese dalla imminente visita di Benedetto XVI (14-16 settembre), ancor prima del suo inizio. Il rappresentante pontificio nel Paese dei cedri tratteggia per Fides la “grande attesa” vissuta dai cristiani, ma anche quella di tutte le altre componenti della variegata società libanese, documentata in particolare dai tanti “segni di apprezzamento arrivati da sunniti, sciiti, drusi, alawiti”. Mentre spuntano dovunque le immagini del Papa insieme a bandiere libanesi e vaticane, sulle prime pagine dei giornali campeggia lo slogan della visita: “Vi do la mia pace”. Una frase evangelica che – sottolinea monsignor Caccia – “corrisponde pienamente alle attese delle genti di queste parti”.

          Accanto a questi segni esteriori, l’Arcivescovo dà conto della realtà di preghiera e invocazione a Dio che sale capillarmente da tutto il Libano: “È in corso nelle chiese del Paese una novena speciale per preparare la visita del Papa. Si sono svolte cinque grandi veglie comunitarie in cinque zone diverse del territorio nazionale, insieme a molteplici iniziative di incontro e riflessione comune tra cristiani e musulmani. Ad esse si unirà la veglia in programma la sera di mercoledì a Beirut, quando due processioni partiranno dai quartieri cristiani e altre due dai quartieri musulmani per convergere nel parco dedicato alla Vergine Maria”. La visita del Papa cade in un momento delicato, in cui il fragile equilibrio politico del Paese è messo alla prova da ciò che accade in Siria e dal disagio sociale esasperato dalla crisi economica. Monsignor Caccia indica gli antidoti a ogni interpretazione riduttiva in chiave politica dei gesti e delle parole che verranno da Benedetto XVI: “Potrà forse esserci qualcuno che cercherà di accaparrare un aspetto o un altro della visita papale. Ma sarà vantaggioso per tutti tenere presente l’orizzonte ampio della visita del Papa, che guarda a tutte le problematiche di tutto il Medio Oriente e non solo alla situazione politica libanese.

          L’Esortazione apostolica post-sinodale che il Papa consegnerà ai Vescovi del Medio Oriente conterrà suggerimenti e indicazioni che poi andranno tradotti dalle Chiese locali nei contesti particolari in campo educativo, economico, sociale, del soccorso umanitario, e anche politico. Tra l’altro, dal tempo del Sinodo sul Medio Oriente fino a oggi, il paesaggio globale di quest’area ha visto e continua a vedere grandi mutamenti, spesso convulsi”. Davanti al pressing di chi chiede che la Chiesa “prenda posizione” riguardo al conflitto siriano e alle rivolte mediorientali, mons. Caccia ripete i criteri di discernimento che ispirano lo sguardo della Santa Sede davanti all’evolversi degli eventi. Secondo il Nunzio in Libano occorre “riguardare agli interventi che Benedetto XVI ha dedicato negli ultimi tempi a ciò che avviene in Medio Oriente, fino alle parole pronunciate dopo l’Angelus di domenica scorsa. Il primo dato da considerare sono le sofferenze patite dalle popolazioni. Occorre che tutte le forze coinvolte fermino la spirale di violenza per far evolvere la situazione in altre direzioni, coinvolgendo tutti gli attori in gioco attraverso una iniziativa chiara della comunità internazionale. La prima iniziativa di mediazione affidata a Kofi Annan purtroppo è fallita, ma le sue ragioni sono ancora tutte sul tavolo. Inoltre occorre tener conto che nella vicenda siriana, oltre ai fattori sul campo, è in atto anche un complessivo riposizionamento degli assi di forza regionali”. Anche guardando a tale scenario globale, risultano evidentemente fuori bersaglio le accuse di fiancheggiare i regimi autoritari rivolte da più parti alle minoranze cristiane mediorientali. Dichiara a Fides Mons. Caccia: “Occorre essere sempre a fianco di chi chiede il rispetto e l’applicazione dei principi di libertà e di dignità umana. Ma tale sostegno deve sempre tener conto della realtà effettiva. Come ha detto il Patriarca maronita Béchara Boutros Raï, i cristiani non sostengono i regimi autoritari, ma temono la dissoluzione degli Stati. C’è la paura che tutto precipiti verso scenari iracheni, col totale venir meno di ogni minima sicurezza nella vita quotidiana. Tutti temono che venga meno quell’ordine civile che garantisce i criteri minimi si sopravvivenza. Per questo, per quanto difficile, occorre che la comunità internazionale cerchi tutte le strade possibili perché le forze in campo pongano fine all’arbitrio della violenza. L’alternativa è quella della sofferenza e del dolore per tutti. La violenza non guarda in faccia nessuno. Lo si vede anche dalla triste vicenda dei profughi, che appartengono in maniera indiscriminata a tutti i gruppi religiosi”. (G.V.)

 

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