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Ho scoperto che potevo farcela

"Ho pensato di entrare a far parte degli animatori per il campo estivo organizzato dalla mia parrocchia. Vorrei tanto dire ai miei coetanei di venire a messa la domenica e di venire ad aiutarci..."


Ho scoperto che potevo farcela

del 04 agosto 2017

"Ho pensato di entrare a far parte degli animatori per il campo estivo organizzato dalla mia parrocchia. Vorrei tanto dire ai miei coetanei di venire a messa la domenica e di venire ad aiutarci..."

 

“Prof un anno scolastico sta per concludersi spero di farcela e di essere promossa”. Anna è seduta accanto a me, ha l’aria un po’ stanca. In fondo siamo tutti un po’ stanchi. Il caldo negli ultimi giorni di scuola si fa sentire. Nell’aria c’è già il profumo dell’estate, il desiderio di rompere gli schemi. Avverto questa tensione negli occhi di Anna. “Prof devo dirle una cosa – mi sussurra, poi mi guarda con i suoi grandi occhi azzurri e aggiunge – lei lo sa, non è stato facile inserirmi in una nuova classe. Non è stato facile accettare la bocciatura dell’anno scorso, ma questo percorso mi ha maturata ed ha sviluppato in me delle potenzialità che non credevo di avere. Le delusioni e i dolori realmente rendono più forti”.

Mentre parla tira fuori dalla tasca dei jeans il cellulare e, con gli occhi che le luccicano di gioia, mi fa vedere la foto del sette che ha avuto al compito di chimica. “A volte prof le lezioni servono”. Lei sorride felice, mentre io scuoto la testa e penso che l’insegnamento in fondo non è altro che questo, l’arte del risvegliare la creatività, il piacere della scoperta e della conoscenza.

“Alla fine di quest’anno, però, io volevo anche ringraziarla – riprende la mia giovane allieva – perché l’ora di religione io l’ho sempre pensata come una cosa pesante. Un tempo morto, in cui alla fine si chiacchiera solo, ma non si fa niente. Una lezione di catechismo come quelle che si fanno in parrocchia. Con lei non è stato così! Abbiamo parlato, abbiamo comunicato senza paura e vergogna di tutte le problematiche adolescenziali, del senso di disorientamento, dell’inquietudine e della conflittualità con i nostri genitori. Sa prof, durante l’adolescenza non è facile vivere la dimensione religiosa. Nell’infanzia era più semplice. Spesso è difficile credere in Dio quando non lo si può vedere, né toccare. Per me scoprire l’amore del Signore è stata una fatica, ma ci sono riuscita e ne sono felice”.

Mi racconta che ha ripreso ad andare a messa la domenica. È diventato un appuntamento fisso. Ha imparato a farlo con un animo diverso. “È come andare a trovare i nonni. – mi spiega – se voglio bene a qualcuno in fondo ho il desiderio di incontrarlo e deve essere così anche con Gesù!”. Ragiona a voce alta con la semplicità dei bambini che tentano di spiegarsi la vita. Io ascolto in silenzio. Non ha alcun bisogno delle mie parole, le cose importanti sono già dentro di lei, noi adulti dobbiamo solo tirarle fuori.

“Ho pensato di entrare a far parte degli animatori per il campo estivo organizzato dalla mia parrocchia. Ci saranno tanti bambini, li dobbiamo intrattenere con canti e giochi, ma soprattutto, dobbiamo insegnare loro a pregare. Mi piace l’idea. Vorrei tanto dire ai miei coetanei di venire a messa la domenica e di venire ad aiutarci in parrocchia. Molti non mi prenderanno nemmeno in considerazione, eppure io sto vivendo quest’esperienza ed è magnifico. I più grandi si prendono cura dei più piccoli come tra fratelli di una grande famiglia, quella degli uomini”.

 

Elisabetta Cafaro

 

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