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Il Papa e i cristiani in pericolo di vita

Questo articolo è stato scritto sabato scorso: prevedevo che presto sarebbe stato sparso sangue cristiano. E cosŸâ è stato: domenica in Somalia hanno macellato una missionaria italiana, suor Leonella, che aveva donato la vita ai poveri... Il solito capro espiatorio. Vorrei fare appello a tutti perché in questi giorni preghiamo ardentemente per il Papa e per i cristiani che vivono nei paesi isalmici.


Il Papa e i cristiani in pericolo di vita

da Attualità

del 19 settembre 2006

Il Papa è caduto in una trappola (vedremo quale, con certi inediti retroscena ecclesiastici) e ora la vita di Benedetto XVI è in pericolo. Ci sono già le minacce. A questo punto bisogna augurarsi che la Santa Sede annulli il viaggio in Turchia previsto per fine novembre. Soprattutto dopo la vergognosa dichiarazione di ieri del premier turco Erdogan il quale pretende che il Papa, per aver detto che non si può imporre una religione con la violenza, si inginocchi davanti ai muezzin. Del resto c’è una logica: loro, i turchi, hanno iniziato il Novecento col genocidio degli armeni cristiani (un milione e mezzo di vittime, due milioni di deportati, migliaia di convertiti a forza) e tuttora non hanno chiesto scusa a nessuno, anzi negano il crimine e perseguono chi ne parla. Adesso pretendono addirittura le scuse dal Papa.

 

E’ quella Turchia sul cui ingresso in Europa l’allora cardinale Ratzinger (giustamente!) aveva espresso i suoi dubbi, dunque c’è della ruggine antica contro il Papa e mi chiedo se non sia il caso di lasciare questi signori fuori dalla porta della Ue visto il disprezzo che mostrano per la libertà di espressione e le condizioni tragicomiche in cui lasciano tuttora la libertà religiosa. Se invece di essere elemento di moderazione del mondo musulmano, la Turchia diventa la quintacolonna del fanatismo islamista fra noi è da suicidi spalancarle le porte. La piazza islamica ormai sobillata a dovere dai media suoi e da quelli occidentali si sta scatenando per il discorso del Papa a Ratisbona ed è chiaro che sta scoppiando una tempesta più grave di quella delle “vignette danesi”. Perché qua il “nemico” contro cui scagliarsi non è un giornale qualsiasi, ma nientemeno il Capo della Chiesa Cattolica. Già le prime notizie di violenze su chiese del Medio Oriente fanno prevedere che vi saranno ritorsioni sanguinose sulle comunità cristiane di quelle terre: perfino dopo le vignette danesi i fondamentalisti sfogarono la loro ira sui cristiani che non c’entravano nulla, con molti atti di violenza, figuriamoci adesso che è il Papa ad essere accusato.

 

Anche l’assassinio di don Andrea Santoro aveva questo movente: vendicarsi sui cristiani. Poco importava, a questi fanatici, che la Chiesa avesse deplorato quelle vignette e avesse condannato il disprezzo delle religioni altrui. E che don Andrea fosse un uomo di pace. Lo massacrarono come un indifeso agnello sacrificale. Da sempre i cristiani dei paesi musulmani sono i capri espiatori inermi, pagano il conto dell’intolleranza islamica e degli errori dell’Occidente.

E va ricordato con maggiore preoccupazione che l’assassinio di don Andrea è avvenuto in Turchia, proprio la Turchia che il papa dovrebbe visitare. La Turchia che ha fatto di tutto per insabbiare l’inchiesta su quell’omicidio con la favoletta del “pazzo isolato”. La Turchia da cui è venuto un altro “pazzo isolato” – tal Alì Agca – che per un pelo non riuscì ad accoppare il predecessore di papa Ratzinger, riducendolo comunque in fin di vita. La Turchia il cui premier ieri ha intimato al Papa di scusarsi per aver fatto una dotta lezione universitaria che certamente né Erdogan né gli altri seminatori di odio, né i fanatici delle piazze arabe hanno mai letto. Se l’avessero letta si sarebbero accorti che la parte sull’Islam occupa il 10 per cento della lezione, 373 parole su 3565 totali e consiste in una citazione del Corano e in un brano di Manuele Paleologo che il Papa non fa suo, ma anzi definisce “sorprendentemente brusco”.

