Donboscoland

'Gangs of New York'

New York, 1862. Amsterdam Vallon lascia il riformatorio dove è cresciuto per tornare a Five Points, il quartiere nella parte sud di Manhattan dove è nato. Figlio di un immigrato irlandese massacrato da Bill il Macellaio sedici anni prima durante gli scontri tra la banda dei Nativi capeggiata da Bill e i Conigli morti guidati dal padre, Amsterdam torna per cercare la sua vendetta, ma si ritrova a lavorare per Bill, conquistandone la fiducia e il rispetto e rimanendo a sua volta affascinato da lui. [...]


'Gangs of New York'

da Quaderni Cannibali

del 10 gennaio 2003

 Complesso e articolato, questo film è l'ultimo, in ordine di tempo, che il grande regista italo-americano Martin Scorsese ha dedicato alla sua città. La New York che mostra è in pieno fermento e crescita. La difficile integrazione di razze e culture diverse provoca odi e rancori. Abbruttiti da una vita di stenti e privazioni, il popolo si adatta per sopravvivere (prostitute, ladri, agitatori abbondano) con un disperato attaccamento alla vita che provoca insensibilità ed egocentrismo. La città è un luogo disorganizzato dove trovano facili vie di sfogo gli atteggiamenti più primitivi e violenti. Tutte le scuse sono buone per scontrarsi e non si può fare nemmeno affidamento sulle forze dell'ordine perché anche queste approfittano di ogni pretesto per la rissa. I continui arrivi di immigrati (specie irlandesi a causa della Grande Carestia) provocano rancori che si trasformano in sassate e discriminazioni. New York è divisa anche tra i quartieri dei poveri e quelli dei ricchi. Se i poveri, infatti, vivono in catacombe buie, umide, fumose e affollate, i ricchi, ben vestiti e nutriti, vivono in case grandi e soleggiate, lontani e distaccati dal resto della città. Questo è ribadito anche dal fatto che il film è ambientato durante gli anni della Guerra di Secessione così che si mostrano gli scontri provocati dalla coscrizione: il popolo insorge perché sono mandati a morire (anche gli immigrati appena scesi da una nave sono fatti salire su un'altra per mandargli a combattere una guerra di cui non sanno niente), mentre i ricchi vivono nell'agiatezza.

 

 

 Sono tre i personaggi principali. Leonardo DiCaprio è Amsterdam, il protagonista, in crisi con se stesso perché vede nell'uomo che ha assassinato suo padre proprio una figura paterna. La crisi si acuisce ancora di più quando salva la vita a Bill, sventando un agguato organizzato da un altro immigrato irlandese e, quindi, da una persona che suo padre, invece, avrebbe aiutato. L'ombra questo personaggio è una presenza che incombe per tutto il film: nei ricordi e nei sensi di colpa di Amsterdam, nelle parole di Bill che lo definisce l'unico vero uomo degno di rispetto che abbia conosciuto. DiCaprio non sembra molto a suo agio nella parte e tende ad avere una recitazione perennemente imbronciata. Cameron Diaz, invece, interpreta Jenny Everdeane, ladra e prostituta, di cui il giovane Vallon si innamora. Jenny è l'unica figura che, malgrado sia abituata a un mondo di violenze, ha ancora degli  scrupoli morali e sogna una nuova vita lontana da New York. Il personaggio, però, più interessante è sicuramente quello di Bill il Macellaio. Interpretato da un Daniel Day-Lewis strepitoso (forse alla sua interpretazione migliore), Bill è un personaggio complesso e controverso. Anche lui cresciuto come Amsterdam in una casa di correzione dopo la morte del padre in uno scontro tra bande, ha presto imparato a destreggiarsi in una città violenta e corrotta. Insensibile, ma a modo suo uomo d'onore, intelligente, acuto e scaltro, Bill sa farsi rispettare: nelle strade è conosciuto come Bill il Macellaio che con la violenza che lui stesso elargisce abbondantemente tiene sotto controllo un intero quartiere mentre nelle case dei politici è Mister William Cutter che porta i voti di cui hanno bisogno (la malavita che Bill rappresenta è mostrata come una proto-Mafia). Convinto della superiorità dei Nativi, ovvero da persone provenienti da quell' Inghilterra che lui odia, Bill è controverso anche nel suo accompagnarsi ad immigrati e ex-nemici. Non avendo avuto figli, considera quasi come tale Amsterdam ed è per questo che, quando un amico traditore gli rivela chi è il ragazzo e perché è lì, Bill reagisce con rabbia sorda, essendosi sentito tradito da quello che ormai vedeva come il suo erede.

 

 

 Lo scontro tra Amsterdam e Bill lascia molta amarezza perché pur vivendo nella stessa povertà morale e materiale, anziché aiutarsi, preferiscono distruggersi a vicenda, non capendo che i rancori che provano non hanno senso in un mondo dove tutto deve essere azzerato se si vuole avere un'occasione per rifarsi una vita. Alla fine, Amsterdam, sopravvissuto ai terribili scontri tra popolo e polizia a causa delle coscrizioni, si accorgerà che tutte le persone morte sono state individui con cui ha avuto, nel bene e nel male, un rapporto personale. Questo gli fa capire, allora, l'inutilità del suo odio, la distruzione che in lui e negli altri ha portato e non potrà che piangere la loro morte, chiedendosi il senso di tutto questo, anche in considerazione del fatto che, probabilmente, la città non gli avrebbe neppure ricordati.

 

 

Scorsese con questo film fa crollare il 'mito americano': la terra delle opportunità non è altro che un nuovo campo di battaglia per scontri che durano ormai da secoli tra gli stessi popoli (Irlandesi e Inglesi). La domanda, quindi, che Madame Olenska, protagonista di un altro film di Scorsese, 'L'età dell'innocenza', si pone può essere valida anche qui: 'Cristoforo Colombo si sarebbe dato tanta pena di cercare un nuovo mondo solo per farne la copia di un altro?'

 

 

Francesca Pascuttini

http://www.gangsofnewyork.com

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