Il diritto a partecipare

Ogni minore è titolare di diritti inalienabili che dobbiamo riconoscere, custodire e promuovere. Come educatori siamo chiamati a costruire giustizia a partire dai più piccoli. Oggi parliamo del diritto a partecipare

Xiaolong Wong Xiaolong Wong

«Non togliete ai giovani la speranza. Anzi, insegnate loro a costruirla insieme.»

Non solo protetti: protagonisti

Nella visione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, i bambini e gli adolescenti non sono solo soggetti da proteggere, ma persone in crescita da ascoltare, valorizzare, coinvolgere. L’articolo 12 afferma il diritto a esprimere liberamente la propria opinione; l’articolo 13 garantisce libertà di pensiero e parola; l’articolo 15 riconosce la libertà di associazione e partecipazione.

Questo significa che ogni minore ha il diritto di contare, di prendere parola, di esercitare la propria cittadinanza. Ma tutto questo non avviene da solo. Va educato, coltivato, promosso. È una delle responsabilità più alte di chi vive la missione educativa secondo lo spirito di Don Bosco.

Don Bosco: formare onesti cittadini

Don Bosco non si limitava a “salvare i giovani dalla strada”. Il suo sogno era molto più grande: formare buoni cristiani e onesti cittadini, capaci di dare il proprio contributo alla società. Educava al senso del dovere, all’impegno civile, al lavoro onesto, alla responsabilità verso il bene comune.

Lo faceva nei piccoli gesti quotidiani – la puntualità, il rispetto delle regole, la cura dell’ambiente – ma anche nella fiducia che dava ai ragazzi, rendendoli responsabili degli ambienti, degli altri, della propria vita.

Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di educare alla cittadinanza attiva e solidale, in un tempo segnato da individualismo, disincanto e superficialità.

Una pastorale della partecipazione

Educare alla cittadinanza significa insegnare che la vita è relazione, responsabilità, corresponsabilità. I giovani hanno il diritto – e il dovere – di partecipare alla costruzione del mondo, di essere soggetti e non solo oggetti della storia.

La comunità salesiana può promuovere questo in molti modi:

  • Coinvolgendo i ragazzi nei processi decisionali e nei percorsi educativi;
  • Sostenendo iniziative di volontariato, servizio civile, missionarietà giovanile;
  • Educando alla legalità, all’impegno sociale, alla custodia del creato;
  • Proponendo esperienze concrete di cittadinanza, come parlamenti dei ragazzi, gruppi di rappresentanza, assemblee partecipate;
  • Offrendo strumenti per discernere criticamente l’informazione, la cultura digitale, la vita pubblica.

Una pastorale giovanile integrale non si ferma al catechismo o all’animazione: forma cittadini credibili, liberi, responsabili, capaci di agire nel mondo con uno spirito evangelico.

La partecipazione genera speranza

Non c’è giustizia senza speranza. E non c’è speranza senza la possibilità di incidere sul presente. Quando un giovane si sente ascoltato, coinvolto, interpellato, rinasce in lui la fiducia che il mondo può cambiare… anche grazie a lui.

In un tempo segnato da guerre, crisi ambientali, migrazioni forzate, disuguaglianze, educare alla partecipazione è educare alla pace. È far crescere costruttori di futuro, testimoni di Vangelo, missionari di speranza.

Il diritto alla partecipazione è il sigillo della giustizia minorile. È il punto di arrivo di un percorso che ha protetto, educato, curato, accompagnato. È anche il punto di partenza di una società più umana.

Don Bosco ci ha insegnato che i giovani non sono il futuro: sono il presente attivo della Chiesa e del mondo. E lo sono quando noi adulti li trattiamo non da destinatari, ma da protagonisti.


  • Nella mia realtà educativa, i ragazzi partecipano o subiscono le scelte degli adulti?
  • Che strumenti offro ai giovani per diventare cittadini attivi e responsabili?
  • La mia proposta educativa incoraggia la speranza o alimenta la rassegnazione?

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