Il Papa invece, di suo, svolge una rispettosa dissertazione sulla “ragione” che propone a tutti come solido terreno di dialogo, anche ai laici occidentali e ai cristiani (che hanno essi pure, secondo il papa, le loro forme di fanatismo e integralismo, contrari alla ragione e alla libertà).

 

Ma il mondo arabo non sente il bisogno di leggere il discorso del Papa per lanciarsi all’attacco. Anzi, non leggono proprio nulla. Affondano da secoli nell’ignoranza. E’ noto che la Spagna da sola – per dire - pubblica ogni anno più libri di quanti ne abbia pubblicati tutto il mondo arabo dal IX secolo ad oggi. Si abbeverano soltanto alla tv, a quella fonte di odio ideologico che è al-Jazeera.

 

Del resto l’integralismo musulmano ha trovato un saldo alleato nel suo avversario, cioè gli occidentali, neocon e teocon compresi, i quali – infischiandosene anche loro di ciٍ che il Papa ha veramente detto - da giorni vanno scrivendo che Ratzinger la pensa come Bush, anzi è perfino più radicale di lui nella critica ideologica all’Islam. Dagli amici mi guardi Iddio. L’apice della vergogna è quella perٍ del “New York Times” che invece di informare sul vero contenuto del discorso del Papa e invece di difendere la libertà di espressione contro l’intolleranza e la violenza, si schiera con i fanatici e giustifica di fatto la loro folle reazione..

 

Ciٍ dimostra che il problema non è solo il mondo islamico, ma anche il nostro. Questo infatti è il classico “caso” montato dal circo dei media che estrapolano una frase e scatenano odi e scontri. Aver estrapolato la frase del Paleologo dal discorso del Papa come se quelle parole fossero state da lui condivise e rivendicate è come sostenere che nella Bibbia c’è scritto “Dio non esiste”. E’ vero che nella Sacra Scrittura si trova questa frase. E’ nel libro della Sapienza. Ma subito dopo quell’affermazione si legge: “così dice lo stolto”.

 

C’è un interesse contrapposto di fanatici islamici e lobby di Occidente a trascinare il Papa e la Chiesa nello scontro e nella guerra. Entrambi pretendono di trasformare Benedetto XVI in “cappellano militare” dell’Occidente. Infischiandosene delle autentiche posizioni del Papa e della Chiesa che adesso deve seriamente preoccuparsi perché è davvero a rischio la vita di milioni di cristiani che vivono nei Paesi islamici.

 

E' chiaro che il Santo Padre è caduto in una trappola: non conoscendo il malizioso funzionamento dei media, non poteva immaginare che si sarebbe estrapolata una citazione molto critica con Maometto attribuendola di fatto a lui. Non poteva immaginare che venisse completamente stravolto il suo discorso e il suo pensiero. Sapeva – e lo aveva dichiarato nella messa di insediamento – che i cristiani sono agnelli in mezzo ai lupi. In quel solenne inizio di pontificato arrivò a pregare pubblicamente di essere protetto dai “lupi”. E ci sono “lupi grigi” e di molti altri colori.

 

Forse Benedetto XVI paga anche la fase di transizione in cui è capitato il viaggio in Germania, mentre la guida della Segreteria di Stato era di fatto vacante. Lo scontro fra vecchi e nuovi si è evidenziato anche l’altroieri nella cerimonia di passaggio delle consegne. Quando l’ex Segretario di Stato Sodano ha citato “il motto dei santi: il bene non fa rumore e il rumore non fa bene”, non pochi vi hanno colto una sciabolata al suo successore, il cardinal Bertone, noto per le sue comparse televisive e per un’esuberante loquacità considerata poco adatta alla guida della diplomazia vaticana.

 

Forse nel vuoto di potere in cui è caduto il viaggio, gli apparati vaticani non hanno aiutato il pontefice a cogliere eventuali spunti dei discorsi che potevano prestarsi a stravolgimenti e strumentalizzazioni. Così un bellissimo discorso, tutto teso al dialogo, a proporre “la ragione” come via d’incontro per occidentali e musulmani, per credenti e agnostici, ha finito per essere usato come benzina per alimentare l’incendio. E il mite e sapiente papa Ratzinger ora appare davvero come un agnello in mezzo ai lupi. 

 

© “Libero” 17 settembre 2006

Antonio Socci

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